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Anche Napoleone fu vittima dei bulli

by Lettere21

Quando andò a scuola subì le angherie dei compagni che lo deridevano perché era nato in Corsica. Napoleone iniziò così il suo percorso di vita ma non tardò a prendersi la rivincita. Profondamente razionale, riflessivo e dotato di memoria eccezionale, fece grandi cose. Ebbe a cuore i suoi soldati e i cavalli più delle mogli e delle amanti. Non amava il lusso e visse sempre all’insegna di una rigorosa sobrietà

Quando si pensa a Napoleone vengono in mente i campi di battaglia di Austerlitz e Waterloo, il Codice napoleonico e la riforma scolastica per introdurre il liceo laico. Bonaparte ha lasciato un segno così profondo nella storia dell’Europa che c’è chi sostiene che in un certo senso l’imperatore dei francesi anticipò in qualche modo l’Unione Europea. In realtà Napoleone era un personaggio complesso e contraddittorio, nel quale convergevano istanze molto diverse. Essenzialmente era un soldato e questo spiega perché abbia sempre cercato di risolvere le crisi politiche con la forza, anche quando – come dopo il 1814 – questo era diventato palesemente impossibile. Era però anche impregnato della razionalità illuministica alla base della Rivoluzione francese e ciò lo portava a semplificare ed “efficientare”, come si direbbe oggi, i processi decisionali. Sotto questa scorza, tuttavia, erano profonde le radici del familismo mediterraneo e còrso. Ma in che modo tutto ciò in”uì sull’uomo che, partendo quasi dal nulla, divenne l’uomo più potente d’Europa?

Nobili toscani

I Buonaparte erano piccoli nobili toscani di Sarzana e San Miniato che si erano trasferiti in Corsica all’inizio del Cinquecento, guadagnandosi una posizione sociale intermedia. Nel 1763 il padre di Napoleone, Carlo, aveva sedotto e messo incinta una tredicenne, considerata la ragazza più bella di Ajaccio, Maria Letizia Ramolino, e l’aveva sposata l’anno successivo. Il bambino venne chiamato Napoleone, ma morì quasi subito. Fu il primo di dodici figli: il quarto, nato il 15 agosto 1789, venne nuovamente chiamato Napoleone.

Il talento di vedere chiaro

A soli nove anni, Napoleone venne inviato dal padre alla Scuola reale di Brienne, una cittadina tra Parigi e il confine con la Germania. Si trovò male: non si sentiva francese ed era bullizzato dagli altri studenti. Però tenne duro e nel 1784 passò alla Scuola Militare di Parigi, dove si specializzò in artiglieria. In questo campo ebbe modo di esprimere uno degli aspetti fondamentali del suo carattere: la passione per la razionalità, che associava allo spirito illuministico del tempo. Non a caso avrebbe dichiarato in seguito che a 11 anni aveva abbandonato la fede cristiana in cui era stato cresciuto. Come pure avrebbe affermato: «Il mio talento è veder chiaro in tutto». Secondo la famosa madame de Staël, «tutte le creature [per lui] non sono che cifre». Lui stesso spiegava: «Se sembra che abbia sempre la risposta pronta per ogni cosa è che prima di fare qualcosa ci ho pensato molto, ho previsto quel che potrebbe accadere. Non c’è un genio che mi rivela di colpo, in segreto, quel che devo fare o dire davanti a una circostanza che tutti considerano imprevista: è che ci penso, ci medito sopra. Lavoro sempre: quando mangio, a teatro, la notte, mi sveglio per lavorare». Tuttavia, Napoleone non era privo della capacità di dubitare, anche di se stesso: «Non c’è uomo più pusillanime di me quando stendo un piano militare» spiegò una volta al suo consigliere Pierre-Louis Roederer: «Ingigantisco tutti i pericoli e tutti i mali possibili in quella data circostanza. Entro in un’agitazione assolutamente penosa. Questo non mi impedisce di apparire sereno alle persone che mi circondano. Quando ho preso una decisione, dimentico tutto, tranne quello che la può portare al successo».

