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Gesù era un adolescente ribelle

by Lettere21

Era nato in una stalla, da padre incerto (per le malelingue di Nazaret). A 12 anni si ribella ai genitori e a 30 si mette a predicare. È vero che si innamorò? Che scuola frequentò? Ecco la storia dell’uomo più importante del mondo

Atrent’anni Gesù lasciò il suo villaggio e cominciò a predicare per i territori della Giudea e della Galilea. Che cosa aveva fatto prima di allora? I Vangeli aprono appena un fumoso squarcio sui primi anni di vita: la nascita a Betlemme, la circoncisione otto giorni dopo, la visita dei Magi dall’Oriente, la fuga in Egitto. L’evangelisti ci lasciano l’immagine di un Gesù dodicenne intento ad ascoltare i saggi nel Tempio a Gerusalemme; da quel momento sappiamo solo che il ragazzino crebbe a Nazaret, in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini. Che cosa ha fatto in quegli anni? È andato a scuola? Era un bambino “prodigio” che compiva miracoli? Si è innamorato? Com’è cresciuto l’uomo più importante della storia, che per un terzo dell’umanità è Dio?

Era nato a Betlemme?

I vangeli che parlano dell’infanzia (Luca e Matteo) concordano sul luogo della nascita a Betlemme e non a Nazaret, un paesino di poche centinaia di abitanti dove vivevano i suoi genitori. Secondo alcuni l’episodio sarebbe falso e inserito per dimostrare che Gesù era il messia: un’antica profezia stabiliva infatti che il salvatore di Israele sarebbe nato a Betlemme, la città del re Davide, e sarebbe stato lui stesso di discendenza davidica. Il papa Joseph Ratzinger nel suo libro L’infanzia di Gesù, sostiene la versione ufficiale (Gesù è nato a Betlemme) e ipotizza che Giuseppe, discendente della stirpe di Davide, disponesse di alcuni terreni a Betlemme e si fosse dovuto recare con Maria incinta in questo paese percorrendo circa 200 km per pagare le tasse in seguito a un censimento voluto dall’imperatore Augusto. Ratzinger ricordava poi che Gesù non era nato nell’anno 1 del nostro calendario, ma qualche anno prima, probabilmente intorno agli anni 7 o 6 a.C. Il curioso paradosso (Gesù sarebbe nato prima dell’era cristiana) è dovuto all’errore commesso nel IV secolo dal monaco Dionigi il Piccolo che fissò l’inizio del cristianesimo quattro anni dopo la morte di re Erode (4 a.C.) sebbene Gesù sia nato quando il sovrano era ancora in vita. Quanto al giorno della nascita, finora si pensava che il 25 dicembre fosse una data fittizia sovrapposta dalla Chiesa nel IV secolo alla festa pagana del Sole Invitto legata al solstizio d’inverno. Il professor Shemarjahu Talmon dell’Università ebraica di Gerusalemme, incrociando i dati dei Vangeli con le informazioni dei rotoli di Qumran, la biblioteca della setta degli esseni, ha calcolato che molto probabilmente Gesù era nato proprio a fine dicembre. Ovviamente, sono solo ipotesi.

Madre certa, padre misterioso

A Nazaret Yeshua (Gesù in aramaico, la sua lingua madre) era conosciuto come “figlio di Maria”: «Una stranezza nel mondo biblico e giudaico, in cui la linea genealogica è quasi sempre paterna», si osserva nel libro Gesù del teologo Armand Puig I Tarrech, professore di Nuovo Testamento alla facoltà di Teologia della Catalogna, in Spagna. La spiegazione dei Vangeli è che Maria rimane incinta ancora vergine a opera dello Spirito Santo. Temendo un tradimento Giuseppe all’inizio vuole ripudiarla, ma un angelo in sogno lo rassicura sull’origine divina del bimbo. Gesù non è figlio biologico di Giuseppe, ma questa “situazione illegittima” non diventa un marchio infamante per il bambino, tanto che è anche presentato con il normale titolo di “figlio di Giuseppe”, o “il figlio del carpentiere”. La nascita verginale di Gesù è vista come il compimento della profezia di Isaia: la vergine concepirà e darà alla luce un figlio. Il termine greco parthenos può significare vergine o semplicemente “ragazza nubile, in età di matrimonio”, ma ai tempi di Gesù era stato applicato chiaramente alla verginità di Maria. L’idea di un concepimento per opera dello spirito Santo ricorda il racconto della creazione quando Dio soffiò nelle narici di Adamo per portarlo in vita. Il papa nel suo libro aggiunge una curiosità: 40 anni prima della nascita di Gesù, il poeta latino Virgilio nelle sue Bucoliche annuncia la nascita da una vergine di un bambino definito «germoglio divino». Forse alle orecchie di Virgilio erano giunti i racconti legati alle profezie orientali. In ogni caso, a Nazaret la nascita di Gesù scatena le malelingue: di chi era figlio? Il dubbio potrebbe essere venuto perché Maria e Giuseppe abitavano lontani, forse lei a Nazaret e lui a Betlemme. Lo “scandalo” potrebbe aver contribuito a rendere Gesù sensibile nei confronti delle categorie condannate ingiustamente: per lui non conta il passato delle persone quanto il loro cuore.

