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Diventi manager solo se sei “Psicopatico”

by Lettere21

Per noi questa parola ha un’accezione negativa, ma è proprio questo il termine che uno psicologo inglese usa per spiegare la sua rivoluzionaria tesi sulla leadership: insomma, fai carriera se hai le stesse caratteristiche di uno “psicopatico”

J.C.P. è un top manager americano. A poco più di 40 anni ha già scalato la ripida parete che conduce alla cima aziendale, impresa che gli ha dato il diritto di sedere in un bell’ufficio tutto suo, in un grattacielo di New York. Professionalmente non ha mai sbagliato un colpo e la sua carriera è sempre progredita in linea verticale. Single e senza figli, di aspetto più che decente, sa essere simpatico e ha un certo successo anche con le donne, con le quali ha rapporti di durata e intensità variabile, che tuttavia non si consolidano mai. I rapporti con la sua famiglia d’origine non sono idilliaci: J.C.P. non sembra legato a nessuno dei suoi congiunti e sostiene di non essere ben visto dai parenti. A periodi alterni entra in conflitto con le sorelle o con la madre e interrompe ogni rapporto. Tra i suoi ascendenti familiari, si registrano casi di disturbi dell’umore.

In prigione o in Borsa

Gli scienziati non hanno dubbi. Tra i leader, i tratti da psicopatico sono relativamente comuni. «Se non avessi studiato gli psicopatici nelle prigioni, lo avrei fatto in Borsa», dice Robert Hare, professore emerito di Psicopatologia all’Università della British Columbia (Canada). «Senza dubbio se ne trovano di più seduti nelle stanze dei bottoni delle aziende che nel resto della popolazione. Essi stanno in qualunque contesto in cui posizione e status diano opportunità di avere potere e controllo sugli altri, oltre che ottimi guadagni». Gli fanno eco Belinda Board e Katarina Fritzon dell’Università del Surrey (UK), autrici nel 2005 di un sondaggio che ha fatto storia su tre gruppi di persone – manager, pazienti psichiatrici e criminali rinchiusi in cliniche psichiatriche – dei quali sono stati messi a confronto i risultati: «L’analisi ha rivelato che un certo numero di attributi, tipici delle personalità psicopatiche – fascino superficiale, egocentrismo, grande capacità di persuasione, indipendenza e concentrazione – sono più comuni nei capi d’azienda che nei criminali e che la principale differenza tra loro risiede negli aspetti anti-sociali della sindrome: nei criminali la tendenza a violare la legge, all’aggressione fisica e all’impulsività è più spiccata». In effetti, gli psicopatici costituiscono il 14 per cento della popolazione mondiale, ma raggiungono il 10 tra i pezzi grossi delle corporation. Chi è nel settore, quindi, prima o poi se ne trova davanti uno.

Sette armi vincenti

Ma come mai si concentrano tutti lì? Ci ha provato uno psicologo dell’Università di Oxford, Kevin Dutton, a trovare una risposta e ha scritto un libro, The wisdom of psychopaths (La saggezza degli psicopatici, William Heinemann Random House), dove stila la classifica dei lavori che attirano il maggior numero di soggetti appartenenti a pieno titolo alla categoria (vedi box qui a destra): dopo gli amministratori delegati, saldamente al primo posto, troviamo gli avvocati, i giornalisti televisivi, i venditori e i chirurghi. Secondo Dutton, ci sono ruoli e lavori nella società, di solito ad alto tasso di stress, competizione e coercizione e per questo solitamente ben pagati, che richiedono a chi li fa di essere proprio in quello stato psicologico nel quale gli psicopatici si trovano naturalmente, cosa che li rende più attrezzati rispetto a chiunque altro. Per questo la società ha sempre un certo bisogno di loro e, in termini di evoluzione, gli oscuri geni della psicopatia non solo non sono mai scomparsi, ma sono restati stabili o addirittura hanno prosperato. Sette sono le loro armi vincenti, sempre compresenti, seppure in gradazioni diverse: crudeltà, fascino, concentrazione, resistenza mentale, coraggio, consapevolezza, propensione all’azione. Se a queste aggiungiamo altre due costanti nelle personalità disturbate, che sono il nucleo della malattia, e cioè la totale mancanza di empatia e di rimorso, non ci sfuggono i motivi per cui una persona così può essere riconosciuta come leader. Apparentemente questi psicopatici, che vengono definiti funzionali, non hanno niente che non va: spesso sono dotati anche di un alto quoziente intellettivo e controllano perfettamente le situazioni nelle quali scelgono di trovarsi. A dispetto della loro sordità emotiva, sanno che cosa sia un’emozione, la riconoscono negli altri e sono abilissimi a sfruttarla a loro vantaggio recitandola come una star del cinema, se è il caso. Dentro di sé però non la sentono e ciò è all’origine della diretta conseguenza: in qualunque ambito, non hanno problemi a fare “il gioco sporco”.

