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Così provano emozioni e ci parlano

by Lettere21

Uno studioso ha dimostrato che i nostri animali domestici hanno sensibilità pari a quella di un bambino. Ecco come dialogano con noi

La scienza ha finalmente fornito una prova tangibile che dimostra come anche cani e gatti parlino e provino emozioni. Niente di nuovo per chi ci convive. Il neuroscienziato americano Gregory Berns ha pubblicato un articolo in cui riporta i risultati di un singolare esperimento che dimostrerebbe come «la capacità di provare emozioni positive, amore o affetto, sembra indicare che i cani abbiano la sensibilità alla pari di un bambino». Berns è riuscito ad abituare 12 cani (compreso il suo) alla risonanza magnetica. Ha così analizzato le risposte cerebrali a stimoli positivi, per esempio il ritorno del padrone, e ha accertato che emozioni e sentimenti portano all’attivazione della stessa area del cervello (il nucleo caudato, ricco di ricettori del piacere) tanto nei cani quanto negli uomini. Un risultato che aggiunge un altro tassello alle nuove ipotesi sull’evoluzione e sullo sviluppo del comportamento sociale degli animali, le cui basi sono sempre più equiparabili a quelle umane. Come anche è stato osservato di recente dai primatologi dell’Emory’s Yerkes National Primate Research Center che hanno appurato come lo sviluppo del controllo delle emozioni nei cuccioli di bonobo (tra le grandi scimmie più simili all’uomo) avvenga con le stesse modalità in cui si realizza nei bambini, ovvero grazie alla solida e rassicurante presenza della madre.

Sappiamo comunicare con loro

Ad avvicinare l’uomo agli animali non sono solo le emozioni. Gli studiosi che cercano le ragioni dell’empatia, che si forma tra padrone e animale domestico, affermano che è per via della capacità di comunicare con loro se il legame affettivo si rafforza. Le ricerche degli ultimi decenni hanno consentito di “decodificare” il linguaggio di cani e gatti con cui condividiamo una lunga storia evolutiva (9.500 anni con il gatto e 26mila con il cane). Oggi sappiamo che la comunicazione si realizza negli animali in diversi modi. Vi è la comunicazione verbale, ma anche quella posturale, visiva, tattile, olfattiva e chimica. Ogni specie ha evoluto strategie comunicative particolari, privilegiando una modalità sulla base delle proprie dotazioni fisiche e ambientali. I pesci dei nostri acquari non sono muti. Essi comunicano attraverso segnali posturali o visivi (come i colori della livrea che possono cambiare anche in base all’umore), ma anche con sostanze chimiche rilasciate dal corpo o esercitando variazioni di pressione prodotte smuovendo l’acqua. Il gatto segnala il proprio stato d’animo assumendo posture caratteristiche, come quella di minaccia, in cui mentre soffia è accovacciato, con gli artigli in fuori pronti all’uso, le orecchie all’indietro. Il cane sa dirci quando vuole giocare, quando è felice, quando ha paura o vuole tenerci alla larga muovendo orecchie e coda. Saper leggere quello che i nostri animali ci comunicano, decodificarne i segnali “paralinguistici”, ci aiuterà a capirli e a godere del loro affetto.

Il cane ci parla anche muovendo la coda

La coda è un mezzo importantissimo nella comunicazione del cane. Quando è tenuta orizzontale, distesa ma non rigida, indica attenzione. Se è alzata in verticale, ha un significato di saluto o di prudenza verso un estraneo. Se è curvata sul dorso, il cane ha un atteggiamento sicuro e dominante. Quando è tenuta fra le gambe indica disagio, sottomissione o paura. Bassa ma lontano dalle gambe e leggermente scodinzolante, indica tranquillità.

Pallido e nuota a scatti: è ora di cambiare l’acqua

I colori delle livree dei pesci hanno un chiaro significato. Non solo per i disegni ma anche per i toni. Se i colori sono accesi e brillanti, il pesce sta bene. Se diventano più scuri, il pesce sta corteggiando o minacciando. Diversamente se pallido sta soffrendo o ha paura. Quando il pesce rosso nuota a scatti nell’acquario, vuol dire che l’acqua va cambiata, perché povera di ossigeno o ha una temperatura troppo elevata.

Le “fusa” dei conigli

Chi possiede un coniglio domestico, un animale che si sta diffondendo sempre di più nelle nostre case, lo avrà magari sentito emettere un suono lieve e gutturale, il caratteristico “gugu” che ricorda un poco le fusa del gatto. Questo suono sta a indicare che il coniglio è felice o sta corteggiando. Quando, invece, il coniglio batte il piedone a terra è perché è arrabbiato o sente un pericolo e cerca così di allertare i compagni.

Gatti: impariamo a leggere le posture

Rivelano le intenzioni del gatto. Le più comuni sono: amichevole, aggressiva, difensiva, di minaccia e di confronto. Un gatto amichevole ha il pelo liscio, la schiena piatta, la coda alta e il collo disteso. Se aggressivo, la schiena è inarcata, pelo e coda sono ritti. La schiena è inarcata anche quando è sulla difensiva, ma orecchie e coda sono piegate all’indietro. Nel confrontarsi con un nemico, sfoderati gli artigli, piega le orecchie e si adagia sulla schiena. Se minaccia, si accovaccia con gli artigli in fuori e soffia.

Cani e gatti capiscono 50 parole

I cani e i gatti comprendono in media il significato di una cinquantina di parole. La Border collie Chaser ne ha imparate addirittura 1.022, grazie all’allenamento di quattro ore al giorno impartito dai suoi proprietari, John Pilley e Alliston Reid, ricercatori del Wofford College di Spartanburg nel South Carolina (Usa). Per imparare ad associare un significato a un vocabolo, questo deve essere ripetuto secondo uno schema fisso. In pratica, timbro di voce, ritmo e tono devono essere costanti nella formulazione del suono. Il gatto percepisce variazioni di un decimo di tono nelle alte frequenze e di quarti di tono in media frequenza. Non solo, anche la postura che assumiamo è fondamentale. Più che i messaggi vocali, gli animali sanno interpretare quelli “paralinguistici” che tengono conto della postura, della mimica o dell’odore. A un gatto è quindi sufficiente sentire come ci muoviamo verso la cucina per intuire se è davvero il momento della pappa. E ugualmente a un cane basterà vedere con quale atteggiamento ci dirigiamo verso la porta per sapere se è il momento di scendere.

I mici muovono le orecchie se…

Oltre alla postura, le orecchie rappresentano un altro importante indizio delle emozioni. Sono dotate di muscolatura volontaria e possono essere orientate in modo veloce. A volte il gatto muove un solo orecchio alla volta in direzione dei suoni. Quando sono diritte e in avanti, per esempio, indicano che il micio è sicuro.

Sereno:
orecchie diritte e sguardo attento

Arrabbiato:
orecchie ritte e rivolte all’indietro

Aggressivo:
orecchie basse e di lato

Felice:
orecchie diritte e occhi socchiusi

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