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Arriva un bambino: cosa fare?

by Lettere21

La convivenza con un animale dovrebbe essere un’esperienza arricchente e impostarne correttamente le basi è fondamentale perché si realizzi. Un nuovo ingresso in famiglia, se ben predisposto, può favorire la nascita di nuovi equilibri relazionali tra il micio e l’intero gruppo familiare. Affinché ciò avvenga, è necessario che i futuri genitori agiscano gradualmente e per tempo, fin dalla scoperta della gravidanza. Tuttavia sappiamo bene che ogni gatto reagirà in maniera diversa all’arrivo e alla presenza del neonato (in ragione di fattori genetici, individuali ed esperienziali)

I consigli che seguono andranno adattati al particolare contesto familiare anche con l’eventuale supporto di un consulente della relazione felina o di un veterinario esperto in comportamento. Tuttavia, tali consigli, se tenuti in considerazione, potranno contribuire all’avvio di una relazione positiva tra micio e bambino.

Costruire la relazione passo passo: come iniziare

Se è vero che i gatti amano vivere in un ambiente prevedibile e, per tale ragione, rassicurante, è pur vero che sono creature estremamente adattabili (chiunque viva con uno di loro e si fermi un attimo a riflettere sui cambiamenti che ha affrontato con il suo compagno a quattro zampe se ne renderà conto), credo perciò sia corretto confidare anche nelle loro risorse per attraversare con successo l’arrivo e la convivenza con un nuovo membro della famiglia. Come abbiamo detto, gli adulti dovranno essere “mediatori attivi” tra il nascituro e il micio di casa con impegno, costanza e perseveranza fin dalla vita prenatale e, a tale proposito, vediamo di seguito alcune linee guida che faciliteranno questo compito:

◗ fin dai primi mesi di gravidanza, comunicare al gatto quello che succederà con tono di voce calmo, pacato e in un momento di tranquillità per consentire al micio di recepire le emozioni positive che la futura mamma sta trasmettendo.

◗ Continuare a monitorare la salute di micio così come la sua cura in termini di vaccinazioni e trattamenti antiparassitari.

◗ Applicare dei diffusori di feromoni nelle zone di casa che saranno dedicate e maggiormente frequentate dal bebè.

◗ Ragionare in prospettiva per mantenere quanto più possibili costanti le routine e le interazioni con il micio. Anticipare la futura gestione del tempo e stabilire ritmi che potranno ragionevolmente essere mantenuti anche in futuro, effettuando i necessari aggiustamenti con gradualità. Chiedersi come verranno riorganizzati gli incarichi in casa dopo la nascita del figlio: se la madre sarà presumibilmente più impegnata nella cura del bambino potrà delegare al partner alcune attività di cura del gatto (la pulizia delle cassette, il lavaggio delle ciotole e così via), ma dovrà prevedere di mantenere il coinvolgimento nella relazione e nella cura stessa per non alimentare ansia o stress nel felino soprattutto se il soggetto è particolarmente sensibile. Tutte le “nuove abitudini” che verranno proposte al micio dovranno quindi essere integrate con la nuova gestione del tempo e con i bisogni del gatto stesso.

◗ Coinvolgere il micio durante l’allestimento della cameretta consentendogli l’accesso in modo che possa prendere confidenza con i cambiamenti in atto (gli eventuali spostamenti di mobili, l’introduzione di quelli nuovi e con i giocattoli per il nascituro che potranno emettere luci o suoni a cui il felino sarà successivamente esposto). Non trasformare in “proibito” quello spazio con la conseguenza di farne un luogo “da conquistare”. Su questo punto, una doverosa precisazione: se avete deciso di non lasciare libertà di ingresso al gatto nella stanza del neonato allora chiudetela fin da subito. Una stanza chiusa che rimane tale e viene poco considerata, soprattutto all’inizio della gravidanza, pian piano perderà di importanza e di interesse nella mappa territoriale che il felino ha della casa.

