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Aspetta qui, insegniamogli la “Permanenza”

by Lettere21

Sono tante le situazioni in cui dobbiamo richiedere al nostro amico di restare fermo ad aspettarci, seduto o a terra, mentre noi ci allontaniamo. Ecco come insegnarglielo, con tranquillità e calma, vincendo il suo desiderio di ricongiungersi immediatamente a noi

Ci sarà capitato, e accadrà ancora, di essere costretti ad allontanarci temporaneamente dal nostro amico per le più svariate ragioni, magari perché non ha potuto seguirci in un determinato luogo, si tratti di un negozio, di un ufficio o di una zona espressamente vietata ai cani. In tutte queste situazioni, dunque, il cane deve avere la capacità di aspettarci in piena tranquillità, mettendosi seduto o a terra, senza ansia o timore. Il nostro amico, infatti, deve essere consapevole che, sebbene siamo spariti dalla sua vista, presto ritorneremo, escludendo così ogni preoccupazione di essere abbandonato. Questo comportamento può essere appreso nel tempo, attraverso un processo di insegnamento tanto graduale quanto costante. Non possiamo, infatti, immaginare di richiedere al nostro cane di attenderci da un momento all’altro, magari pretendendo che accolga la richiesta senza battere ciglio. E se anche ci “imponessimo”, nulla faremmo se non fargli associare il nostro andare via a qualcosa di negativo, ottenendo una sorta di conflitto emozionale che non porterà a nulla di buono. Meglio, quindi, premunirci per tempo, abituandolo sin dalla tenera età a esercizi di permanenza con luoghi e tempi variabili. E così, ben presto, il nostro amico avrà un pensiero chiaro in testa: “Me ne rimango calmo e buono perché, ne sono certo, tornerà da me!”.

L’etologia ci aiuta: separazione e ricongiungimento,

Per comprendere appieno il senso del cosiddetto “comportamento di permanenza” dobbiamo fare un breve richiamo all’etologia, la scienza votata allo studio del comportamento animale allo stato selvatico. Sotto il profilo etologico, infatti, noi e il nostro amico costituiamo un “branco”, una sorta di gruppo sociale formato dal cane e da un numero variabile di familiari, della stessa o di diversa specie. Nella mente del cane, un branco può avere momenti di intensa coesione e anche di inevitabile allontanamento, per esempio quando alcuni membri si spostano per la caccia e altri rimangono vicino alla tana in paziente attesa. Una volta ritrovatisi, gli animali sociali come il lupo, progenitore del nostro amico a quattro zampe, compiono alcuni rituali di benvenuto fatti di ululati prolungati e di contatti fisici ripetuti. Se proviamo a trasferire queste immagini nella nostra vita quotidiana, l’allontanarci per brevi periodi può risultare tanto naturale quanto di difficile accettazione. Agli occhi del nostro amico, andarsene senza di lui equivale a separazione mentre ritornare dopo un po’ di tempo significa ricongiungimento. L’obiettivo è rendere il tutto più “normale” possibile, quasi si trattasse di una routine talmente vissuta da essere accolta in piena tranquillità. La richiesta di assumere una posizione di attesa, la parola idonea a farlo rimanere dove si trova, il nostro allontanarsi a passo normale fino eventualmente a sparire, il ricomparire fino ad arrivare di fronte al cane, lodandolo e ricompensandolo: tutto questo equivale al rimanere statico, senza che nulla e nessuno possa indurlo a muoversi di lì, gli occhi verso l’obiettivo e la consapevolezza che, alla fine, ci si ritroverà insieme. A quel punto, qualche carezza e un bocconcino goloso renderanno questa “sequenza” più accettabile, riprendendo poi a vivere altri momenti di divertimento e di coesione.

