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Ci vuole una bella immaginazione

by Lettere21

Creare nuove ipotesi del futuro. È la base per l’evoluzione umana, l’arte e la scienza

Serve nella matematica, nel design. E nel sesso. Con essa costruiamo universi paralleli, mondi inesistenti, ipotesi fantasiose e situazioni inventate. Molto più spesso di quanto pensiamo, siamo nelle mani di una forza mentale potentissima: l’immaginazione.

TROPPI SIGNIFICATI. A metà strada tra le emozioni e la razionalità, è stata a lungo dimenticata dagli scienziati e se ne parla poco. Il problema, ha spiegato Sheldon Brown, direttore dell’Arthur C. Clarke Center for Human Imagination dell’Università di California, a San Diego, è che la parola “immaginazione” ha troppi significati. C’è infatti l’immaginazione dei bambini che si fingono pirati. C’è quella di chi si immagina come andrà un esame o si proietta in una situazione futura. Ma ci sono anche le fantasie sessuali. O la capacità di “vedere” come un oggetto può essere trasformato in uno strumento. L’immaginazione entra in campo persino nell’ideare gli esperimenti scientifici e, nella sua forma più artistica, si trasforma nella cosiddetta creatività che produce mondi paralleli o inesistenti. Sheldon Brown pensa che Carl Sagan, astronomo e divulgatore del secolo scorso, avesse ragione quando affermava: “L’immaginazione ci porta in mondi inesistenti, ma senza di essa non potremmo progredire”.

IMAGINO ERGO SUM. È proprio quello che è avvenuto nella storia dell’uomo. La “cultura immaginativa” può guardare una roccia e figurarsi che cosa succede se la colpisco e se ne stacca un pezzo. Il risultato, che nella mente è un sasso scheggiato, nella realtà diventa uno dei primi strumenti che la linea evolutiva umana – ben oltre due milioni di anni fa (vedi grafico nelle pagine successive) – ha usato per staccare la carne dalle carcasse degli animali uccisi. Costruendosi nella mente la struttura della roccia modificata, dai primi sassi grossolanamente scheggiati si passò agli utensili acheuleani (che risalgono a 1,76–0,13 milioni di anni fa circa), più piccoli e precisi. «I nostri antenati sopravvissero perché una primitiva cultura immaginativa li aiutò a improvvisare e trasmettere la caccia e la raccolta cooperativa», spiega Stephen Asma, professore di filosofia a Chicago e membro del Research Group in Mind, Science and Culture, autore di The evolution of imagination (del 2017, edito dalla University of Chicago Press).

Ma l’esperimento mentale, “le prove e gli errori” nel cervello non sono utili solo nella costruzione di strumenti. Altri passi della nostra evoluzione si sono verificati proprio secondo questo meccanismo mentale, ovvero costruendo una o molte alternative. L’uso del fuoco per esempio ha totalmente rivoluzionato la nostra evoluzione, permettendoci di cuocere la carne, scaldarci di notte e allontanare i predatori. Immaginare che da un ramo che brucia si potesse ricavare uno dei più potenti strumenti della nostra storia è stato fondamentale per i primi uomini. Così nascono tutte le nuove strategie di comportamento: “Se mi alleo con il capo della tribù, cosa potrebbe accadere? E cosa succede se invece prendo un’altra strada e cerco di spodestarlo?”. Le facoltà immaginative, secondo gli scienziati, sono comunque comparse gradualmente. In questo lungo cammino, si è sempre ritenuto che la costruzione di situazioni diverse da quelle di tutti i giorni (appunto, immaginare qualcosa) fosse basata essenzialmente sul linguaggio, una delle più grandi spinte all’evoluzione umana. Ma numerosi esempi dimostrano che il linguaggio non è necessario: bastano, come dice il nome, le immagini. Ne sono prova i bambini molto piccoli e gli animali, privi di linguaggio. L’immaginazione è per così dire prerequisito di ogni essere vivente. Di fronte a un’alternativa, tutti gli animali dotati di una certa intelligenza devono fare una scelta, e quindi immaginarsi quali potrebbero essere le conseguenze. Specie dal cervello complesso, come gli scimpanzé, sono in grado di immaginare di utilizzare sassi o altro per rompere le noci.

Il passaggio dalle antiche specie antenate di uomo e scimpanzé, oltre 6 milioni di anni fa, ha condotto alla linea evolutiva dell’uomo, che ha sviluppato al massimo molte capacità intellettive, tra le quali l’immaginazione.

LA POTENZA DEL LINGUAGGIO. In questo contesto, la narrazione e il linguaggio, sotto forma di graffiti, di pitture sul corpo, di ornamenti e degli antecedenti della musica, hanno enormemente aumentato il potere dell’immaginazione dell’uomo del Pleistocene. La comunicazione complessa ha fornito agli uomini le “istruzioni per l’immaginazione”, rendendola più articolata. Un ulteriore passo, nelle epoche successive, è stato quello di trasformare la costruzione di mondi paralleli in racconti e saghe con fini morali (dalla storia sumera di Gilgamesh al Mahabharata, un grande poema epico dell’induismo, che risale al IV secolo a.C.).