Sono senza scrupoli

Sono infatti noti in ambito sia professionale sia personale per le loro relazioni tempestose e transitorie, per cambiare improvvisamente idea, per tagliare senza preavviso i legami non appena non sono più di alcuna utilità. Sono noti per non avere scrupoli in qualsiasi competizione, per focalizzare la loro attenzione su un solo obiettivo per volta (quello che promette loro una rapida ricompensa) escludendo tutto il resto, qualunque esso sia, compresa la morte o la malattia di un familiare. Non sorprende quanto afferma Clive Boddy, ex docente della Nottingham Business School (Gran Bretagna): «Avvantaggiandosi della natura caotica del mondo del lavoro, dei rapidi cambiamenti richiesti, del costante rinnovamento, del turnover del personale delle aziende, gli psicopatici non solo hanno modo di aprirsi la loro strada, ma di rendersi invisibili o addirittura normali e carismatici».

La parola al chirurgo

«Non ho compassione per coloro che opero», dice James Geraghty, uno dei più brillanti neurochirurghi inglesi. «Questo è un lusso che non mi posso permettere. Nella sala operatoria io sono una fredda macchina senza cuore, tutt’uno con il bisturi. Quando si è a tu per tu con la morte, i sentimenti e le emozioni sono fuori luogo, seriamente nocive e pericolose. Le ho combattute per anni fino a farle estinguere». Don Novick, invece, è stato per 16 anni un operatore di Borsa. A 46 anni è andato in pensione senza avere mai perso un soldo. La sua psicopatia è stata clinicamente accertata: «I migliori sono quelli che, alla fine della giornata, tornano a casa con la stessa espressione in volto sia che abbiano guadagnato un paio di miliardi sia che abbiano bruciato il loro intero capitale. Quando fai operazioni, non puoi permettere a nessun elemento emotivo di bussare alla porta del tuo cervello. Un’operazione si chiama ‘esecuzione’ e il buon trader è quello che non ha nessun rimorso, non si chiede perché, non valuta i pro e i contro, non gli interessa se ciò che fa sia giusto o sbagliato».

Una lezione per noi

Kevin Dutton arriva a dire che se ciascuno di noi, con criterio e con misura, facesse sue le qualità degli psicopatici, potremmo ottenere ciò che vogliamo e rispondere, invece di reagire, alle sfide della vita moderna, trasformandoci da vittime in vincitori, senza diventare mostri. Premere a fondo il pedale della spietatezza, della resistenza mentale e dell’azione, per esempio, ci può rendere più assertivi con i colleghi, facendoci guadagnare il loro rispetto: basta che non esageriamo, perché assumeremmo le sembianze di un tiranno. A differenza degli psicopatici puri, bisogna essere capaci di limitare l’uso delle “armi vincenti” nel giusto contesto e di abbandonarle una volta che usciamo da ufficio, sala operatoria o corte di giustizia: se un avvocato continuasse a essere spietato e incurante del rischio anche fuori dalle aule del tribunale, avrebbe prima o poi bisogno di assistenza legale.

Come funziona il loro cervello

Secondo James Blair del National Institute of Mental Health di Bethesda (Maryland, Usa), gli psicopatici hanno una disfunzione neurale, specificamente in relazione all’amigdala, all’ippocampo, solco superiore temporale, corteccia fusiforme, cingolato anteriore e corteccia orbitofrontale. Lo conferma Michael Craig dell’Istituto di Psichiatria di Londra che aggiunge: «Gli psicopatici hanno ridotta materia grigia nella corteccia anteriore prefrontale e ridotta integrità del fascicolo uncinato, il tratto che connette corteccia prefrontale e amigdala».