Prima in silenzio, poi introduciamo il comando

Per insegnare al cane a rimanere da solo in un punto specifico dobbiamo cominciare fin dai primi mesi di vita, ma l’insegnamento deve seguire passaggi chiari e graduali. Innanzitutto, il luogo che scegliamo per avviare l’addestramento deve essere confortevole e conosciuto, per esempio la casa o, se non ci sono troppe distrazioni, il giardino. La prima fase di apprendimento può essere effettuata in totale silenzio, inducendo il nostro amico ad assumere una posizione statica, per esempio il seduto, con il solo gesto della mano. Trovatici di fronte a lui, posizioniamo una mano davanti al muso, spostando un piede all’indietro e mantenendo l’altro immobile. Ritornati nella posizione iniziale, con i piedi allineati, rilasciamo un boccone dall’alto verso il basso e ripetiamo la stessa operazione altre due-tre volte. Questa sequenza di ripetizioni può essere mantenuta, nello stesso luogo e alla medesima ora, per alcuni giorni: quando questo esercizio sarà consolidato, proviamo a spostare entrambi i piedi e, ogni volta che torniamo di fronte al cane, dispensiamo il boccone. Quando il cane avrà compreso il collegamento tra gesto della mano, allontanamento di due passi e ritorno, possiamo introdurre il segnale con cui gli chiederemo di rimanere immobile. L’ideale è utilizzare il comando relativo al comportamento già in atto: per fare un esempio, se il cane si trova in posizione di seduto, ribadiremo quella condizione con la parola “Seduto”, per poi porre la mano davanti al suo muso e allontanarci di due passi. Ritornati di fronte, lo loderemo con un “bravo”, espresso in modo neutro, e con il solito boccone. Così facendo, il cane inizierà a comprendere che la parola pronunciata, collegata al comportamento che sta già attuando, significa mantenere quello stesso comportamento anche qualora avessimo deciso di allontanarci. In conclusione, è sufficiente chiedere l’attivazione del seduto e, ottenuta la risposta corretta, ripetere la stessa parola per poi andarcene in sicurezza. Se tutto è andato per il meglio, piano piano potremo mantenere il segnale vocale senza l’ausilio della mano di supporto e, con il passare delle settimane, potremo allontanarci sempre di più. Per non precorrere i tempi, è opportuno indietreggiare di un passo al giorno, magari alternando distanze minori e maggiori all’interno della medesima sessione. Allo stesso modo possiamo variare il tempo di permanenza, insegnando al nostro amico che la separazione può durare secondi o minuti.

Sparire dalla sua vista: Facciamogli capire che torneremo sempre!

Avendo compreso che il nostro allontanarsi da lui, di fronte o di fianco, corrisponde sempre al nostro ritorno, con la conseguenza piacevole di ricevere lodi e premi, il nostro amico può affrontare un ulteriore passaggio, quello di vederci sparire dalla sua vista. Perché ciò non risulti eccessivamente traumatico, possiamo fargli vivere questa nuova esperienza tra le mura domestiche, magari nascondendoci per qualche secondo dietro una porta o un muro. Una volta che il cane ha accettato questa novità, possiamo rimanere nascosti per tempi sempre più lunghi, senza dimenticarci che anche in questo caso i secondi di attesa devono aumentare molto gradatamente. Solo quando il nostro amico avrà accettato tutto con la massima tranquillità, ci dedicheremo alle prime “verifiche” in zone differenti, si tratti di un parco pubblico o di altri luoghi che non siano la casa. Nel rispetto delle regole dell’abituazione, valuteremo con attenzione il momento dell’esercizio, il punto dietro al quale posizionarci, la distanza da cui partire e ciò che abbiamo attorno. Per esempio, possiamo chiedere al nostro amico di restare dopo esserci dedicati a una prolungata corsa defaticante, così che il cane sarà più incline a rimanere fermo: possiamo scegliere un albero o una barriera simile dove nasconderci per qualche secondo, senza che la distanza tra noi e il cane sia troppo elevata. Così facendo costruiremo nella sua mente un’altra immagine positiva: al nostro allontanarci e sparire dalla vista corrisponde sempre il nostro ritorno.

Sempre in sicurezza, e persino in compagnia!