◗ Quando verrà posizionata la culla, (apprezzata dai mici come luogo di riposo), aumentare cucce, scatole, copertine e ceste su cui il gatto potrà rilassarsi posizionandole secondo le sue preferenze. Aumentando le risorse a sua disposizione, contribuiremo a ridurre lo stress che il cambiamento gli comporterà e faremo in modo che la culla non sia l’unico posto dove cercherà di infilarsi.

◗ Quando comparirà la carrozzina dare al gatto la possibilità di esplorarla sia da ferma, nelle diverse stanze della casa in cui potrà essere collocata, sia in movimento per ridurre l’eventuale timore che l’oggetto potrebbe incutergli.

◗ Alla nascita del bambino, quando è ancora in ospedale, portare a casa le tutine del neonato per iniziare lo scambio di odori, rinforzando e premiando (con carezze e premietti) le interazioni positive che il gatto mette in atto con quegli oggetti. In questo modo daremo al micio la possibilità di iniziare a comprendere nell’odore del gruppo famiglia anche quello del nuovo arrivato.

◗ Per quanto possibile, limitare le visite a domicilio immediatamente successive alla dimissione di madre e figlio per garantire al gatto e al bambino un ambiente tranquillo in cui cominciare a conoscersi.

◗ Spiegare ad amici e parenti in visita che il primo a ricevere saluti e attenzioni dovrà essere il micio e solo dopo il neonato, in modo da continuare a farlo sentire parte integrante della famiglia e facilitargli l’inclusione del bambino nel gruppo di riferimento.

◗ Supervisionare sempre, da parte degli adulti, gli incontri tra il bebè e il gatto senza forzare l’interazione, urlare o compiere movimenti scattosi e bruschi (per esempio spostare improvvisamente il bimbo quando il micio si approccia). Dare tempo e libertà al micio di scegliere se e quando avvicinarsi al bambino.

◗ Coinvolgere il gatto, se gli fa piacere e lo dimostra (per esempio se ha un atteggiamento rilassato e ci segue per casa negli spostamenti quando abbiamo il pargolo in braccio), nelle attività di cura del neonato: possiamo chiamarlo quando cambiamo il pannolino, gli diamo il latte o cerchiamo di addormentare il piccolo. Ricordiamoci anche di interagire con micio (coccolandolo, ingaggiandolo in attività di gioco) quando il bambino è sveglio in modo da continuare a fornire attenzioni all’animale e consolidare la relazione (uno dei genitori può badare al bimbo e l’altro nel frattempo può interagire col felino).

Fin qui abbiamo visto le indicazioni preliminari utili prima della nascita del bambino e nel periodo immediatamente successivo, ma, se nei primi mesi di vita del neonato l’interazione con il gatto è relativamente semplice, data la scarsa autonomia e capacità motoria del bebè, è quando questo comincia a gattonare, e poi a camminare, che si fa più complessa.

Consolidare la relazione durante la crescita

Da 8 e 18 mesi i bambini iniziano a esplorare l’ambiente con intenzione e curiosità, ma i loro movimenti sono imprevedibili e le reazioni feline potrebbero sorprenderli. Soprattutto in questa fase è indispensabile che le interazioni siano supervisionate e guidate dagli adulti che saranno l’esempio di comportamento in termini di gesti, tono e timbro di voce, atteggiamento da utilizzare per facilitare il contatto e la conoscenza col gatto. Durante questo periodo è altrettanto fondamentale assicurarsi che le risorse di micio siano accessibili a lui, ma non al pargolo e, se necessario, apportare dei cambiamenti: collocare le ciotole su un piano o un supporto rialzato anche facilitato (per esempio se il gatto è anziano e ha difficoltà a raggiungere le altezze, si può ammezzare il salto con una scaletta), la lettiera in un posto non raggiungibile per il bambino così come alcune ceste o cuscini. Al bimbo va insegnato come e quando interagire con il gatto (non quando mangia o dorme, con calma e movimenti lenti), e l’animale deve sempre avere la possibilità di estraniarsi (in altezza, dentro una scatola o un armadio per esempio) dalle dinamiche relazionali.

