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Coco Chanel, la regina della moda era cresciuta in un organotrofio

by Lettere21

Gabrielle Chanel, di cui ricorre il cinquantesimo anniversario della morte, rimase orfana di madre a 12 anni. Per questo crebbe in un istituto di suore, dove si appassionò di cucito. Restò così conquistata dalla linea semplice e rigorosa degli abiti monacali da farne la cifra delle sue future collezioni

Si spense in una lussuosa camera dell’Hotel Ritz di Parigi, dove abitava stabilmente, il 10 gennaio di cinquant’anni fa: Coco Chanel, icona della moda mondiale, ha dominato il XX secolo con il suo stile rivoluzionario che ha cambiato gli standard di eleganza femminile, liberando le donne dai cliché in cui erano imprigionate. Ha imposto il suo discreto avanguardismo nella moda attraverso scelte nette e coraggiose come l’abito nero minimalista, ispirato a un’uniforme, il blazer con i bottoni dorati, le ballerine a due colori, ed è stata la stilista più plagiata del pianeta, cosa che non l’ha mai disturbata perché, come lei stessa affermava, «succede solo ai grandi di essere imitati».

Sarta e cantante

Gabrielle Bonheur Chanel nacque il 19 agosto 1883 a Saumur nel Dipartimento di Maine e Loira e perse sua madre appena dodicenne. Il padre Henri-Albert Chanel, che di mestiere faceva l’ambulante, alla morte della moglie si liberò di tutti i figli: i fratelli Alphonse, Lucien e Augustin furono mandati a lavorare in una fattoria, mentre le figlie Julie, Antoinette e Gabrielle furono affidate alle suore del Sacro Cuore di Aubazine a Corrèze, in un orfanotrofio situato in un’antica abbazia. Proprio qui Gabrielle Chanel si appassionò al cucito e, osservando l’abito bianco e nero dalle linee semplici delle religiose e l’architettura simmetrica e severa dell’abbazia, trasse ispirazione per le sue collezioni future.

Quando uscì dal collegio a 18 anni tentò la fortuna come cousette (sartina) nella bottega Maison Grampayre a Moulins, ma non guadagnando a sufficienza, cominciò a esibirsi nei piano bar come cantante. Pare che una sera avesse intonato la canzone Qui qu’a vu Coco?, da cui probabilmente mutuò il suo nome d’arte.

Aiutata dai suoi uomini

Fu in uno dei locali che frequentava per lavoro che conobbe Étienne de Balsan, figlio di imprenditori tessili, con fortune milionarie.

I due iniziarono una lunga relazione e si trasferirono nel castello di lui a Royallieu. L’imprenditore intuì il talento di Coco e le offrì risorse economiche e conoscenze: la presentò per esempio ad Arthur Capel, conosciuto come Boy Capel, un giocatore di polo inglese che la sostenne finanziariamente nell’apertura del suo primo atelier come modista e confezionatrice di cappelli. Coco e Arthur diventarono anche amanti, mentre il laboratorio di lei si trasformava in fretta in un luogo di attrazione per attrici e donne in vista, che ordinavano in quantità sempre maggiori i suoi cappelli. I copricapo di Gabrielle Chanel spopolarono a Parigi a tal punto che fu aperto un secondo negozio a Deauville nel 1913, dove apparve per la prima volta il marchio di fabbrica Coco Chanel, e un terzo a Biarritz nel 1915, coraggiosamente nel pieno della Grande Guerra.

Rivoluzionaria della moda

Le donne iniziarono ad ammirare anche lo stile sobrio e lineare di Gabrielle che proponeva cardigan e pantaloni ariosi, in pieno contrasto con lo stile dell’epoca. Sempre controcorrente, ampliò la sua gamma di prodotti con capi sportivi dalle linee morbide, intuendo la tendenza al salutismo che di lì a poco avrebbe dettato legge in Francia. Incoraggiata dal successo, debuttò come stilista con il desiderio di liberare le donne da standard obsoleti di eleganza.

Nel 1918 installò la sede della sua casa di moda nell’elegantissima rue Cambon a Parigi. Qui le taglie sfumarono, le forme vennero cancellate e le gonne si accorciarono. I vestiti diventarono più disinvolti e soprattutto i codici maschili e quelli femminili iniziarono a sovrapporsi in nome della praticità. Così arrivarono i suoi iconici modelli di tailleur, i pantaloni morbidi e le gonne plissettate. Poi lanciò la cosiddetta petite robe, ovvero il classico tubino nero, un colore che fino ad allora era stato associato solo al lutto e all’improvviso salì in cima ai desideri femminili e divenne un classico del guardaroba nei decenni a venire.

Debutto in gioielleria

Dopo fu la volta della sua prima collezione di alta gioielleria. Le creazioni di Gabrielle erano vere e proprie opere d’arte da indossare sugli abiti raffinati e dalle linee pure delle sue collezioni.

Lusso, ricchezza e raffinatezza ormai erano la formula del suo successo inarrestabile. Nessuna sorpresa, quindi, che nel 1931 Coco Chanel andasse a Hollywood, chiamata dal produttore cinematografico Samuel Goldwyn, per realizzare gli abiti di grandi star americane del cinema e di tutte le attrici più in voga. Nel 1932 lanciò la sua collezione di diamanti e il suo patrimonio aumentò vertiginosamente: Coco arrivò a possedere cinque palazzi in rue Cambon.

