Controllati dalle app

Contano le calorie che bruciamo, ci correggono la postura, analizzano il sonno e persino le emozioni. Come? Attraverso sofware applicati a bracciali, orologi, cinture, anelli, occhiali. Noi li indossiamo e loro raccolgono dati. E li trasmettono al medico

Piove, siete imbottigliati nel traffico e arriverete tardi al vostro appuntamento, il cellulare suona e il capoufficio vi avvisa di un problema urgente da risolvere, mentre a casa avete lasciato i bambini con la nuova babysitter e vi preoccupate per come se la caveranno: ce n’è abbastanza per fare salire il livello di stressfi Prima ancora che possiate rendervene conto, ci pensa il braccialetto che indossate al polso a segnalare che avete superato la soglia di guardia. Sembra fantascienza e invece la tecnologia esiste già: sono gli dispositivi elettronici capaci di monitorare le nostre emozioni. Si indossano al polso come un orologio.

Lo usa anche la Nasa

Per ora E3 è usato solo nei centri di ricerca e negli ospedali per monitorare il comportamento delle persone nella vita quotidiana. Per esempio alla Nasa serve per studiare le reazioni psicofisiche degli astronauti. L’Università di Harvard e molti altri istituti lo usano per le loro ricerche in neurologia o in medicina del sonno, mentre gli ospedali lo adoperano per controllare il comportamento dei malati di Parkinson, di Alzheimer o di depressione. Il vantaggio di questo bracciale è che in pochissimo spazio contiene un microchip capace di analizzare sia il sistema nervoso simpatico sia quello parasimpatico, cioè le parti fondamentali del sistema nervoso autonomo che regolano le funzioni vegetative dell’organismo al di fuori del controllo volontario (contrazioni cardiache, circolazione sanguigna, respirazione, produzione di secrezioni, dilatazione e restringimento delle pupille ecc.). Quindi, rilevando con la precisione di uno strumento scientifico da laboratorio alcuni parametri quali la conduttività della pelle, il battito cardiaco e la temperatura corporea, ci dà informazioni anche sullo stato di ansia o di stress di chi lo indossa o sulla qualità del suo sonno. C’è anche una versione impermeabile del braccialetto, E4, da indossare in piscina o sotto la doccia.

Che cos’è il “sé quantificato”?

Registrare le nostre emozioni è solo la nuova frontiera di un movimento culturale e tecnologico che si sta diffondendo nel mondo e che è partito, come prevedibile, dagli Stati Uniti: il Quantified Self, letteralmente “Sé quantificato”. L’obiettivo è controllare il nostro corpo, anche 24 ore su 24, con diversi microchip da indossare e trasformarlo in un insieme di dati che possono poi essere elaborati e interpretati da software direttamente su smartphone, tablet, pc, attraverso app dedicate, che spesso forniscono pure consigli su come correggere abitudini di vita scorrette. Oltre il 60 per cento dei dispositivi è usato per le attività del tempo libero. Apple, Google, Microsoft, Samsung e altri fanno a gara per sviluppare le applicazioni più accattivanti. Ci sono sensori di postura, del battito cardiaco, del consumo calorico, dei cicli del sonno, inseriti in gadget gradevoli nel design. Sono un aiuto anche per gli anziani. È il caso degli smartphone da appendere alla cintura, che segnalano se una persona è caduta o se un malato di Parkinson è fermo di fronte a un ostacolo che non riesce a superare, come un gradino, e che consigliano quali movimenti fare per affrontarlo.

Il medico servirà sempre

Secondo uno studio pubblicato da ricercatori statunitensi sulla prestigiosa rivista scientifica Plos One, seguire le indicazioni delle app per l’esercizio fisico installate sul telefonino, piuttosto che un programma di controllo delle calorie, ha invogliato molte persone obese a muoversi di più e a mangiare di meno. Mentre un’altra ricerca, condotta dalla Oxford University, ha monitorato 500 pazienti ipertesi, dimostrando che le app sul telefonino li hanno aiutati a tenere sotto controllo la pressione e ad autoregolarsi la somministrazione di farmaci. Potremo quindi fare a meno del medico? No. Al contrario, la quantità di dati raccolta da questi dispositivi potrà aiutare il medico ad avere un quadro più completo del nostro stato fisico quando deve formulare una diagnosi. E i dati ricavati dai normali esami clinici potranno essere integrati con quelli prodotti dai sensori in un grande database, che rappresenterà la nostra “memoria sanitaria”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torni in alto