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Avventura, ecco cosa manca nella tua vita

by Lettere21

Segrati, novità, desideri, fantasie: c’é tutti un mondo che di solito non ci permettiamo di guardare o che giudichiamo sbagliato. Così, senza saperlo, stiamo tagliando le radici invisibili del nostro essere

Sei stanco della tua solita vita, vuoi che accadano cose nuove, ma nello stesso tempo ne sei spaventato e le ri­ uti… Tutto ciò che ha a che fare con il cambiamento genera un naturale stato di apprensione, una tensione che oscilla tra paura e curiosità, tra voglia di scoprire e desiderio di tenere tutto uguale. Ma se questa tensione si sposta troppo verso il polo della sicurezza, del già noto e conosciuto, ti ritrovi a voler cambiare tutto, senza cambiare nulla: un paradosso! Le cose che ti servono davvero non possono trovare spazio in questa rigida visione delle cose perché arrivano sempre da un luogo sconosciuto di te e rispettano altri codici, non quelli razionali. Il nuovo, per de­ nizione, rompe con il vecchio, lo mette in discussione, si ribella ai sistemi consolidati affinché ne nascano di nuovi. Ciò che la tua mente fa fatica a riconoscere è che le cose che ti servono davvero sono fuori dal suo controllo. Devi sradicarti dal mentale e iniziare a guardare con occhi nuovi. Sono tanti i modi con cui il nuovo tenta di irrompere nella vita: a volte ti parla prendendo la forma di un imprevisto o di una particolare coincidenza, altre volte quella di un sintomo o di un disagio, altre volte ancora sceglie la via dei sogni, come nel caso di Paolo.

Il giovane vecchio

Paolo arriva in psicoterapia con il suo aspetto di ragazzo posato, serio, addirittura vestito in giacca e cravatta. A ventiquattro anni si de­ nisce un “giovane vecchio”: non sa cosa voglia dire divertirsi, per lui ogni cosa deve avere un senso e un ordine e infatti tutta la sua vita è così: organizzata e piani­ cata. Neo-avvocato, sa che deve fare la gavetta e poi crearsi una posizione: questa è la priorità, ci sarà tempo per l’amore, che dev’essere comunque una cosa seria, con una persona af­ dabile, per costruire una famiglia e un futuro. Fino ad oggi a dire il vero non ha mai avuto una relazione e nemmeno un flirt, non ce n’è stato il tempo… O forse a tenerlo lontano da queste cose è stata la paura di venire travolto da qualcosa di nuovo e incontrollabile? «In effetti – ammette in terapia – quando mi trovo con una ragazza mi blocco, non so cosa dire e mi sento tremendamente insicuro». Un’insicurezza che piano piano si è allargata, trasformandosi in ansia e nel bisogno di tenere tutto sotto controllo…

Il sogno

Finché arriva un sogno. Paolo si trova a una festa con molta gente e indossa una maschera che lo rende irriconoscibile. È una maschera veneziana, senza tratti particolari, che nasconde completamente il suo volto: mentre si aggira tra le persone in festa Paolo prova un misto di curiosità e spavento e si scopre a fare esperienze che mai si è concesso nella vita: balla, flirta con diverse donne, urla e litiga senza freni… In terapia racconta il sogno quasi protestando: «Io non sono assolutamente così! Odio la confusione e non sopporto le feste, sono tutte situazioni che mi mettono a disagio!». Per questo il sogno lo colpisce così tanto: è come se per un attimo, nella notte, il solito Paolo fosse scomparso per lasciare il posto a un uomo giovane (come lui) ma libero e sicuro. In terapia Paolo guarda il sogno e lascia che quelle immagini trovino spazio dentro di lui. Eliminati i commenti e i giudizi, gli viene dato il compito di disegnare la maschera. Poi di dare un nome segreto a quell’uomo senza volto, che è lui eppure non lo è. Sceglie il nome “Jim”, il nome di un cantante famoso che ammirava da bambino… Senza accorgersene il seme del sogno comincia a fare i suoi germogli. Durante il giorno Paolo si ritrova a pensare all’uomo mascherato, Jim: lo sente dentro di sé come una presenza, lo immagina rispondere ai suoi dubbi e alle sue incertezze, lo interpella.

