Home » Fidia, il Michelangelo dell’antichità

Fidia, il Michelangelo dell’antichità

by Lettere21

Lo scultore ateniese è stato più volte paragonato al genio italiano del Rinascimento: di lui non si sa molto, se non che creò alcune delle opere più celebri del mondo classico, la cui fama ha attraversato i secoli giungendo intatta fino a noi

Detto il Michelangelo dell’antichità, Fidia, scultore e architetto ateniese vissuto tra 490 e 430 avanti Cristo circa, espresse un’arte ben diversa da quella del grande artista fiorentino. Questo accostamento dunque va preso solo come una forma di elogio perché fu lo scultore più famoso e grande dell’antichità. Della sua infanzia e giovinezza non sappiamo quasi niente e molte delle cose che hanno scritto di lui le fonti antiche sono solo stereotipi che si trovano riferiti a diversi artisti del passato.

Il celeberrimo fregio

Le testimonianze più significative della sua storia e del suo talento sono naturalmente le sue opere o quelle dei suoi discepoli: per esempio, le sculture del Partenone, che si sono in gran parte salvate grazie a Thomas Bruce, conte di Elgin, un diplomatico britannico in servizio in Grecia che nel 1801 le portò via da Atene per portarle a Londra. Nella realizzazione del Partenone (445 – 438 a.C.) Fidia, che fu grande amico di Pericle, il leader democratico di Atene e stratego, carica somma di reggitore della città, collaborò con Ictino e Callicrate, gli architetti ai quali erano stati commissionati i lavori per la realizzazione del maestoso tempio dedicato ad Atena Parthenos, cioè “vergine”. Secondo alcuni studiosi, però, la processione delle panatenee, scolpita nel famoso fregio posto lungo le pareti esterne della cella, non è del tutto opera sua, anche se non c’è dubbio che sia stato eseguito da una mano ferma e decisa, con una padronanza straordinaria della materia e uno stile inconfondibile. Forse Fidia ne disegnò la bozza, mentre le 92 metope, formelle di pietra che decorano la parte superiore dell’architrave, hanno un tocco più arcaizzante. Tipico suo è anche l’effetto “panneggio bagnato”, che fa sembrare incollata ai corpi la stoffa delle vesti dei personaggi scolpiti: sarà imitato fino ai giorni nostri. Resta comunque difficile immaginare come si presentasse il fregio quando fu realizzato perché era dipinto in colori vivaci, andati perduti nel tempo: gli artisti di allora infatti coloravano il marmo.

Due statue di Atena…

Tra le opere più famose di Fidia c’è la statua di Atena Promachos (460 circa a.C.): alta alta sette metri, di bronzo, con uno scudo decorato da Mys con una centauromachia, rappresentava la dea sulla spianata dell’acropoli di Atene. Altrettanto famosa era la statua crisoelefantina di Atena Parthenos (438 a.C. circa), situata all’interno del Partenone. Non era massiccia: si trattava di un manichino di legno sul quale erano state applicate lamine di avorio. Le vesti e le armi erano invece d’oro. Si calcola che fra peplo, elmo, scudo, lancia, egida, Fidia ne avesse utilizzato mezza tonnellata.

… e una di Zeus

Intorno al 438 l’atmosfera ad Atene cambiò. Andava serpeggiando in città un’opposizione contro Pericle che non potendo colpire direttamente lui, prese di mira i suoi migliori amici, tra cui Fidia e Anassagora, e la sua compagna Aspasia. Forse per questo motivo Fidia accettò l’invito di andare a Olimpia a costruire una statua crisoelefantina di Zeus da collocare nel suo tempio. Si trattava della statua di culto e rivestiva un’enorme importanza. L’obiettivo era creare stupore nel visitatore dandogli l’impressione che il dio fosse fisicamente presente nel tempio. Fu utilizzata la stessa tecnica dell’Atena Parthenos. Si costruì un manichino di legno in più pezzi, ognuno dei quali fu montato con perni di legno a pressione nel tempio dove il manichino intero non sarebbe mai potuto entrare. Una volta completato il montaggio, si procedette a svuotarne l’interno per alloggiarvi barre e cavi di tensione necessari a contrastare o contenere l’espansione o la contrazione del massello, che variava in base a temperatura e umidità. Infine il manichino fu rivestito con placche di avorio e di oro. Il risultato fu un capolavoro non solo di plastica scultorea, ma anche di sofisticata ingegneria strutturale. Pare che l’imperatore romano Caligola (12 – 41 d.C.) volesse trasportare la statua, annoverata fra le sette meraviglie del mondo antico, a Roma, ma non riuscì o forse morì prima di dar corso a questa folle azione. Secondo la tradizione, il colosso sarebbe stato visto l’ultima volta a Costantinopoli nel VI secolo d.C., quasi mille anni dopo la sua realizzazione.

Ritorno ad Atene e morte

Fidia tornò ad Atene verso il 432 a.C. e lì fu accusato di aver preso parte dell’oro che la città gli aveva dato per la statua di Atena. Così la fece smontare e pesare le parti in oro, dimostrando che il peso del metallo era invariato. Morì non molto tempo dopo. Parecchie delle sue opere sono andate perdute, ma ci sono arrivate alcune copie: come l’Amazzone del Museo di Napoli o l’Atena Lemnia nel Museo archeologico di Bologna.

Potrebbe piacerti anche

Leave a Comment

Are you sure want to unlock this post?
Unlock left : 0
Are you sure want to cancel subscription?
-
00:00
00:00
Update Required Flash plugin
-
00:00
00:00