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Emmeline, la donna che cambiò la storia

by Lettere21

È uscito da qualche anno un film con Meryl Streep protagonista in cui si ricorda l’eroica vita di Emmeline Pankhurst che si batté per i diritti delle donne, senza paura di ricorrere anche a metodi violenti e aggressivi

Sì, perché è stata dimenticata la storia di Emmeline Pankhurst, principale attivista per il diritto di voto delle donne inglesi. Emmeline Goulden nasce nei dintorni di Manchester il 15 luglio 1858, ma sostiene di essere nata il giorno prima, anniversario della Presa della Bastiglia (14 luglio 1789), data d’inizio della Rivoluzione francese quando le donne parigine scesero in strada per chiedere libertà. I genitori sono politicamente attivi: si impegnano per l’abolizione della schiavitù in America e partecipano a diverse campagne per i diritti civili dei più deboli, incluse le donne. A 15 anni Emmeline viene mandata a Parigi a studiare alla Ecole Normale de Neilly, dove accanto ai tradizionali insegnamenti femminili viene dato ampio spazio a materie tecniche e umanistiche. Naufragate le nozze con un pretendente francese poiché il padre si rifiuta di pagare una dote, Emmeline torna a Manchester e si getta in politica. Qui incontra il grande amore della sua vita, Richard Pankhurst, un avvocato 44enne che ha deciso di non sposarsi per potersi dedicare completamente alla causa dei diritti civili. I due si innamorano all’istante e si uniscono in matrimonio nel 1879. Gli anni successivi vedono la nascita dei loro figli, Christabel, Sylvia, Francis, Adela e Henry e il trasferimento a Londra. Richard non riesce a essere eletto parlamentare ed Emmeline apre un negozio di tessuti. Nel 1888 muore di difterite il primogenito maschio; distrutta dal dolore e convinta che le cattive condizioni della casa abbiano causato la malattia del piccolo, Emmeline convince il marito a traslocare nella bella zona di Bloomsbury.

Apre la casa alla politica

La loro casa in Russell Square diviene il ritrovo di attivisti di tutti i tipi e nel 1889 vi viene fondato il gruppo femminista Women’s Franchise League. Verrà sciolto l’anno seguente a causa della radicalità dei suoi obiettivi: diritto di voto per tutte le donne, sposate e non sposate (alcuni gruppi ritenevano che le donne sposate non ne avessero bisogno poiché il marito votava già per loro); pari diritti in caso di divorzio ed eredità; pari diritti in termini di paghe e rappresentanza sindacale. Nel 1893 alcune difficoltà finanziarie costringono i Pankhurst a tornare a Manchester; Emmeline entra nel Partito Indipendente Laburista. Nell’estate del 1898, mentre è in Svizzera a far visita a un’ex compagna di scuola, riceve un telegramma dal marito: «Non mi sento bene. Per favore torna a casa, amore mio». Non ce la farà: il 5 luglio, sul treno che da Londra la sta portando a Manchester, legge in un giornale la notizia della sua morte. Sola con quattro figli e pochi soldi, Emmeline trova un impiego all’anagrafe.

Il suo motto: fatti, non parole

Nel 1903, completamente disincantata dalle promesse dei partiti, assieme ad altre donne Emmeline fonda la Women’s Social and Political Union (WSPU), un’organizzazione solo femminile il cui motto è “Fatti, non parole”. Iniziano gli anni più faticosi, impegnati, violenti e al tempo stesso esaltanti della vita di Emmeline: le suffragette organizzano manifestazioni turbolente davanti al Parlamento e durante i comizi degli altri partiti; non disdegnano vandalismi vari, lanci di uova verso i politici o addirittura di pietre contro Downing Street. Dal 1912, passano addirittura agli attacchi incendiari. Nel 1913 una suffragetta, Emily Davison, muore calpestata dal cavallo del re mentre irrompe in pista al derby di Epsom per appendere al collo dell’animale un gagliardetto del WSPU. Le attiviste vengono costantemente arrestate e malmenate (Emmeline si dota addirittura di una body-guard, esperta di jujitsu) e in carcere adottano lo sciopero della fame come metodo di resistenza. Per evitare che muoiano diventando martiri della causa femminista, i secondini le sottopongono alla dolorosissima pratica dell’alimentazione forzata: legate a una seggiola, vengono alimentate tramite un sondino nasale o via bocca, tenuta aperta da morsetti di ferro. La sua fama crescente la porta a viaggiare costantemente tra un arresto e l’altro in tutta l’Inghilterra e anche negli Stati Uniti.

Senza le figlie minori

Allo scoppio della Prima guerra mondiale, Emmeline sospende la propria lotta e si impegna per il sostegno alle truppe, interrompendo le manifestazioni contro il governo. Ciò provoca una definitiva frattura tra Emmeline, sostenuta dalla figlia maggiore Christabel, e le due figlie minori Sylvia e Adela; le giovani, infatti, da tempo si opponevano ai metodi violenti del WSPU. Convinte pacifiste, Sylvia e Adela rompono i rapporti con Emmeline e Christabel. Al di là della dolorosa situazione familiare, tuttavia, la strategia di Emmeline paga: nel 1918 il governo liberale di David Lloyd George approva il diritto di voto per le donne sopra i 30 anni.

Non vedrà la vittoria

Nel 1926 a sorpresa Emmeline aderisce al Partito Conservatore e nel 1928 ne diventa una candidata. Durante la campagna elettorale però la sua salute si fa sempre più precaria. Muore il 14 giugno 1928. Meno di un mese dopo, il 2 luglio, il diritto di voto è finalmente esteso a tutte le donne maggiori di 21 anni.

Quando è stato concesso il voto alle donne nel mondo

Se in Gran Bretagna la battaglia di Emmeline Pankhurst e delle sue suffragette portò all’approvazione parziale del diritto di voto femminile nel 1918 (donne sopra i 30 anni, con diverse restrizioni) e poi totale nel 1928 (tutte le donne sopra i 21 anni), non si può dire lo stesso degli altri Paesi del mondo. Benché la questione fosse stata già affrontata nella Francia della Rivoluzione francese attraverso gli scritti del filosofo Condorcet e di Olympe de Gouges e alcune colonie autonome lo avessero già concesso alla fine dell’Ottocento (Wyoming, 1869; Nuova Zelanda, 1893; Australia del Sud, 1895), bisogna attendere il nuovo secolo perché il diritto si estenda all’Europa. Il primo Paese è il Granducato di Finlandia nel 1906, seguito a ruota da Norvegia e Danimarca. L’Italia arriva tardi concedendo il diritto di voto soltanto nel 1946, in occasione del referendum istituzionale e delle prime elezioni post-belliche (un timido tentativo era già stato fatto durante il Fascismo).

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