Conosceva tre lingue

La madre di Gesù aveva nobili parentele (sua cugina Elisabetta aveva sposato un sacerdote) e per Il Protovangelo di Giacomo, un testo apocrifo del 150 d.C. considerato però poco attendibile, Gioacchino, nonno materno di Gesù, era un ricco allevatore di bestiame. Nei vangeli Gesù è chiamato «carpentiere», o «figlio del carpentiere», tradotto a volte erroneamente con falegname: il termine originale tekton indica invece un “costruttore” che non ha a che fare solo con il legno, ma anche con le pietre e con il ferro. In un piccolo paese di contadini il mestiere di tekton era ben considerato. Gesù, insomma, era un ragazzo del ceto medio: parlava aramaico, forse qualche parola di greco, la lingua della burocrazia romana, ma sapeva anche leggere l’ebraico per comprendere le Sacre Scritture che dimostrava di conoscere e saper interpretare. Non ci ha lasciato niente di scritto, preferiva la trasmissione orale del sapere presente nella tradizione ebraica.

Aveva fratelli e sorelle

Nei Vangeli di Marco e Matteo si parla dei quattro fratelli (Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda) e delle due sorelle di Gesù. Lo storico Flavio Giuseppe riferisce della lapidazione nel 62 d.C. di Giacomo, «il fratello di Gesù», che appare negli Atti degli apostoli a capo della comunità cristiana di Gerusalemme. Ma come, Gesù aveva dei fratelli? Si tratta di un’antica questione che ha ricevuto diverse risposte: il termine fratelli in ebraico può essere utilizzato in senso ampio per indicare una parentela meno stretta e definita, quindi anche fratellastri e cugini, o persino una fratellanza simbolica: è l’ipotesi della Chiesa cattolica, mentre per gli ortodossi sarebbero fratellastri, nati da un primo matrimonio di Giuseppe rimasto vedovo. In ogni caso, per Gesù non sembra avere molta importanza: i legami di sangue possono perfino essere un ostacolo per chi vuole seguirlo. Quando la madre con i fratelli lo vanno a chiamare, lui risponde secco: «Chi fa la volontà di Dio, questo è mio fratello, mia sorella e mia madre», ponendo così in secondo piano la famiglia rispetto a Dio.

Un rabbino “autodidatta”

Gesù, come ogni bambino ebreo, era stato istruito a interpretare i testi sacri dagli scribi nella sinagoga di Nazaret, anche se gli archeologi non ne hanno ancora trovato i resti. Qualche famiglia pagava un maestro. La formazione religiosa, però, avveniva principalmente in casa. E qualche autore, come James Tabor, pensa che nella famiglia di Gesù ci fosse una tradizione particolare legata all’attesa di un messia nella cerchia dei familiari. Questo spiegherebbe il rapporto speciale con il cugino Giovanni Battista, il figlio di Elisabetta, una donna già anziana e considerata sterile: i due bambini nascono insieme in modo prodigioso e realizzano le profezie. Gesù non ha frequentato la scuola di nessun maestro famoso, anche se non possiamo escludere che abbia seguito qualche rabbì prima di “mettersi in proprio”, forse un maestro esseno. L’unico rabbino che menziona ed elogia è Giovanni Battista. Gesù è un “autodidatta”. E la gente di Gerusalemme lo sa bene: «Come mai costui conosce le Scritture senza avere studiato?». Gesù risponde: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato».

Si è mai fidanzato?

I Vangeli non ci dicono se Gesù fosse stato fidanzato, sposato e se abbia avuto dei figli al contrario di quanto viene ipotizzato nel best seller Il codice da Vinci di Dan Brown che nonostante l’enorme successo rimane pur sempre un romanzo. Gesù potrebbe aver deciso da piccolo di dedicarsi alla vita spirituale se è vero che a 12 anni, nel Tempio, rispose ai genitori che lo cercavano: «Perché mi cercavate? Non sapete che debbo occuparmi delle cose del padre mio?». All’epoca il celibato doveva sembrare una scelta inusuale: prendere moglie e avere figli era un ordine divino anche se non mancano gli esempi di profeti celibi e casti, come Geremia. In realtà, nel giudaismo antico esistevano diverse correnti di tipo ascetico che promuovevano l’astinenza dal sesso. I racconti apocrifi che parlano di un rapporto speciale con la Maddalena sono posteriori e spesso poco attendibili. Gesù stesso dà un indizio del suo stato quando parla di coloro che si sono fatti “eunuchi per il regno dei cieli”, come se lui stesso avesse fatto voto di castità. La metafora della castrazione fisica, oltretutto, era molto forte, perché chi aveva il membro danneggiato era escluso da una serie di funzioni rituali e non poteva diventare rabbino.

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