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C’è campo nel bosco!

by Lettere21

Quante volte ci siamo trovati in campagna senza Internet o addirittura senza poter telefonare? Non succederà più: sono molte infatti le società che stanno studiando tecnologie adeguate al cosiddetto “Internet rurale”

In tempi di pandemia e di smartworking chi può scappa dalle città: in campagna i costi sono minori, si può stare più spesso all’aria aperta e fare una vita sana, mantenendo il distanziamento sociale. Manca qualcosa? Di solito una buona connessione a Internet.

È questo l’ago della bilancia per i city quitters, quelle persone che nell’era del COVID-19 hanno fatto armi e bagagli per traslocare dalle metropoli alla provincia. La rete è indispensabile sia per lavorare da remoto sia per pagare le bollette, richiedere documenti e, quando è necessario, seguire la didattica a distanza. Non è un’opinione personale: secondo una recente ricerca, pubblicata da Microsoft in seguito all’emergenza sanitaria, la quota di imprese italiane che ha adottato il lavoro fiessibile è passata dal 15 per cento del 2019 al 77 per cento del 2020, mentre un’indagine sulla città di New York ha rivelato che in pochi mesi quasi mezzo milione di abitanti ha levato le tende per trasferirsi nei sobborghi. Anche in Italia ci sono le condizioni perché accada altrettanto: ci sono comuni di rara bellezza che offrono case e Wi-Fi a prezzi stracciati e operatori delle telecomunicazioni che salgono sui bricchi per portare la rete anche nelle valli più remote.

Insomma: anche nel nostro Paese si sta diffondendo il cosiddetto “Internet rurale”. Dalle semplici tecnologie Wi-Fi ai satelliti a bassa orbita “no alle reti di comunità, scopriamo come la banda larga potrebbe arrivare a breve anche nelle nostre case di campagna.

I conti devono tornare

Ci sono diverse tecnologie per portare Internet nelle zone più remote del Paese. «La fibra ottica è quella che offre prestazioni migliori ma spesso non è applicabile perché richiede lavori per la posa dei cavi che, sotto il profilo economico, non sono sempre vantaggiosi. Soprattutto quando la clientela potenziale è esigua come nel caso di una cascina isolata o di una valle remota», spiega Daniele Trinchero, docente di pianificazione radio al Politecnico di Torino e direttore di iXem Labs, laboratorio che sviluppa soluzioni innovative per ridurre il divario digitale tra le città e gli ambienti rurali. «Le reti di telecomunicazione non sono fatte solo di cavi sottomarini posati sui fondali degli oceani a costi esorbitanti. C’è una tecnologia alternativa il cui cuore è un chip che costa meno di un dollaro. Stiamo parlando delle stazioni radio Wi-Fi, che si chiamano WISP (acronimo per Wireless Internet Service Provider), che sono in grado di garantire una buona connessione alla rete anche nelle aree più fuori mano perché sono indipendenti dalla ricezione telefonica». Si tratta di miniantenne che attraverso le onde radio trasmettono il segnale Wi-Fi anche dove le tacche dello smartphone sono azzerate. Con una stazione WISP si possono coprire distanze notevoli. Nel 2007, per esempio, i ricercatori degli iXem Labs hanno infranto il record europeo inviando il Wi-Fi a 300 chilometri di distanza, dalla Capanna Margherita, un rifugio a oltre 4.000 metri di quota sul Monte Rosa, al Cimone, l’elevazione più alta dell’Appennino tosco-emiliano. Alla fine dell’anno scorso, con la stessa tecnologia ma più raffinata, hanno trasmesso il segnale lungo i 700 chilometri che separano la Sardegna dalla Spagna. «Per rendere l’esperimento reale, i sensori per la ricezione del Wi-Fi sono stati miniaturizzati, cioè dotati di antenne inferiori ai 2 centimetri e alimentati con l’energia fornita da due semplici batterie stilo», aggiunge il docente del Politecnico di Torino e autore del record. «Questi dispositivi sono stati posizionati solo in contesti reali, come le vigne, oppure appesi a palloni meteostatici ancorati al suolo. I risultati hanno dimostrato che è possibile costruire un sistema autonomo e alternativo alla telefonia mobile per la trasmissione di dati, per esempio per l’Internet delle cose, applicabile in qualsiasi luogo, anche quello più remoto, indipendentemente dalla disponibilità di energia e dalle condizioni di copertura».

Indipendenza dalle compagnie

A parte record e sperimentazioni, di solito questa tipologia di connessione Wi-Fi copre una zona di qualche chilometro che non a caso viene chiamata in gergo “ultimo miglio”. Per ricevere è sufficiente installare, magari sui muri esterni, l’antenna orientata verso la stazione radio da cui parte il segnale. La presenza di questa rete invisibile garantisce indipendenza da qualsiasi compagnia telefonica che detenga la proprietà della rete e si rivela particolarmente importante nelle situazioni di monopolio sul traffico dei dati grazie a cui ci colleghiamo a Internet. In Italia tra gli operatori più attivi sulla rete rurale ci sono Eolo, Sistel e Uno Communication. Anche Telecom, per portare Internet nei luoghi più inaccessibili, ha iniziato a investire in una tecnologia che integra la fibra ottica con le stazioni radio.

