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Come battere un raccomandato

by Lettere21

Missione impossibile? No, a patto di avere competenza, grinta e pazienza sufficienti per giocare una partita che può essere lunga e insidiosa. Ecco le strategie da mettere in campo che possono cambiarci la vita, almeno quella professionale

Battere un raccomandato, che vi blocca la carriera: pensate che sia un’impresa impossibile? Secondo gli esperti, non lo è. Si può avere la meglio su di lui, ma bisogna avere le competenze e la grinta necessarie a sostenere una sfida insidiosa e prevedere tempi certamente non brevi. Se c’è poco interesse a investire nel capitale umano le probabilità di riuscire a dimostrare i propri meriti e il proprio impegno in azienda sono purtroppo esigue. In particolare in momenti di crisi come questo, le imprese tendono a capitalizzare a breve termine. Focalizzano l’attenzione su obiettivi minimi e riducono l’investimento sulle risorse umane. Così, già dalla fase di reclutamento del personale, si tralascia la qualità a favore di interessi più immediati. E, va da sé, anche a favore di parenti, amanti o amici degli amici…

Giocare d’astuzia

Quando non è la simpatia a darci una mano per farci superare il confronto con il prediletto del capo ufficio, si deve giocare d’astuzia. Senza mai portare il confronto a uno scontro, però. In un ambiente di lavoro le dispute sono sempre controproducenti. Invece la collaborazione è uno dei fattori fondamentali per avere successo professionale: Mostrare un atteggiamento “prosociale”, ovvero essere collaborativi con la collettività e i colleghi, permette di fare carriera. È soprattutto collaborando che si possono davvero mettere in campo le proprie abilità. In più, si può studiare il collega e puntare su quelle qualità che a lui mancano, poiché trovare un ambito in cui non c’è sovrapposizione di ruoli permette a ciascuno di esprimersi liberamente. Alla fine, se l’ambiente di lavoro è sufficientemente sano, questa strategia ci ripagherà perché il nostro impegno sarà riconosciuto e valorizzato come merita. E se il protetto del capo non avesse voglia di collaborare con noi? In questo caso può tornare utile stringere relazioni con chi può sostenerci sul piano professionale o per lo meno su quello emotivo. Un collega che capisca la situazione può essere di sostegno nei momenti difficili. Attenzione però che questi momenti non diventino logoranti. Ciascuno di noi deve imparare a gestire le proprie energie in modo oculato. Bisogna capire se valga davvero la pena d’insistere. Quando l’ambiente di lavoro è malsano, è più salutare riconoscere che la propria vittoria sta nell’impegnarsi altrove.

Fai questo test e scopri se puoi farcela

Come devi comportarti in azienda? Come devi relazionarti con i colleghi e affrontare le mansioni che ti vengono assegnate per battere un raccomandato? Gli psicologi hanno elaborato il seguente test di autovalutazione, basandosi anche sugli studi del ricercatore americano Louis A. Penner in merito alla “prosocialità” e al comportamento cooperativo (Prosocial personality battery PSB di Penner L.A. 2002). Il test ha il solo scopo di farci riflettere su alcuni dei nostri modi di vivere nell’ambiente di lavoro. Come si fa: Rispondi alle domande e assegna il punteggio sottoindicato, poi tira le somme. Un punteggio da 6 in su è un buon risultato. Al di sotto, occorre rivedere il proprio rapporto con gli altri (e anche quello con se stessi).

I raccomandati? Ci sono anche tra gli elefanti e le scimmie

Se è controproducente, come mai il fenomeno della raccomandazione è così diffuso? Secondo alcune teorie evoluzionistiche, il nepotismo, ovvero la raccomandazione rivolta a un parente, “è un atto di altruismo verso i membri della propria famiglia”. I biologi hanno più volte osservato questo comportamento all’interno di diverse specie. Dal momento che con i parenti si condividono i geni, favorirli è un modo per conservare il proprio Dna nella popolazione. Si pensi agli elefanti o agli insetti sociali come le api e le formiche, in cui la cooperazione è massima tra gli individui di una colonia formata da parenti e minima con gli estranei. E che cosa succede, invece, quando la raccomandazione non riguarda i parenti? Anche in questo caso si riconosce che chi raccomanda ottiene comunque un interesse personale. Il vantaggio sta “nel rafforzare le proprie alleanze politiche” (mi hai fatto un favore, te ne devo uno). Favore dopo favore, l’aspirante leader accresce il proprio status sociale. Un successo che per i maschi dei macachi, scimmie con una spiccata socialità, si traduce anche in un “vantaggio genetico”, visto che il capobranco (e cioè il soggetto con più alleati e consensi) alla fine ottiene anche un numero maggiore di femmine e di figli.

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