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I curiosi restano sempre giovani

by Lettere21

Vuoi essere protagonista della tua vita? Fai come i bambini, che esplorano il mondo armati di un’inesauribile curiosità: così sarai sempre stimolato a imparare nuove cose e aperto gli altri. E non invecchierai mai

Che cosa ci tiene incollati allo schermo per sapere come va a finire un film? Cosa ci porta ad ascoltare attentamente i racconti degli altri, ma anche a studiare o semplicemente a leggere fino all’ultima riga un articolo di Airone? Probabilmente la curiosità, un’inclinazione che tutti conosciamo ma che paradossalmente la psicologia ha studiato poco. Lo ammettono anche i cognitivisti Celeste Kidd e Benjamin Hayden dell’Università di Rochester (Usa), che hanno pubblicato sull’autorevole rivista Neuron un articolo su questo tema. Se è vero che i dibattiti su cosa sia la curiosità vanno avanti almeno da metà Ottocento, quando gli psicologi iniziarono a studiare i meccanismi che spingono i bambini verso oggetti mai visti o nuove esperienze, a oggi manca ancora un accordo su come definire questa attitudine.

Un tratto di tutte le specie

Della curiosità oggi conosciamo molti aspetti biologici e neurologici. Secondo Celeste Kidd: «la curiosità è la forza che ci motiva all’esplorazione e all’apprendimento, ed è quindi un motore di conoscenza». Non riguarda però solo l’uomo: tutte le specie animali ne mostrano qualche forma. Una decina di anni fa, studiosi del Max-Planck Institute di Monaco (Germania) avevano scoperto nelle cinciallegre (Parus major) l’esistenza di una variante di un recettore cerebrale responsabile di uno spiccato comportamento esplorativo e dunque di una forte curiosità in situazioni nuove. Ma persino alcune specie più semplici sono in qualche modo curiose: «Per esempio il Caenorhabditis elegans, un verme che utilizza una forma di curiosità per procurarsi il cibo», dice Kidd.

Ne parlò anche Leonardo

Ma possiamo considerare quella animale una curiosità al pari di quella umana? Certamente no: secondo gli scienziati, una definizione corretta si dovrebbe basare sulle motivazioni che spingono a cercare nuove informazioni. Per essere definita curiosità, la pulsione alla conoscenza e alla scoperta dovrebbe essere indotta da ragioni non primarie e materiali come appunto il cibo. Ed è infatti ciò che capita all’uomo, che usa la curiosità per fini superiori: La curiosità si vede anche come forza interiore che ci permette di affrontare la vita come soggetti e non semplici oggetti di quanto ci accade. La curiosità è spesso l’elemento che distingue chi crea la propria vita da chi invece si lascia vivere. Non a caso i filosofi in tutte le epoche ne hanno sottolineato il legame con la creatività: già Leonardo Da Vinci inseriva la curiosità tra quelli che riteneva i 7 principi dell’intelligenza umana. Li elenca il divulgatore americano Michael J. Gelb in Pensare come Leonardo. I sette princìpi del genio, in cui definisce la curiosità leonardesca come «un atteggiamento di insaziabile interesse verso la vita».

Pronti a sorprendersi

Ma perché alcune cose ci incuriosiscono più di altre? Anche qui il dibattito è aperto e una risposta certa non c’è ancora. Si può dire che come esseri umani tendiamo a concepire il mondo come predicibile e ordinato, così quando ciò che osserviamo non rientra nelle nostre aspettative sorge lo stupore e il desiderio di comprensione.

Questo però capita solo nelle persone curiose di natura. A oggi la psicologia non ha metodi oggettivi per misurare questo tratto di personalità, che si può presentare in modi anche molto diversi: «Alcune persone hanno una curiosità più limitata ad alcuni campi mentre altre hanno interessi più ampi», dice Kidd. «Ciò però non ha a che fare con una diversa propensione alla conoscenza».

All’origine della flessibilità

Sarebbe interessante monitorare il variare degli interessi negli atteggiamenti delle persone: Osserviamo infatti una riduzione della curiosità nelle persone depresse. Queste infatti si sentono come chiuse in gabbia, senza più prospettive: la curiosità è invece ciò che ci fa guardare oltre. Ci fa crescere. La persona curiosa, sente, al contrario, il bisogno di essere stimolata dal mondo esterno e questo la porta a essere più flessibile rispetto ai colpi pesanti e alle difficoltà che la vita le infligge. Essere curiosi è in effetti il primo passo per trovare nuove vie e nuove strategie di crescita.

