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Charles Dickens e gli spiriti del Natale

by Lettere21

È il 15 dicembre del 1947 quando esce su una rivista statunitense chiamata Four Color una striscia a fumetti dal titolo Il Natale di Paperino sul Monte Orso. Questo racconto a fumetti segnerà la prima apparizione di un personaggio nuovo di zecca, ma che per i suoi tratti distintivi andava a trarre ispirazione da ben altro contesto.

Stiamo parlando ovviamente di Zio Paperone che nella sua versione originale era ed è conosciuto come Uncle Scrooge. Il nome e la sua identità non possono trarre in inganno: la prima versione di questo papero burbero e taccagno era in tutto e per tutto ispirata a un personaggio che, poco più di 100 anni prima, aveva segnato la storia della letteratura, Ebenezer Scrooge, l’assoluto protagonista di A Christmas Carol, il Canto di Natale di Charles Dickens.

Torniamo indietro nel tempo fino al 1812, quando a Portsmouth, Hampshire, nasce Charles Dickens. Appena tre anni dopo la famiglia si trasferisce a Londra per tentare la fortuna anche se le cose non si fanno semplici: i primi tempi Charles riceve una buona educazione che approfondisce anche attraverso frequenti letture, ma gli affari vanno male e i soldi sono sempre meno. Per questo l’intera famiglia, che era composta, oltre che da Charles e dai suoi genitori, anche da altri sette figli, è costretta a trasferirsi a Camden Town, uno di quei quartieri che all’epoca erano i più poveri e malfamati di Londra.

LA LONDRA DEL XIX SECOLO

Londra all’epoca non era una città semplice: nel XIX secolo infatti visse un vero e proprio boom che la rese nel giro di appena 100 anni la città più grande del mondo, con una popolazione che dal milione di abitanti crebbe fino ad arrivare a quasi 7 milioni.

Nel 1837 salì al trono la regina Vittoria, una delle sovrane più longeve della storia, che contribuì ad espandere l’impero britannico lasciando però la capitale quasi a se stessa. Charles Dickens si farà portavoce, negli anni a seguire, di questa particolare situazione che costringeva le classi più povere a una vita di stenti, fatta di mille espedienti, nella degradazione morale e materiale che portava tanti a rubare per poter riuscire a mangiare qualcosa. Lo scrittore descriverà questa condizione ai limiti della sopravvivenza nel suo famosissimo Oliver Twist.

Tramite quelle pagine, uscite a puntate tra il 1837 e il 1839 su una rivista dell’epoca, l’autore racconta la terribile condizione degli orfanotrofi, la miseria di un’educazione mancata e, più in generale, denuncia l’enorme divario sociale che allora esisteva tra ricchi e poveri.

Ma riprendiamo la vicenda biografica del nostro autore, nel momento in cui la famiglia si trasferisce a Camden Town. Siccome, come si suole dire, le disgrazie non vengono mai da sole, John Dickens, il padre di Charles, viene arrestato e portato in prigione a causa di impegni economici non rispettati. La famiglia prova a estinguere i debiti vendendo alcuni mobili della casa, ma il ricavato non è sufficiente a ripagare l’intera cifra. All’età di 12 anni Charles viene mandato a lavorare in una fabbrica di lucido per scarpe e lasciato quasi a se stesso dalla famiglia, che si riunirà nuovamente solo un anno dopo nel momento in cui il padre riceverà prima un’eredità e, in seguito, una pensione di invalidità.

Queste nuove condizioni consentiranno ai Dickens di coprire ogni debito accumulato e di iniziare una nuova vita, oltre a permettere una vera istruzione per Charles.

Finalmente adesso la strada è più facile e il ragazzo, che ormai ha 15 anni, inizia le sue prime esperienze lavorative prima nello studio di un avvocato e poi come giornalista fino al 1836, l’anno della svolta: quell’anno esordisce infatti a dispense il suo primo romanzo, I quaderni postumi del Circolo Pickwick.

A CHRISTMAS CAROL

Dopo i primi successi che lo rendono una celebrità sia in Inghilterra che nel resto d’Europa, Dickens mette un ulteriore capolavoro nel suo “catalogo” e infatti nel 1843 esce uno dei racconti destinati ad entrare nella leggenda. Stiamo ovviamente parlando di A Christmas Carol, che racchiuderà ancora quella critica sociale che già Charles aveva maturato nel corso degli anni nella disastrata Londra vittoriana.

Qui abbiamo come protagonista un burbero e sadico Ebenezer Scrooge, ricco banchiere che si diverte a umiliare i propri dipendenti nonostante sia ormai la vigilia di Natale, un periodo nel quale si dovrebbe essere tutti più buoni.

Ma qualcosa sta per cambiare perché Scrooge, dopo essere uscito dal suo ufficio e aver percorso le strade di Londra festose e piene di persone che intonano canti natalizi, riceve le visite di alcuni spiriti: il primo a presentarsi è il suo ex socio in affari, Jacob Marley, morto sette anni prima, che lo ammonisce: se non cambierà il proprio modo di fare, il suo destino sarà lo stesso del fantasma che gli è di fronte, cioè quello di essere condannato a vagare per l’eternità appesantito dalle catene delle proprie colpe e del proprio egoismo. Scrooge ha ancora tempo e per aiutarlo a cambiare lo andranno a trovare altri tre spiriti: ecco quindi che nel corso della nottata gli appariranno lo Spirito del Natale Passato, lo Spirito del Natale Presente e lo Spirito del Natale Futuro. I tre messaggeri lo metteranno di fronte a tutto quello che già gli aveva anticipato il suo ex socio: o cambierà il suo stile di vita o morirà ricco ma odiato e dimenticato da tutti.