Una formidabile memoria

Un’altra qualità impressionante in lui era la memoria. «Una testa senza memoria è una fortezza senza guarnigione », sosteneva Napoleone. Lui poteva dettare a memoria l’ordine di marcia della Grande Armée attraverso l’Europa, come fece nel 1805 quando in pochissimo tempo preparò i piani di battaglia che avrebbero portato alla vittoria di Austerlitz, o ricordare a distanza di quindici anni tutte le brigate ai suoi ordini in Egitto (le sue “antiche innamorate”, come le definì a una ammirata Madame Bertrand). Ma soprattutto ricordava con precisione i nomi e i volti dei soldati che avevano combattuto con lui ed è facile immaginare la passione e l’entusiasmo che questo tratto accendeva tra i veterani.

Era molto parsimonioso

Familiarità con i numeri e memoria fotografica permettevano a Napoleone di essere implacabile contro gli sprechi di ogni genere, sia che riguardassero i biglietti dell’Opera o la riorganizzazione di un ducato. Riemergevano in questo modo in lui le radici ancestrali della Corsica più arcigna e arcaica. Indenne dalla passione per il lusso, che contagiava i suoi sottoposti (e anche alcuni dei suoi famigliari), viveva seguendo uno stile parco e sobrio. Dichiarava che due uniformi all’anno gli bastavano (e le indossava fin quando non cadevano a pezzi: i suoi assistenti facevano fatica a convincerlo a cambiare i vestiti): al vestiario destinava 1.500 franchi all’anno. Peggio faceva per il cibo. Per lui stare seduti a tavola era una perdita di tempo: non ci dedicava più di dieci minuti (anche se magari i commensali avevano dovuto aspettarlo per ore mentre si occupava di problemi di governo) e si faceva portare cibi semplici. Carne di montone alla griglia e pollo erano le sue favorite, assieme a minestre, fave, lenticchie, patate fritte con cipolle. Se non era costretto dal cerimoniale, non si sedeva nemmeno, ma si limitava ad appoggiarsi dove capitava, pulendosi le mani anche nel cappotto se non c’era nient’altro a portata di mano. Non era un appassionato di vini e beveva solo un poco di Chambertin, una pregiata varietà di Borgogna, ma annacquato. Niente dolci e niente liquori. In compenso gli piaceva il pane e pretendeva che fosse sempre della migliore qualità.

Montava “come un macellaio”

Dal punto di vista fisico, Napoleone aveva una resistenza sorprendente: si dice che cavalcasse “come un macellaio” (copyright di un oscuro maggiore sassone). Non per niente, anche durante le sue battute di caccia percorreva senza battere ciglio distanze considerevoli, fino a un’ottantina di chilometri. Gli storici gli accreditano oggi un’altezza di 1 metro e 68 centimetri, mandando in sof!tta il mito di un Napoleone “piccoletto”.

Le donne? Le amava poco

Dove Napoleone esponeva maggiormente le sue radici “arcaiche” erano i rapporti con le donne, nei quali dimostrava di essere solo un soldataccio che considerava le donne come un oggetto di piacere e una preda di conquista. «L’amore è una stupidaggine fatta in due», diceva con convinzione. E aggiungeva: «Avrò passato otto, quindici giorni al massimo senza dormire per colpa di una donna, ma non era amore». Non è un caso che il Codice del 1805, ispirato da lui, mettesse la donna in condizioni di inferiorità, facendole perdere molte delle conquiste ottenute durante la Rivoluzione: infatti, se ai tempi della Rivoluzione il matrimonio era paragonabile a una sorta di “repubblica” tra pari, nel Codice napoleonico diventò una monarchia dove il maschio aveva tutti i poteri e i diritti. Quando aveva avuto origine questa visione maschilista delle donne? Probabilmente negli anni della gioventù, quando la vita sessuale di Napoleone era iniziata piuttosto male: tutte le ragazze di cui si era innamorato lo avevano rifiutato e aveva avuto la sua prima esperienza con una prostituta. Tutto cambiò quando divenne l’uomo più potente di Francia.