Chi fa da sé fa per tre

In un piccolo comune del Piemonte nel Monferrato, Verrua Savoia, che conta poco più di mille abitanti e dove il telefono non prende da nessuna parte, hanno deciso di fare da soli. Qui infatti Internet è gestito dal basso, cioè direttamente dai cittadini attraverso l’associazione di promozione sociale “Senza Fili Senza Confini”.

L’esperimento che hanno fatto è avveniristico: con 9 punti di accesso, sparsi sul territorio, dal 2010 ricevono il segnale di rete dalla pianura e lo ritrasmettono in Wi-Fi ai cittadini. Così il 97 per cento delle famiglie ha Internet a casa.

Un “aiuto” dal cielo

Ci sono situazioni in cui anche le stazioni WISP hanno qualche difficoltà. Come d’altra parte avviene nel mezzo dell’Oceano Pacifico o al campo base del K2. In questo caso, per avere un buon collegamento alla rete, bisogna chiedere aiuto al cielo, in particolare ai satelliti. Ce ne sono diversi, infatti, dedicati solo alla connessione Internet. Di recente sono partite alcune iniziative per aumentare la copertura direttamente dallo spazio. La più ambiziosa è, forse WorldWu, una costellazione di oltre 600 satelliti nata dalla collaborazione del provider OneWeb con l’azienda del settore aerospaziale Airbus. Fino a oggi ne sono stati lanciati 74, ma quando il progetto sarà completato, Internet potrebbe arrivare in tutti gli angoli del pianeta.

La rete di satellite può garantire una connessione a bassa latenza, cioè con un ritardo, che corrisponde al percorso di andata e ritorno del segnale dalla Terra allo spazio, stimato in un tempo di circa 50 millisecondi.

Un’iniziativa simile è quella di SpaceX, la società del visionario fondatore della Tesla, Elon Musk, che finora ha inviato nello spazio 60 satelliti, che si chiamano Starlink, dedicati proprio alla banda larga. Tutto questo traffico di razzi e navicelle spaziali può compromettere la qualità delle osservazioni astronomiche, soprattutto quelle del cielo notturno. Perciò, da circa un anno gli scienziati della American Astronomical Society (AAS) collaborano con queste compagnie per mitigare gli effetti dell’Internet spaziale. Anche se la società di Musk ha già in orbita 713 satelliti sui 1.440 previsti per iniziare ad offrire a tutti gli interessati i primi servizi Internet.


Videocall dalla casa di campagna

Grazie alla realtà virtuale anche dalla casa in campagna si può partecipare a un convegno a distanza come se si fosse presenti: un format sempre più diffuso nelle grandi aziende, dove lo streaming è integrato con presentazioni interattive, che si possono visualizzare come se fossero davanti a noi. Si tratta di una tecnologia che non richiede la fibra ottica. «La realtà aumentata che creiamo per le iniziative a distanza è fruibile su qualsiasi dispositivo, mobile e fisso, ed è indipendente dalla banda tanto che è possibile collegarsi anche con il 3G», spiega Roberto Rosati, socio e Chief Business Officer di TMP Group, la società che ha sviluppato una piattaforma per eventi digitali sfruttando tecnologie avanzate di realtà virtuale e aumentata, utilizzate da big come TIM, IBM, Bridgestone, Cassa Depositi e Prestiti, CONI, Confindustria, GSK, L’Oréal e Maserati. Le riprese vengono realizzate dal vivo, mentre la parte interattiva è sviluppata attraverso sistemi di moderazione e di modellazione animata in 3D.


INCENTIVI ALLETTANTI PER CHI VA A FARE SMARTWORKING IN ALCUNI (SPLENDIDI) BORGHI ITALIANI

Case a prezzi stracciati e Internet veloce: sono gli incentivi offerti a chi sceglie di fare smartworking o didattica a distanza a Santa Fiora, un borgo nell’area del Monte Amiata, in provincia di Grosseto, dove il Comune si prende carico del 50 per cento dell’affitto di chi sceglie di installarsi qui. Il soggiorno minimo è di due mesi, quello massimo di sei. Oltre non si va. Regole e opportunità simili vengono offerte anche a Montepulciano e Pontremoli, in Lunigiana, e a Leonessa, in provincia di Rieti, dove il 70 per cento del comune è stato cablato con la rete a fibra ottica. Mentre a Otranto, in Puglia, è partita una campagna per invitare gli italiani e gli stranieri a vivere in questo meraviglioso luogo del Salento in cui lavorare fronte mare con una connessione Internet gratuita.

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