Grazie al percorso vissuto in quella fatale notte, finalmente il taccagno Scrooge si ravvede, diventa generoso, altruista, rispettoso e il mattino seguente raggiunge il nipote per passare uno dei più bei Natali della sua nuova vita.

FANTASMI, CHE OSSESSIONE!

Nei suoi racconti e romanzi, Charles Dickens pare essere quasi ossessionato dagli spettri e dai fantasmi. Si dice che ad averlo avvicinato a questo immaginario fosse stata la sua balia, Mary Weller, che da piccolo gli raccontava storie macabre. Ma non solo: nonostante fosse totalmente lontano dal contesto spiritista ed esoterico che si stava sviluppando in quel periodo in Inghilterra e nel resto d’Europa, sembra aver vissuto più di un’esperienza “oltre il confine”.

Secondo alcuni Dickens avrebbe avuto particolari doti che lo avvicinavano a medium e veggenti. Si racconta, ad esempio, di una premonizione che avrebbe ricevuto nel 1863: stava giocando con i figli utilizzando un bastoncino sul quale era posto un pezzo di stoffa nero; visto che l’oggetto gli riportava alla mentre il funerale dello scrittore suo amico William Makepeace Thackeray celebrato qualche giorno prima, decise di metterlo via ma ancora turbato dall’ombra che questo proiettava sul muro decise di smontarlo completamente. Il pomeriggio seguente, il figlio di Dickens, Walter, morì improvvisamente a soli 22 anni a causa di un aneurisma dell’aorta.

In un’altra occasione sognò una certa Miss Napier avvolta in uno scialle rosso; appena due giorni dopo bussò davvero alla sua porta quella donna, presentandosi con lo stesso nome e lo stesso abbigliamento che aveva visto in sogno.

Dickens disse più volte che i protagonisti e gli spettri che inseriva nei suoi racconti gli apparivano anche nella realtà e che lo seguivano assiduamente, come ad esempio lo spirito della sorella di sua moglie, Mary Hogarth, morta a 17 anni, o quello del padre che gli sarebbe apparso qualche giorno dopo il decesso avvenuto durante un’operazione.

Verità o fantasia, questo particolare aspetto della sua biografia è stato ripreso anche dal recentissimo film Charles Dickens: l’uomo che inventò il Natale nel quale lo scrittore è letteralmente perseguitato dai personaggi del suo racconto, che lo seguono ovunque per aiutarlo a stendere il suo celeberrimo testo sul Natale, che lui vive quasi sulla sua pelle.

GHOSTBUSTERS PER PASSIONE

Pur essendo Dickens, come già detto, al di fuori dell’ambito spiritista dell’epoca era comunque affascinato dal mondo del paranormale e del mistero, tanto da essere uno degli adepti del Ghost Club di Londra nato nel 1862 (c’è chi dice che ne fosse anche uno dei fondatori). Si trattava di un circolo di studiosi che ebbe le sue radici a Cambridge ad opera di un gruppo di intellettuali e uomini di scienza di tutto rispetto, come Sir Arthur Conan Doyle (il padre letterario di Sherlock Holmes), William Crookes (che contribuì alla scoperta degli elettroni), Oliver Lodge (pioniere della ricerca sulle onde radio ed elettromagnetiche) e molti altri che in seguito getteranno le basi per la ricerca sulla parapsicologia. Il Ghost Club si dedicava a indagare la veridicità di quegli strani fenomeni legati a coloro che si dicevano spiritisti o medium.

Lo stesso Conan Doyle, anni dopo, sarebbe stato “vittima” di quello che è passato alla storia come il mistero delle fate di Cottingley.

MEGLIO RESTARE CON I PEDI PER TERRA

All’epoca lo studio sulle manifestazioni paranormali era affrontato in maniera estremamente soggettiva, essendo i presunti fenomeni decisamente poco verificabili con i mezzi che avevano in possesso Conan Doyle e i suoi compagni del Ghost Club. In ogni caso, per quanto ne sappiamo Charles Dickens non entrò mai così a fondo in questo ambito e il suo rimase un interesse superficiale che visse da scettico, seguendo quello che era il pensiero positivista dell’epoca che portava a interpretare le presunte apparizioni e simili come avvenimenti dovuti a fattori fisiologici e quindi legati a «una condizione disordinata dei nervi o dei sensi».

IL MESMERISMO

Dickens partecipò anche a delle sedute spiritiche che comunque non lo entusiasmarono e che lo portarono ulteriormente verso lo scetticismo attribuendo alla moda dell’epoca un mero scopo economico.

Nonostante questo, si avvicinò a un’altra tecnica pseudoscientifica in voga in quegli anni e cioè il mesmerismo, che pretendeva di poter curare gli altri attraverso una trance ipnotica e attraverso una sorta di manipolazione esterna del flusso energetico corporeo. In questo Dickens si ritenne un vero e proprio maestro, dopo aver sperimentato questa capacità con la moglie e con sua cognata che dopo alcuni minuti dall’imposizione delle mani iniziarono prima a delirare e poi si addormentarono. In realtà Dickens provò la stessa metodologia anche su molte altre “cavie” che reagirono in modo decisamente diverso.

Insomma, al di là della motivazione che hanno portato Charles Dickens a rappresentare spiriti e fantasmi nelle sue opere, è innegabile che sia riuscito, da maestro della letteratura qual era, a far diventare il suo A Christmas Carol parte dell’immaginario collettivo.

Basti pensare alle tante reinterpretazioni che ne ha offerto il teatro, per non parlare del mondo del cinema. Una piccola “storia di fantasmi del Natale” diventata un classico immortale, soprattutto perché si fa portatrice di un messaggio positivo che rimane valido oggi più che mai, in una società che rischia di interpretare questa ricorrenza più in chiave consumistica che nel suo valore spirituale.

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