Seconda Guerra mondiale

Ma all’apice della sua carriera, scoppiò la Seconda Guerra mondiale. Pare che Coco manifestasse idee fortemente antisemite e addirittura avesse legami con Hitler. La sua biografia A letto con il nemico, La guerra segreta di Coco Chanel, scritta da Hal Vaughan e uscita negli USA nel 2011, ipotizza che fosse una spia nazista, reclutata nell’intelligence tedesca, l’Abwehr, con il nome in codice di Westminster, dal nome di un suo amante dell’epoca, il Duca di Westminster, e che avesse portato a termine missioni in diverse città europee. Grazie a questa attività, Gabrielle conobbe l’ufficiale della Gestapo, il barone Hans Gunther von Dincklage, più giovane di lei di 13 anni, e in virtù di questi altissimi contatti, nel periodo dell’occupazione tedesca, poté continuare a vivere a Parigi, ospite fissa dell’Hotel Ritz, a due passi dalla sede della Maison.

Un recente film del regista francese Stéphane Benhamou The No. 5 War spiega come Chanel avrebbe sfruttato le leggi antiebraiche per appropriarsi dell’azienda di profumi dei fratelli Wertheimer, che l’avevano sostenuta nel lancio del suo Chanel N° 5 e nella società di profumi Chanel (vedi box nella pagina a lato). Una teoria che getterebbe molte ombre sulla sua figura. Nel 1945, nonostante la crisi e la chiusura dell’azienda e di molti negozi, i suoi profumi e accessori furono tra i più venduti. Ma presto, liberata la Francia dai nazisti, Coco dovette riparare in Svizzera. Così chiuse la sede e licenziò circa 4.000 operai. L’Oscar della moda Nel 1954 i tempi furono maturi per abbandonare l’esilio, ritornare a Parigi e ripartire. Gabrielle sentiva di dover riprendere il controllo sulla moda parigina in un momento in cui il suo concorrente Dior ricorreva allo sfarzo: si pose rispetto a lui in modo antitetico, continuando a essere ambasciatrice di sobrietà con i suoi capi innovativi, i tweed, i bottoni gioiello, i cardigan, i pantaloni femminili. Ciò le avrebbe consentito di guadagnare, tre anni più tardi a Dallas, il Neiman Marcus Award for distinguished service in the Field of Fashion, l’Oscar della moda, e di essere consacrata come la creatrice più in”uente del XX secolo. Nel 1955 lanciò la famosa borsa trapuntata con la tracolla in metallo, passata alla storia come Chanel 2.55.

Sempre sulla cresta dell’onda

Pur essendo una stilista ormai settantenne, Coco riusciva ancora a sorprendere con creazioni innovative come il tailleur che sarebbe stato indossato da Jacqueline Kennedy il giorno dell’attentato al presidente JFK. Introdusse sul mercato anche il primo profumo maschile, Pour Monsieur, e le ballerine bicolori in cui il cuoio beige sembrava allungare le gambe e la punta nera faceva apparire il piede più piccolo. I suoi look furono adottati anche da attrici del calibro di Romy Schneider, Elizabeth Taylor e Jane Fonda. Uno dei suoi ultimi successi fu il profumo Chanel N° 19, creato da Henri Robert, omaggio al giorno del suo compleanno.

Dopo di lei

Dopo la sua scomparsa, la maison Coco Chanel è stata seguita da Gaston Berthelot e Ramon Esparza, e a partire dal 1983 da Karl Lagerfeld, che come direttore artistico si occupò delle collezioni di alta moda, di prêt-à-porter e di accessori.

Nel 1987 Lagerfeld ha lanciato una collezione di orologi e alla fine degli anni ’90 una nuova linea di cosmetici, in linea con l’orientamento impresso alla compagnia dalla sua fondatrice. A distanza di mezzo secolo dalla sua morte, Chanel è rimasta Chanel: un eterno e ineguagliabile simbolo di eleganza e lusso.

Chanel N° 5, il profumo più famoso della storia

Nel 1921 Coco Chanel fu la prima stilista a lanciare un profumo, Chanel N° 5, che s’impose come il più iconico profumo del mondo grazie alle sue note eleganti che mescolano bergamotto, limone, gelsomino, sandalo, vaniglia e cedro. Coco si era affidata a un rinomato creatore di profumo, Ernest Beaux, che le sottopose 24 campioni di essenze. Solo il numero 5 la colpì e siccome il 5 era il suo numero fortunato, tanto è vero che le sue sfilate era solita presentarle il 5 maggio (5/5), non esitò a sceglierlo e ad attribuirgli quel nome. Una delle testimonial di Chanel N° 5 fu l’attrice Marilyn Monroe. Coco lanciò in seguito molti altri profumi (Chanel N° 22, 19, Cuir de Russie, Gardenia e Bois des Îles) e nel 1924 fondò la Société des Parfums Chanel in società con i fratelli ebrei Pierre e Paul Wertheimer, titolari della Bourgeois, una famosa azienda produttrice di profumi. Oltre ai profumi Coco lanciò anche diversi cosmetici, tra cui il principale fu il rossetto, il famoso rosso Chanel.

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