La delicatezza nei gesti, quali parti accarezzare e in che modo (sempre nel verso del pelo, non tirando la coda, non rincorrendo il micio per prenderlo in braccio, evitando le zampe e la pancia a meno che il micio non gradisca), il rispetto del corpo, dei tempi e degli spazi del gatto, che non è un peluche, ma un essere vivente, sono tutti insegnamenti che dovranno essere rafforzati e consolidati.

Tra i 18 e i 36 mesi l’intento comunicativo del bambino si svilupperà maggiormente insieme alle sue competenze relazionali.

Per ciò che riguarda le attività ludiche da fare con il micio, è bene evitare i giochi con mani e piedi sia da parte degli adulti che dei bambini che, vedendo i grandi, tenderanno all’imitazione. Utilizzare sempre bastoncini e cannette che consentono una congrua distanza tra le mani e il micio in modo da far capire a quest’ultimo che le persone non sono prede. È invece importante continuare a mantenere i momenti di gioco abituali, coinvolgendo anche il bimbo preliminarmente in quelli di esplorazione. Intendendo lo sviluppo del piccolo come un continuum, tutte queste nozioni devono continuare a essere trasmesse da parte dei genitori al figlio.

L’età prescolare è quella migliore per insegnargli le regole della gentilezza, dell’empatia e del rispetto perché il suo vocabolario si arricchisce e i gesti accompagnati dalle parole rafforzano i concetti. Nell’età scolare i bambini sono pronti a conoscere meglio le caratteristiche comportamentali dei gatti così come le indicazioni da seguire per una buona convivenza. Sfruttando la curiosità del bimbo e la sua propensione al fare domande si può approfondire la comunicazione del gatto che, come abbiamo visto in precedenza, è per molta parte corporea, abbinandoci l’illustrazione delle sue zone corporee particolarmente sensibili. Si può ingaggiare il bambino nell’osservazione della postura del micio, della posizione delle orecchie, della dimensione delle pupille, della tensione della muscolatura e del pelo per interpretare gli stati d’animo del gatto e comportarsi di conseguenza. E se dovessero capitare episodi di graffi o morsi a seguito di un comportamento del piccolo che per micio è stato troppo “esuberante”, l’adulto, sempre presente nella supervisione, aiuterà il primo a elaborare l’accaduto e a ridimensionare l’eventuale paura che si sarà generata. In questa fase si può iniziare a incaricare il bimbo delle attività di cura del felino come la somministrazione del cibo e dell’acqua e la spazzolatura; tutte queste azioni rafforzeranno la relazione tra i due e saranno un ulteriore stimolo alla conoscenza dell’amico animale da parte del piccolo umano. Sempre in quest’ottica, si può coinvolgere il bambino nella costruzione degli oggetti necessari alla vita indoor del micio come una cuccia e un tiragraffi per esempio. Questo darà ai grandi l’occasione di spiegare al piccolo che al gatto serve un luogo sicuro e tranquillo in cui riposare e il bimbo potrà sbizzarrirsi a decorare lo scatolone deputato come cuccia e in cui sarà magari stata posta una coperta non più utilizzata. Allo stesso modo, la realizzazione di un semplice tiragraffi (un cilindro di cartone a cui incollare della corda in sisal, un cartone ondulato da appoggiare a terra, un ciocco di legno vero…) offrirà l’opportunità di chiarire l’esigenza del micio di graffiare. La fantasia del bambino (i piccoli alle elementari sono una miniera di creatività) potrà poi essere impiegata nei giochi cognitivi da proporre al gatto: si possono collocare alcune scatole di cartone in casa dove sistemare peluche graditi al felino o inserirvi bocconcini e premietti, utilizzare bicchieri di plastica sotto cui nascondere croccantini, creare un box in cui raccogliere foglie o castagne o legnetti portati da fuori e che stimoleranno l’olfatto del gatto. Insomma, mille sono le attività che permetteranno la condivisione di momenti e conoscenza reciproca rinsaldando una buona relazione! I bambini che si trovano a vivere felicemente con un micio saranno probabilmente gli adottanti del futuro ed è una responsabilità che gli adulti hanno il compito di coltivare. Trasmettere rispetto per far crescere rispetto.