Il destino è nelle origini

Viene da chiedersi, data l’oggettiva descrizione di un disturbo che accomuna professionisti di spicco e criminali, come interpretare le ragioni di destini tanto diversi. L’ipotesi di Dutton è che la sorte di ciascuno dipenda da diversi fattori, tra i quali genetica, retroterra familiare, educazione, intelligenza, propensione alla violenza, opportunità. Se questi tratti sono presenti in un soggetto psicopatico incline alla violenza e appartenente a uno strato sociale svantaggiato, finire sulla strada della criminalità sarà una questione di tempo. Viceversa, se il soggetto non è violento e proviene dalle classi medie o abbienti, sarà meno probabile che vada a fare il ladro o l’assassino. “Ucciderà” lo stesso, ma in azienda o sui mercati finanziari. E sarà un pessimo compagno di vita.

I lavori più da “psicopatici”

  • Amministratori delegati
  • Avvocati
  • Giornalisti tv
  • Venditori
  • Chirurghi
  • Giornalisti carta stampata
  • Militari e forze dell’ordine
  • Ecclesiastici
  • Chef
  • Impiegati statali

E quelli più da “tranquilli”

  • Assistente sociale
  • Infermiere
  • Terapista
  • Artigiano
  • Estetista/stilista
  • Lavoratore in enti benefici
  • Insegnante
  • Artista
  • Medico
  • Contabile

I 10 indizi per scoprire se il tuo capo è “un po’ pazzo”

Gli psicopatici sono confidenti ed estroversi. Indizio: il capo è umanamente un mediocre e fa sempre appello alla vostra comprensione.

Per lui le persone sono super”ue e intercambiabili, sono pedine. Indizio: riorganizza spesso gli spazi di lavoro e impone orari assurdi.

Il boss srotola sotto i vostri piedi un tappeto rosso? Vuole indirizzarvi dove lui desidera. Indizio: il tappeto rosso viene improvvisamente riarrotolato e tu vieni fatto sentire senza motivo confuso e vulnerabile.

Gli psicopatici appaiano plausibili e ragionevoli. Inseriscono sempre qualche elemento di verità tra le loro bugie per essere verosimili. Indizio: il tuo rapporto con il capo è costellato di malintesi e false supposizioni.

Il boss cerca di entrare in confidenza con te, vuole rubarti le idee. Indizio: se ti rivela una sua idea, sta usando un’esca per motivare te a “ricambiare” meglio.

Al capo psicopatico non interessa nessun altro oltre se stesso. Se sembra preoccuparsi per te e gli altri, non cascarci. Indizio: è noto per licenziare la gente senza motivo, ostenta ed è esibizionista.

Gli psicopatici non sperimentano emozioni o sentimenti, ma le recitano perfettamente. Indizio: il tuo capo fa sceneggiate pirotecniche, ma torna alla normalità nel giro di poco e fa come se niente fosse.

Ottimi avvocati di se stessi, gli psicopatici si sottraggono alle accuse e scaricano le responsabilità. I capi usano i sottoposti come scudi umani per salvaguardare reputazione e status aziendale. Indizio: il tuo capo ti addossa colpe che sai di non avere.

Gli psicopatici non si spaventano. Sono freddi e composti sotto pressione. Ma corrono rischi non necessari. Indizio: il capo ama il rischio e lo dimostra con investimenti azzardati e alleanze pericolose.

Gli psicopatici amano il potere perché soddisfa il bisogno di controllo e di manipolazione degli altri. Indizio: il tuo capo calpesta chi gli sta sotto mentre è ossequioso nei confronti di chi gli sta sopra.

TEST: TU COME SEI?

Rispondi onestamente alle domande qui sotto. Quattro sono le possibili risposte:

a. dissento fortemente (0 punti)

b. dissento (1)

c. sono d’accordo (2)

d. sono fortemente d’accordo (3)

– Pianifico raramente. Sono uno che prende decisioni sul momento.

– Si può tradire il proprio partner. A condizione di non farsi beccare.

– Se arriva qualcosa di meglio si può cancellare un precedente impegno.

– Vedere un animale morto o ferito non mi tocca affatto.

– Guidare auto veloci, andare a cavallo, girare sulle montagne russe e il paracadutismo sono attività che mi attraggono.

– Non importa se devo calpestare altre persone per ottenere quello che voglio.

– Sono molto persuasivo. Ho un vero talento per ottenere dagli altri ciò che voglio.

– Svolgerei bene un lavoro pericoloso perché so prendere decisioni veloci.

– Mantengo la calma anche quando gli altri sono sotto pressione o scoppiano.

– Se provoco danno a qualcuno o lo contrasto è un problema suo. Evidentemente se lo merita.

Punteggio:

1-10: bassa tendenza alla psicopatia

11-15: medio-bassa tendenza

16-20: media tendenza

21-25: alta tendenza

26-30: altissima tendenza

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