Due matrimoni

Napoleone si sposò due volte. La prima moglie fu Giuseppina Beauharnais, una creola nata sull’isola della Martinica che aveva 6 anni più di lui. Fu una delle poche donne che abbia amato veramente (si dice sia stata l’unica che abbia ricordato subito prima di morire), ma poiché non riuscì a dargli l’agognato erede venne ripudiata nel 1809. La diplomazia di Parigi e quella di Vienna si accordarono per il più classico dei matrimoni politici: nel 1810 infatti l’imperatore dei francesi sposò Maria Luisa d’Austria, figlia dell’imperatore asburgico Francesco II e pronipote di Maria Antonietta, la regina ghigliottinata dalla Rivoluzione. Con questo matrimonio Napoleone era ansioso di sancire la sua alleanza con il vecchio nemico e addirittura andò incontro a cavallo sotto la pioggia alla sua sposa (già impalmata per procura quando la ragazza era ancora a Vienna). Arrivati il 27 marzo a Compiegne, 70 chilometri a nord di Parigi, dopo essersi assicurato presso il vescovo di Nantes che il matrimonio per procura gli assicurasse i diritti matrimoniali, decise di possedere Luisa prima della cerimonia ufficiale, che si sarebbe tenuta in forma civile il 1° aprile nel castello di Saint-Cloud, alla periferia ovest di Parigi, e in forma religiosa il giorno successivo in un salone del Louvre trasformato in cappella. Prima però, attraverso sua sorella Carolina, l’imperatore si assicurò che la giovane sapesse cosa sarebbe successo. «Andai da lei ed ella fece tutto ridendo», avrebbe ricordato Napoleone a Sant’Elena. In effetti, la mattina successiva disse al suo attendente Savery: «Sposate una tedesca, sono le migliori donne del mondo: buone, dolci e fresche come una rosa». La diciottenne principessa Maria Luisa rimase subito incinta e il 20 giugno 1811 nacque Napoleone Francesco Giuseppe, l’erede di Francia: sarebbe stato formalmente imperatore col nome di Napoleone II per pochissimi giorni, dal 4 aprile 1814, data della prima abdicazione di Napoleone I dopo la sconfitta di Lipsia, al 6 dello stesso mese, quando fu costretto a rinunciare ai diritti per l’erede, e poi ancora tra il 22 giugno e il 7 luglio 1815. Fu un parto podalico molto difficile, durante il quale il medico chiese a Napoleone cosa fare se avesse dovuto scegliere tra la madre e il bambino: «Non perdete la testa, salvate la madre… fate come si trattasse di una piccola borghese di Saint Denis, come se fosse il figlio di un ciabattino», replicò l’imperatore. Anche se non fu un matrimonio d’amore, i coniugi mantennero rapporti costanti e sereni (lei lo chiamava Nana o Popo ed era l’unica per la quale Napoleone accettasse di fermarsi a tavola).

