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Il bene inestimabile

by Lettere21

Nel codice che regola la vita delle api, la “famiglia” e le norme valgono più dei singoli individui. Per le instancabili lavoratrici nulla è lasciato al caso e tutto si svolge secondo un preciso disegno da milioni di anni

Da dove discendano le api è poco chiaro e scarsi sono i ritrovamenti fossili di loro potenziali antenati. Potrebbero derivare da esemplari, forse più simili alla nostra vespa, che avrebbero smesso di cibarsi di carne a favore di un’alimentazione vegana, e stiamo parlando di più di 80mila anni or sono! Resta il fatto che ancor oggi le vespe sono rimaste sostanzialmente carnivore mentre le api hanno sviluppato nel corso dei millenni un apparato boccale più adatto alla raccolta e alla manipolazione di nettare e polline.

Un lavoro che ha dell’incredibile

Molti piccoli adattamenti fanno dell’ape occidentale, o Apis mellifera, una “macchina” davvero perfetta per svolgere il compito che la natura le ha dato. La società delle api è di tipo matriarcale, basata sull’esistenza di due caste femminili: regine e operaie. La vita media delle api operaie è di quattro o cinque settimane durante l’estate e di qualche mese durante l’inverno, mentre la regina può vivere fino a tre o quattro anni. La suddivisione dei compiti non avviene solo tra ape regina e api operaie, ma del favo. Infine, altre api provvedono a chiudere con uno strato di cera le piccole celle dove il nettare, che a questo punto ha già subìto parte della trasformazione, resterà a maturare con l’evaporazione di almeno il venticinque per cento di acqua. Facile intuire che le piccole celle di un favo servono, in momenti diversi, sia per immagazzinare il cibo sia per l’allevamento delle nuove generazioni. Tuttavia, le api non si limitano a immagazzinare il miele ma anche il polline, che viene riposto in altre cellette. Sembra che questa sostanza mantenga il suo valore nutritivo anche per più di un anno, risultando utilissimo durante l’inverno, in mancanza di polline fresco.

Madre e regina

L’ape regina si riconosce in quanto molto più grande e lunga persino dei fuchi, i maschi. L’aculeo è meno seghettato di quello delle operaie ed è usato solo per combattere regine rivali. Compito della regina è deporre le uova. L’accoppiamento ha luogo in volo con l’intervento di più fuchi, così che la femmina possa accumulare spermatozoi sufficienti per tutta la vita. Con la vecchiaia, può capitare che deponga anche uova infeconde: ne nasceranno solo maschi. Anche le operaie sono in grado di deporre qualche uovo ma a loro l’autorità della regina non concede né di accoppiarsi né di deporre. Sarebbe proprio l’azione inibente di una sostanza che la regina secerne a impedire che le operaie depongano uova. Quando l’avanzare della vecchiaia rende la regina meno feconda e riduce la secrezione della sostanza inibitrice, le operaie possono “decidere” che è giunta l’ora di sostituirla: prelevano un uovo dalle celle normali e lo inseriscono in quelle reali. L’operazione ha tutta l’aria di un vero e proprio colpo di stato, anche perché accade spesso che la vecchia regina se ne accorga e tenti in tutti i modi di distruggere le celle reali, trovando sulla sua strada interi eserciti di operaie decise a difenderle. Una battaglia già persa in partenza.

Ingegnosi architetti

In natura i favi sono costruiti con la cera secreta dalle apposite ghiandole addominali dalle operaie. Con il passare degli anni, all’interno si accumulano bozzoli, escrementi larvali, residui di polline e altre sostanze di rifiuto che rendono molto più scuro il colore chiaro iniziale. La struttura interna è composta da celle più piccole, dove vengono allevate le operaie, celle un poco più grandi riservate ai fuchi (i maschi) e celle ancora più grandi, realizzate nella parte superiore del favo, dove vengono immagazzinate le scorte di miele e di polline.

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