La svolta

Questo alleato misterioso gli offre una visione delle cose molto diversa e si fa portavoce di desideri e bisogni che Paolo non aveva mai riconosciuto né espresso. Come se si fosse rotta una diga Paolo entra in contatto con lati abbandonati di sé, negati per paura e seppelliti sotto uno spesso strato di regole e paletti. Da quel ­ ume in piena tornano cose vecchie ma preziose e ne nascono di nuove: un giorno si iscrive a un corso di chitarra, inizia ad ascoltare musica ogni volta che può, in macchina e di nascosto anche al lavoro, immagina di esibirsi in concerto e di fare impazzire le donne con la sua musica! Questo nuovo sé che si è in­ ltrato tramite il sogno arriva dovunque spaccando la corazza ­ fisica e mentale che avvolgeva Paolo, che finalmente si apre a nuove amicizie, anche femminili, perdendo di vista il suo continuo controllo e la sua insicurezza! Il nuovo accade di continuo, ma se non hai occhi che sanno vedere, rischi di scambiarlo per un errore.

LA TERAPIA: Con la maschera e il cambio del nome sperimenti lati di te messi da parte

Quello che più di tutto ci fa ammalare sono le identifi cazioni, la ripetitività e l’omologazione. L’io aderisce ai modelli esterni, ai ruoli, alle aspettative e così diventa unilaterale e rigido. E comincia a fare a pezzi il mondo interno, ne accetta solo alcuni lati, mentre altri li nega, li reprime, li condanna. Questo si traduce in un profondo senso di insicurezza: privo delle tue infinite sfumature perdi le tue radici e sei senza stabilità. Ma attento: il potere della maschera è duplice. Se la indossi per un momento e poi la togli, ti permetti di entrare in una dimensione sapendo però di averne molte altre, che possono mutare, alternarsi, mostrando luci e ombre del tuo mondo interno. Lo stesso accade con la tecnica del cambio del nome (illustrata nel testo di queste pagine): sono strumenti per allargare il campo del possibile, per integrare emozioni e stati prima allontanati da sé e operare un incontro profondo con tutte le energie che ti abitano.

LA TECNICA PRATICA: Scopri quali volti nascosti nel profondo non aspettano altro che di uscire

Da sempre l’essere umano ha usato maschere e ornamenti per trasformarsi nel corpo, ma soprattutto nell’anima. Le maschere hanno origini antiche e sono sempre state avvolte da un alone di mistero. Indossare una maschera era un vero e proprio rito di trasformazione. In quel momento, attraverso la maschera, venivano chiamate in campo forze ed energie che appartengono all’universo, al mondo animale e spirituale e che l’uomo evocava per essere guidato e sostenuto. Anche noi, oggi, abbiamo bisogno di riscoprire il potere della maschera e dei riti di trasformazione, per lasciare che il nuovo possa emergere. Ecco come fare.

• Prendi un foglio, matite e colori in un momento di calma. Sul foglio traccia una grande forma ovale: sei di fronte a una semplice e rudimentale maschera su cui collocare le forme degli occhi e quella della bocca. Non preoccuparti di saper disegnare, ma osserva questa bozza davanti a te lasciando che ti ispiri. Colori, segni, simboli, linee: lo spazio della maschera può riempirsi di tutto ciò che desideri, poco alla volta. Ogni tanto fermati, chiudi gli occhi e fai qualche respiro, poi riaprili e guarda la maschera di fronte a te: cosa ti suggerisce, cosa deve essere ancora aggiunto, quale carattere si sta affacciando? Quando senti che la maschera è conclusa, riponi i materiali e dedica un momento per restare in sua compagnia. A questo punto scrivi ciò che ti suscita, cosa ti ricorda, quali energie sembra richiamare, cosa nasconde e cosa invece mostra. Mentre scrivi, nella tua mente immagina di indossarla, che cosa faresti con quel volto? Quali movimenti, gesti e azioni? Quali parole pronunceresti? In cosa ti trasformeresti? Lasciati andare a questo momento di scrittura immaginativa, senza mettere alcun freno o giudizio, e assapora fi no in fondo le sensazioni che provi. Nei giorni successivi richiama alla mente la maschera, ogni tanto valla a cercare o portala con te e lascia che il suo potere innovativo ti accompagni nelle tue giornate.

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