Una lunga lista di amanti

Luisa, che dopo Waterloo sarebbe diventata la duchessa di Parma, dovette però sopportare una lunga serie di tradimenti, come Giuseppina prima di lei. Solo per ricordare le amanti più conosciute (le donne di Napoleone furono molte di più), va citata Marguerite Pauline Fourès, moglie di un tenente dei Cacciatori a cavallo. Durante la spedizione in Egitto (cui la donna si unì travestendosi da soldato), Napoleone spedì il marito a Parigi con la scusa di portare messaggi urgentissimi e la sedusse promettendole di sposarla al termine della campagna. Naturalmente si guardò bene dal mantenere la promessa e Pauline si consolò tra le braccia del generale Kleber. Comprensibilmente lei e Fourès divorziarono subito dopo. Un’altra amante ufficiale fu Giuseppina Grassini, una cantante lirica che Napoleone incontrò dopo la battaglia di Marengo e portò con sé a Parigi. La relazione tra i due fu lunga, anche se intermittente: durante i “Cento giorni” la donna tornò a Parigi per essergli vicino, ma finì per diventare l’amante del Duca di Wellington, il generale che lo aveva sconfitto a Waterloo. Luisa Denuelle, invece, era la lettrice personale di Carolina (sorella dell’imperatore), che si diede da fare per infilarla nel letto del fratello. Fu lei a dare a Napoleone il primo figlio (Carlo Léon) che però non venne mai riconosciuto. L’imperatore la sistemò facendole sposare un giovane tenente con una ricca dote. Ma la più famosa delle amanti di Napoleone fu certamente Maria Łaczynski, una giovane polacca appartenente a una delle più nobili famiglie della nazione. A diciott’anni dovette sposare il conte Walewska per salvare dai debiti la famiglia. Capelli biondi, carnagione candida e vellutata, immensi occhi azzurri, Maria viene unanimemente descritta dalle fonti non solo come una bellezza straordinaria, ma anche dotata di una personalità piena di tatto e di eleganza. Quando Napoleone la notò a un ballo l’1 gennaio 1807, lei rifiutò nettamente le sue avances, ma fu subito travolta dalle pressioni dei nobili polacchi che vedevano come una manna dal cielo la possibilità di ingraziarsi attraverso lei l’uomo più potente d’Europa. Poiché nemmeno il marito era contrario, Maria alla fine si sacrificò per la Polonia. Tuttavia finì per innamorarsi davvero di Napoleone, che ricambiava sinceramente questo sentimento, tanto da volerla con sé per lunghi periodi. Nel 1810 nacque un figlio, Alessandro Giuseppe, che sarebbe poi diventato un importante politico francese. Fu Maria l’unica donna ad accompagnare fino all’ultimo Napoleone prima della partenza per l’esilio a Sant’Elena.

Aveva 130 cavalli, ma Marengo era il suo preferito

Fra i 130 cavalli personali di Napoleone ce n’è uno che si è creato una fama leggendaria: Marengo, cavallo arabo che i francesi catturarono ad Aboukir, in Egitto, nel 1799, quando aveva cinque o sei anni e che poi trasportarono in Francia. Non molto alto (circa 140 cm al garrese), aveva il manto grigio chiaro ed era dotato di una straordinaria velocità e resistenza: si dice che abbia galoppato cinque ore ininterrottamente per coprire i 130 chilometri tra Burgos e Valladolid. Venne ribattezzato Marengo in memoria della vittoria di Napoleone del 14 giugno 1800 e accompagnò l’imperatore in tutte le sue battaglie più importanti, da Austerlitz a Jena e Wagram. Sopravvisse alla campagna di Russia e a sei ferite ricevute in vari combattimenti. Era la cavalcatura di Napoleone a Waterloo, dove fu catturato dagli inglesi. Portato in Gran Bretagna per essere impiegato nella monta, visse fino a 38 anni. Il suo scheletro (senza uno zoccolo) è tuttora conservato al National Army Museum di Londra. Si pensa sia il cavallo che compare nel celebre ritratto di Napoleone di David del 1801.

Portava con sé i libri utili per i suoi viaggi

Napoleone riteneva importante conoscere le regioni dove conduceva le sue campagne. Perciò progettò una biblioteca da viaggio che comprendeva 6mila volumi da 500- 600 pagine l’uno che riportavano queste informazioni. Erano previste anche 40 opere di religione, 40 di epica, 40 di teatro, 60 di poesia, 100 romanzi, 60 libri di storia. Napoleone aveva una cultura letteraria solida anche se a parere di alcuni critici troppo eclettica: in ogni caso, incontrando il celebre scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe nel 1808, parlò con lui con competenza dei Dolori del giovane Werther.

Napoleone era il vero padre di Cavour?

Secondo una recente ipotesi, Napoleone potrebbe essere stato il padre naturale di Camillo Benso, conte di Cavour. La madre, la svizzera Adèle de Sellon, aveva sposato il conte Michele Benso nel 1805. Ma il 15 dicembre 1809 Napoleone scrisse alla sorella Paolina una lettera che diceva: «Verrete domani, portandomi 4 signore, invece di 2, senza problemi. Portate la signora Cavour a dormire. Questo farà tutta la differenza». Nove mesi dopo, il 10 agosto 1810, Adèle mise al mondo un figlio, Camillo appunto, che tra l’altro mostra una notevolissima somiglianza con Alessandro Giuseppe Walewska, che è sicuramente figlio naturale di Napoleone.

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