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Ad Achille piacevano le donne?

by Lettere21

Gli immortali eroi della guerra di Troia sono stati sottoposti a continue reinterpretazioni nelle varie epoche. Uno degli ultimi in ordine di tempo riguarda Achille, protagonista di un bestseller americano (The song of Achilles, 2012), firmato dalla storica Madeline Miller, secondo la quale lui e Patroclo erano gay e fin da ragazzini si baciavano e si amavano con ardore dormendo nello stesso giaciglio. Attenzione: non si sarebbe trattato di una banale questione di sesso, ma di vero amore. L’autrice, che ha studiato il mondo antico a Yale dove tuttora è ricercatrice, ha attualizzato il linguaggio, i movimenti e i pensieri dei protagonisti, vissuti, presumibilmente, circa trentadue secoli fa. Occorre dire però che c’è modo e modo di farlo e, trattandosi di un mondo così distante su cui si è cimentato un genio universale che chiamiamo Omero, s’impone l’obbligo di rispettare almeno le condizioni ambientali dell’epoca, nei limiti delle nostre conoscenze.

Questione di tempi

Perché Patroclo dovrebbe essere stato educato assieme ad Achille da Chirone, visto che arrivò fuggiasco a Ftia quando il Pelide era già adulto? E poi: va bene che per armare Achille l’autrice scelga la nera panoplia che Brad Pitt indossa nel film Troy, ma dovrebbe sapere che gli schinieri non coprivano i piedi di un guerriero, bensì le gambe. Per non parlare del linguaggio. “Buona notte”, avrebbe detto, secondo lei, Achille con voce da ragazza: ma buon giorno e buona notte sono espressioni che si affermano in tempi relativamente recenti. Non ve n’è traccia in età romana, meno che mai più di mille anni prima. La lista degli anacronismi nel libro della Miller è pressoché infinita.

Amori controversi

Dell’amore fra Achille e Patroclo non c’è la minima traccia in nessuno dei due poemi omerici. Per fare del protagonista assoluto dell’Iliade una isterica fanciulla sanguinaria, Miller è quindi costretta a distorcere il testo omerico. Appena tredicenne, il Pelide avrebbe ingravidato la figlia di Licomede Deidamia contro voglia e quasi con ribrezzo: «Non mi è piaciuto», avrebbe detto in lacrime all’amato Patroclo, che giura di essere suo maritofi L’eroe viene inoltre ritratto assieme alle altre fanciulle di Sciro mentre si profuma i polsi e mentre si prova gli orecchini, specchiandosi con movenze vezzose. La Miller arriva addirittura a indicare, nella coppia, Patroclo come marito e Achille come moglie, in contrasto con la tradizione pittorica che fino all’Ottocento rappresenta sempre il contrario. La cosa non è di poco conto se consideriamo che l’amore omosessuale in età classica non era mai rappresentato come paritetico, ma sempre fra un amante e un amato, che avevano quindi ruoli fissi. Quanto alla voce femminile che la storica americana gli attribuisce, non era la stessa che, esplosa come tuono nell’urlo di guerra dalla sommità del vallo, avrebbe fatto impazzire di terrore i cavalli e i guerrieri troiani?

Formazione all’harem

Non va dimenticato che il tema dell’eroe che trascorre un periodo della sua giovinezza in un gineceo o in un harem e finisce per aspettare un figlio dalla più bella delle concubine è comune in tutta l’epica indoeuropea: nel Mahabaratta, uno dei più grandi poemi epici dell’India, il protagonista Arjuna, eroe e semidio, camuffato da eunuco, si congiunge di nascosto alla più splendida delle donne del re Viratae e la feconda. A ogni modo, per fare chiarezza, basta leggere i versi di Omero: né nell’Iliade né nell’Odissea c’è traccia di amori fra maschi, se si eccettua una velata allusione nel mito di Zeus che rapisce Ganimede.

Belle guance e alte cinture

Nell’Iliade non viene lasciato adito a dubbi: «E si coricò Achille con Briseide bella guancia/e Patroclo con Ifi dall’alta cintura/che il Pelide gli aveva donato dopo aver conquistato Tebe Ipoplacia/». Insomma, i due giovanotti si coricano sì sotto la stessa tenda, ma non nello stesso letto e ognuno giace con una bella ragazza. A ciò va aggiunto che la causa dell’ira funesta del Pelide è proprio la perdita di Briseide, sua “sposa dolce”, rapita da Agamennone. Ma la Miller, pur di mantenere fede al suo ritratto femminilizzato di Achille, descrive Briseide come una specie di “zia” e quindi sessualmente non appetibile.

Tutta colpa delle falangi

Come ha potuto nascere l’interpretazione gay del rapporto tra Achille e Patroclo ? Dalla riforma militare del VII-VI secolo a.C., quando nell’esercito del mondo classico antico viene introdotto lo schieramento falangitico. La falange è una unità combattente che si muove sul campo di battaglia come un uomo solo: un muro di scudi impenetrabile da cui spuntano soltanto le lance. Per raggiungere un sincronismo così perfetto e un fronte così massiccio e compatto i ragazzi devono sottostare a molti mesi di addestramento che implicano una stretta vicinanza nel gareggiare nudi nelle palestre, lavarsi nelle docce comuni, dormire assieme. Se ne deduce dunque che l’ambiente e il sistema favoriscano una certa evoluzione dei costumi sessuali, ma si sa d’altra parte che la società continua a considerare ipocritamente l’omosessualità un comportamento spregevole.

Niente sesso, solo lutto

È in quel periodo che il rapporto esclusivo fra i due compagni di milizia Achille e Patroclo viene riletto in chiave erotica: troppo disperato e troppo urlato suona il pianto di Achille per la morte di Patroclo e troppo teatrali vengono considerate le sue scene di dolore per essere causate dal lutto per la morte di un semplice amico. A quei tempi non si sapeva che il tema del dolore disperato da parte di un eroe per il compagno di battaglia caduto era semplicemente un topos antichissimo dell’epica. Risaliva addirittura all’epopea di Gilgamesh, databile al terzo millennio a.C., e non comportava alcun coinvolgimento di natura erotica. I poemi di Omero quindi rappresentano un mondo antico in cui i re egli aristocratici combattevano come avrebbero fatto in seguito i cavalieri medievali: cercando la singolar tenzone, campione contro campione, sul carro da guerra che veniva usato come macchina da impatto per travolgere le fanterie. Il costume sessuale prevalente era quindi tipico di una società di tipo dinastico che incoraggiava un amore generatore di figli destinati a perpetuare la stirpe e che idealizzava a tal punto il fascino del corpo femminile da concepire la più grande guerra combattuta a memoria d’uomo per conquistare la donna più bella del mondo: Elena di Troia.

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