Come capire se micio manifesta disagio nella convivenza con il nuovo arrivato

Finora ci siamo concentrati su come rendere positiva la conoscenza gatto-bambino e abbiamo ragionato in termini ottimistici. Dobbiamo tuttavia considerare anche la possibilità di piccoli incidenti di percorso che potrebbero succedere e che dovremo gestire.

La nuova eventuale disposizione della casa, i cambiamenti nella gestione del gatto in termini quantitativi di tempo (anche se abbiamo detto che mantenere le routine e i momenti di gioco è importante), i pianti improvvisi del neonato, gli odori che questo porta con sé, i mutamenti di umore nel nucleo familiare in generale, sono tutti fattori che, in particolare su un soggetto sensibile, possono creare ansie o stress alla base di disturbi comportamentali. Premesso che il monitoraggio della salute e del comportamento del gatto deve rimanere costante sia nella fase prenatale che in quelle successive e che l’aspetto fisiologico è il primo a dover essere indagato tramite visita veterinaria in caso di comportamenti inappropriati, vediamo di seguito a quali segnali del nostro micio fare attenzione:

✔ evitamento dell’infante da parte del gatto e tendenza a rimanere nascosto per lunghi periodi. Molti felini possono ignorare il neonato dopo averne fatto la conoscenza e riprendere la loro quotidianità senza mostrare sconvolgimenti di umore. Alcuni individui, però, potrebbero rimanere particolarmente turbati dal nuovo assetto familiare e tendere all’isolamento. Di solito questi atteggiamenti sono accompagnati da una postura appiattita negli spostamenti, da minore desiderio di contatto con gli umani e da un calo di appetito. Naturalmente possiamo avere la comparsa anche di solo uno di tali comportamenti, ma sono situazioni che non vanno trascurate. Il digiuno per più di 24 ore è pericoloso per un felino, ma va scongiurata l’insorgenza di apatia nel gatto, condizione poi complessa da risolvere.

✔ Nei mici che hanno accesso all’esterno, maggiore permanenza fuori casa. Se il giardino o il cortile sono risorse preziose che danno al gatto la possibilità di estraniarsi da dinamiche relazionali per lui troppo intense, gli va garantito un ambiente indoor altrettanto confortevole per evitare che possa eventualmente cercarsi un’altra sistemazione definitiva.

✔ Minzioni o feci al di fuori della cassetta igienica. Se non di natura organica, è uno dei problemi comportamentali che spesso i mici manifestano per dichiarare il loro disagio. Soprattutto in queste situazioni è fondamentale non rimproverare il felino, ma attivarsi prontamente per porre rimedio

✔ Toelettatura eccessiva. Il leccamento compulsivo può arrivare a causare zone di alopecia ed è la manifestazione di un forte malessere che va sanato

✔ Minore tolleranza alla manipolazione. Si potrà verificare la tendenza a rifuggire le coccole, la spazzolatura, la pulizia delle orecchie, così come la messa in atto di gesti atti a interrompere quelle attività (morsetti, utilizzo delle zampe per divincolarsi). Anche in questa circostanza, andranno preliminarmente escluse cause organiche e poi andranno indagate quelle comportamentali per evitarne la fissazione e la recrudescenza.