SOGNO O SON DESTO? Ma come funziona l’immaginazione? Per capirlo gli scienziati studiano il momento in cui sogniamo, quando alcune regioni cerebrali e i neurotrasmettitori che agiscono nella vita conscia diminuiscono le loro attività, per lasciare spazio a quella che si potrebbe chiamare “immaginazione involontaria”. È un momento in cui il cervello rimescola i pensieri, per così dire, ma in maniera disordinata e caotica, tumultuosa e senza (apparenti) connessioni. Solo quando ci si sveglia, la corteccia prefrontale, dove risiede l’attività di pianificazione dei comportamenti complessi, riprende il controllo.

I più recenti studi hanno confermato che l’immaginazione è una facoltà davvero potente. Quando immaginiamo qualcosa di spaventoso, come animali o eventi minacciosi (ragni o cani ringhianti per esempio), il nostro cervello reagisce come se ci trovassimo di fronte a veri ragni o cani. «A livello del cervello, l’esposizione immaginaria alla minaccia non è diversa, e l’immaginazione funziona quanto la realtà», afferma Marianne Reddan, dell’Università di Boulder, in Colorado. Gli psicologi clinici sfruttano questo meccanismo già da tempo sui loro pazienti: immaginare ciò che ci spaventa in una situazione di tranquillità può aiutarci a superare la paura. E questo vale anche per attività meno inquietanti: immaginando di suonare il piano è possibile potenziare le connessioni neuronali nelle regioni correlate alle dita. In tal modo è più facile recuperare l’uso di alcune parti del corpo.

FUTURO PROSSIMO. Ancora oggi dunque l’immaginazione è fondamentale per l’uomo moderno. Quasi quanto lo è stata per i nostri antenati più lontani. Ci permette per esempio di muoverci nel mondo astratto della matematica e della meccanica quantistica. È il motore dell’innovazione e della scienza. Lo stesso filosofo della scienza Karl Popper pensava che per la formulazione di teorie scientifiche fosse necessaria l’immaginazione, una spinta a superare la conoscenza esistente fino a quel momento. Non solo: la costruzione di creature fantastiche, mai viste, e situazioni del tutto impossibili è anche alla base di tutta l’arte (vedi riquadro in questa pagina): un’altra peculiarità della nostra specie. Esercitare l’immaginazione in tutti gli ambiti, dal privato al sociale, non è quindi una perdita di tempo, ma consente di usare al massimo le enormi capacità del cervello umano.

UNIVERSI PARALLELI

ARTE, SCIENZA E CREATIVITÀ. Il tipo di immaginazione più complesso è forse quello che costruisce mondi in cui le leggi di natura non esistono, vengono regolarmente infrante, o sono molto diverse da quelle “classiche”. Meglio ancora, come dice l’antropologo inglese Steven Mithen, quelli in cui le opere più fantasiose combinano elementi familiari ad altri appartenenti a mondi o scenari in apparenza impossibili, come quelli in cui agiscono gli artisti come Magritte e Dalí, o le improvvisazioni dei musicisti sperimentali (che stanno pur sempre all’interno delle regole musicali). Anche la scienza approfitta della creatività per “progettare” nuovi mondi, apparentemente contro le regole fin a quel momento esistenti. Basandosi su una gran mole di dati, Darwin immaginò e descrisse un mondo in cui le specie cambiano in continuazione, senza necessità di una mente suprema che le avesse create. E uno degli aneddoti più famosi riferiti da Einstein descrive il momento in cui si immagina a cavallo di un raggio di luce.

SETTE PASSI VERSO L’IMMAGINAZIONE

Secondo Steven Mithen, antropologo dell’Università di Reading, nel Regno Unito, sono stati necessari sette cambiamenti chiave per far emergere l’immaginazione umana così come la conosciamo. Ognuno si è verificato per altri scopi, i primi tre nei nostri lontani antenati, ma gli ultimi quattro esclusivamente per Homo sapiens.

1-TEORIA DELLA MENTE La consapevolezza che gli altri hanno credenze e stati mentali simili ai propri permette “esperimenti mentali” su pensieri altrui.

2-CICLO DI VITA L’uomo ha un lungo periodo di infanzia e adolescenza. Momenti senza responsabilità, con l’opportunità di giochi immaginativi.

3-INTELLIGENZA SPECIALIZZATA Moduli mentali evoluti, dedicati a specifici pensieri o comportamenti, permettono di combinare diverse conoscenze per nuove idee.

4-LINGUAGGIO Un sistema di regole grammaticali; secondo Mithen si è evoluto solo in Homo sapiens e consente la creazione e l’elaborazione di idee che non possono essere concepite da una singola mente.

5-FLUIDITÀ COGNITIVA Usare il linguaggio per combinare le conoscenze specialistiche permette la creazione di nuovi pensieri e idee tra cui metafore e simboli.

6-MENTE ESTESA L’uso di tecnologie come la scrittura e i chip per computer per archiviare e condividere nozioni e dati permette di migliorare idee esistenti.

7-SEDENTARIETÀ La transizione dalla caccia e raccolta all’agricoltura fa in modo che gli individui, attraverso la creazione di eccedenze alimentari, possano trascorrere del tempo in attività creative.

IN SINTESI

  • Lo studio dell’immaginazione è stato a lungo trascurato.
  • Eppure, secondo alcuni psicologi, è stato importante nell’evoluzione umana, per costruire scenari e soluzioni a problemi dell’ambiente.
  • Potenziata dal linguaggio, è fondamentale nella vita sociale, nell’indagine scientifica e nella creatività artistica.

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