L’insegnamento della permanenza deve essere effettuato nella totale tutela del nostro amico. Per questa ragione, soprattutto quando ci troviamo in luoghi diversi dalla casa, è importante mantenere il guinzaglio in una mano, così da poter subito intervenire dinanzi a stimoli improvvisi o pericolosi. Quando la necessità di allontanarci non permette più di avvalerci dei classici due metri, possiamo passare alla lunghina, una sorta di guinzaglio lungo cinque o dieci metri che ci consente di separarci dal nostro amico anche per distanze maggiori. Avuta la ragionevole certezza di poter gestire correttamente la situazione, è possibile tenere il guinzaglio o la lunghina a terra, così da poter recuperare velocemente il cane qualora avesse deciso di spostarsi dal punto di permanenza. Questa tecnica di controllo ci permette di avviare il cosiddetto processo di generalizzazione, attraverso il quale il cane incomincerà a rimanere sul posto in luoghi sempre differenti. Certamente, sta a noi la scelta del luogo ideale, evitando all’inizio contesti troppo affollati o con stimoli eccessivamente eccitatori. Se frequentiamo un centro cinofilo, o se abbiamo la fortuna di poterci esercitare con altri proprietari, possiamo iniziare a insegnare al nostro amico a rimanere fermo pur avendo altri cani accanto. In questo caso occorrerà, però, valutare prima il carattere, l’età e la preparazione. Posizionati gli “allievi” sulla medesima linea, separati l’uno dall’altro di almeno cinque metri, allontaniamoci tutti insieme, mantenendo il guinzaglio in mano; insieme ritorniamo per lodare e premiare i nostri amici, facendo capire che il “resta” collettivo non è qualcosa di così insuperabile. Da soli e in compagnia chiediamo ai nostri amici di restare per tempi e distanze variabili, senza dimenticarci di ritornare di fronte a loro per dispensare l’ambito premio. Consolidato questo esercizio, possiamo insegnare al cane a rimanere fermo mentre noi ci allontaniamo, posizionandoci al suo fianco e non di fronte a lui. Il comando vocale è lo stesso utilizzato in precedenza così come la sequenza di insegnamento, che prevede inizialmente la mano di supporto e poi il solo segnale vocale.

Anche con l’aiutante, oppure con il “rinforzo antagonista

Un ottimo sistema per permettere al nostro amico di rimanere sul posto mentre ci allontaniamo da lui, consiste nell’avvalerci di un aiutante che possa, in un certo modo, sostituirci. Infatti, mentre noi ci troviamo a una certa distanza, a vista o addirittura nascosti, la persona accanto al cane si avvicinerà per premiarlo in silenzio. Così facendo, l’eccessivo desiderio di rivederci sarà smorzato poiché il nostro amico sposterà l’attenzione verso la persona che in quel momento gli sta dispensando i gustosi bocconi. Tornati dal cane, ci limiteremo a concludere il comportamento con una semplice lode, autorizzandolo poi ad alzarsi senza eccesso di emozione. L’intervento dell’aiutante, che in piena tranquillità e a intermittenza rilascia piacevoli premi per poi tornare a collocarsi a qualche metro di distanza, ci permette di allungare i tempi di permanenza: il cane, infatti, sarà più propenso a rimanere fermo ben sapendo che in questo modo riceverà gustosi “rinforzi intermittenti”. Se non abbiamo un aiutante, possiamo utilizzare un’altra tecnica, posizionando il boccone dietro al cane: così facendo, il nostro amico capirà che per spostarsi e gustare il premo dovrà andare nella direzione opposta alla nostra. Questo metodo, basato sul cosiddetto “rinforzo antagonista”, ha il vantaggio di ridurre l’attenzione del cane nei confronti del proprietario che si sta allontanando, trasferendo l’interesse verso il boccone posto un paio di metri dietro di lui, meglio se all’interno di una ciotola. Naturalmente, per ottenere il pieno successo, il cane dovrà aver imparato a rimanere fermo finché non gli avremo concesso di muoversi, evitando che, una volta fuori dalla sua vista, si conceda un pasto fuori programma! Come tecnica è senz’altro valida ma, come accennato, esige un precedente percorso di apprendimento.

Punire é dannoso, anzi, dobbiamo essere rassicuranti

Durante le ripetute esercitazioni, può capitare che il desiderio di raggiungerci prevalga sul dover restare ad aspettarci. Se così fosse, o nel caso il nostro amico decidesse di spostarsi verso altri stimoli interessanti, dobbiamo evitare qualsiasi intervento punitivo. Non dobbiamo, quindi, urlare a distanza, né avvicinarci con tono minaccioso. Così facendo, infatti, otterremo l’effetto opposto, poiché il cane assocerà la nostra ira con il fatto di essere lontano da noi. La conseguenza, inevitabile, sarà che il cane non vorrà più restare distante, aumentando così il disagio, l’ansia e l’insicurezza. Al contrario, in presenza di un aiutante, spetta a quest’ultimo riposizionare il cane nel punto prescelto, dispensando addirittura un boccone di “certezza”. In assenza di una terza persona, invece, siamo noi a dover ritornare da lui nel modo più neutro possibile, richiedendogli di assumere la precedente posizione, meglio ancora con un atteggiamento rassicurante. Dopo esserci nuovamente allontanati, riduciamo tempi e distanze, per rendere la nuova ripetizione agevole e vincente. A questo punto, se il cane sarà rimasto fermo ad aspettarci premiamolo con ancora maggiore entusiasmo, quasi l’insuccesso precedente fosse consistito in un banale incidente di percorso.

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