✔ Aggressività nei confronti dei membri della famiglia. Lasciamo da parte gli episodi di difesa che il felino può mettere in atto se il bambino gli tira la coda o la accarezza poco delicatamente, per esempio, e invece facciamo attenzione a quelli in cui, senza apparente motivo, il gatto si scaglia contro una persona del nucleo familiare, su un altro gatto o cane conviventi o su qualcuno che è venuto in visita. In tutti questi casi l’intervento di un veterinario esperto in comportamento e di un consulente della relazione felina è fondamentale.

In generale, come detto altre volte, quando notiamo segnali di stress, disagio, sofferenza, da parte del nostro gatto è bene, è anzi nostro compito, adoperarci per ristabilire il suo equilibrio psico fisico evitando il fai da te e coinvolgendo esperti in materia di comportamento. Soprattutto quando le problematiche insorgono successivamente all’arrivo di un bambino, con i rimedi rintracciabili online o per sentito dire si possono ottenere più danni che benefici perché le variabili da considerare e i piani su cui agire per riportare benessere al felino e a tutta la famiglia sono innumerevoli e non generalizzabili. Ogni caso è a sé e come tale, nella sua specificità, va trattato.

Gravidanza e falsi miti

Ho tenuto per ultima questa parte perché, fortunatamente, gli abbandoni o le rinunce ai gatti come conseguenza della scoperta della gravidanza sono in diminuzione, ma purtroppo sono ancora presenti e a volte mi capita di sentire o leggere informazioni errate a riguardo del rapporto gestante-felino e neonato-felino quindi vorrei approfondire alcuni passaggi.

“La sicurezza prima di tutto” è anche un mio motto, per cui, come detto, la salute del gatto va monitorata e curata per limitare le eventuali malattie, peraltro rare nelle nostre dimensioni domestiche, che possono compiere il passaggio da animale a uomo, così come va controllata la reazione del bebè all’esposizione al micio per scongiurare eventuali allergie. Rimane indubbio che l’attenzione all’igiene rimanga la prima regola da seguire anche per evitare la toxoplasmosi (causata dal protozoo Toxoplasma gondii che può essere presente nell’intestino del gatto che lo diffonde nell’ambiente attraverso le feci, ma presente anche nella carne cruda e nella verdura non lavata). Per maggiore tranquillità, la futura mamma può delegare la pulizia delle cassette igieniche al partner, ma può continuare a gestirla lavandosi le mani, indossando i guanti e rilavandosi le mani una volta rimossi gli agglomerati di feci e urine.

La gravidanza non è una patologia e non è un motivo valido per abbandonare l’animale che fino a quel momento ha condiviso con noi la sua esistenza perché noi abbiamo deciso di portarcelo a casa. Se poi i futuri genitori hanno timore che il gatto possa soffocare nel sonno il nascituro, eventualità più che remota, diversi sono gli accorgimenti che possono essere adottati: dalla chiusura della stanza del bambino alle reti per la culla; ognuno sceglierà quello che ritiene più appropriato, tenendo a mente che, se è vero che i gatti possono apprezzare la morbidezza della culla e la vicinanza al tepore del corpo del neonato, è altrettanto vero che questo si muove imprevedibilmente e strilla spesso, due condizioni che fanno allontanare pressoché qualsiasi felino. Soprattutto è vero che i gatti capiscono molto bene che il piccolo è tale e si comportano di conseguenza, rimanendo a distanza moderata nei suoi primi mesi o addirittura ignorandolo. In sintesi, pur comprendendo le ansie e l’apprensione verso la salute del bambino e ribadendo che ognuno può gestire l’inserimento come ritiene, credo che si debba considerare anche che far perdere al gatto i privilegi di cui era titolare e la fiducia che prima della nascita del figlio gli accordavamo, non solo non sia equo, ma riduca la possibilità della nuova famiglia di crescere e arricchirsi delle rinnovate dinamiche relazionali.

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