Un punto di forza

Provare interesse per le esperienze che viviamo, appassionarsi ed esplorare: sono gli atteggiamenti della persona curiosa secondo la classificazione della personalità proposta dal VIA ( Institute on character, un’organizzazione non profit che conduce ricerche scientifiche sui punti di forza dell’essere umano). Il test per determinare i punti forti è usato da chi si occupa di risorse umane e dagli educatori. La curiosità rientra nella categoria delle doti cognitive assieme a creatività, giudizio, amore per la conoscenza e saggezza.

Curiosi o ficcanaco?

Un tipo di curiosità tutta umana è quella sociale. In un articolo su Psychology today, Ruth Baer, psicologa alla University of Kentucky (Usa), la descrive come il genuino interesse a scoprire l’altro. Le situazioni di curiosità sociale sono quelle in cui guardiamo e ascoltiamo l’interlocutore con attenzione, gli facciamo domande e il nostro atteggiamento è di apertura mentale e non giudicante. È importante alimentare questa curiosità: Tutti vogliamo stare con persone che s’interessino a noi: a quelle diamo fiducia. Quando ci relazioniamo con qualcuno che si mostra interessato a noi il nostro ego ne esce rinforzato. Certo è diversa la persona curiosa in modo morboso: La curiosità risponde a un’esigenza di crescita personale mentre il “ficcanaso” è solitamente interessato all’altro solo per fare un paragone con se stesso.

Protegge il cervello dall’invecchiamento

LO TIENE ALLENATO E CI FA IMPARARE PIÙ VELOCEMENTE Lo ha dimostrato uno studio recentemente pubblicato su Neuron firmato da Matthias J. Gruber: la curiosità ci aiuta a trattenere le conoscenze, tanto che mentre studiamo può essere utile interromperci ogni tanto e concederci una pausa per dedicarci a qualcosa che stimoli la nostra curiosità. Inoltre le esperienze che solleticano la nostra curiosità aiutano a mantenerci intellettualmente attivi e proteggono il cervello dall’invecchiamento.

LO PROTEGGE DALL’ANSIA Uno studio del 2009, pubblicato sul Journal of anxiety disorders da Todd Kashdan, dimostra che la curiosità ci aiuta a superare l’ansia: buttarci a capofitto nell’approfondimento di ciò che ci interessa ci rende più sicuri di noi stessi. «Gli esploratori si imbarcano senza timori nei rischi delle nuove sfide», scrive Kashdan, «e invece di tentare disperatamente di controllare il mondo, inquadrano le loro esistenze come fossero in un viaggio avventuroso».

5 modi per stimolare la curiosità

La famiglia ha un ruolo importante nello stimolare la curiosità dei bambini: I genitori hanno il compito di stimolare i loro figli evitando di lasciarli davanti alla tv o al tablet, che “funzionano” solo in modo passivo. Crescere in un ambiente culturalmente attivo è quindi un buon punto di partenza: la curiosità infatti non deriva necessariamente dall’avventura, ma dal coltivare le passioni quotidianamente. Recenti studi dimostrano come, alimentando la propria curiosità, sia possibile migliorare le abilità di apprendimento, dice Celeste Kidd.

Ecco alcuni semplici trucchi e buone abitudini che possono aiutarci a coltivare interesse per il mondo.

  1. 1. Prendetevi dieci minuti al giorno per approfondire un argomento che vi appassiona a cui non avete mai prestato sufficiente attenzione: per esempio, leggendo o guardando documentari.
  2. 2. Trasformate le situazioni noiose in stimoli interessanti: per esempio, in autobus guardatevi attorno e sforzatevi di cogliere nelle cose che vedete tutti i giorni dettagli interessanti, che in genere gli altri ignorano.
  3. 3. Non abbiate paura a provare cose nuove: lasciate libera la vostra curiosità e gettatevi in esperienze nuove: provate un nuovo ristorante, un nuovo luogo dove fare acquisti, un nuovo mezzo per recarvi al lavoro, una chiacchiera con un collega con cui di solito non parlate.
  4. 4. Fatevi delle domande come facevate da bambini, quando c’era un “perché” per ogni cosa che vedevate. Anche se siete adulti, cercate risposte alle cose che normalmente date per scontate.
  5. 5. Parlate. La curiosità nasce dall’incontro con le persone, dalle chiacchiere spontanee. Sentitevi liberi di chiacchierare a ruota libera con amici, conoscenti, colleghi. Anche le persone apparentemente più noiose possono stimolarvi a sviluppare le vostre curiosità.

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