Home » Il Manager che rubava ai Beatles e ai Rolling Stone

Il Manager che rubava ai Beatles e ai Rolling Stone

by Lettere21

Si muove spavaldo nel music business e, quando tratta per i suoi clienti, fa ii duro e la spunta quasi sempre. Ma Allen Klein e anche un gran figlio di puttana. Ne sanno qualcosa i Rolling Stones e i Beatles

Nell’aprile del 1969, in un articolo del “Sunday Times” il successo di Allen Klein viene  attribuito a ”una sorprendente miscela di bluff, pura e semplice determinazione,  spregiudicatezza  finanziaria,  spiccata tendenza a far parlare di se e capacita di mentire come un bugiardo matricolato”. Il giudizio e piu che pesante ma, per quanto possa creare problemi ai suoi affari, difficilmente puo scalfire l’autostima di Klein. Il tipo e uno tosto e sulla scrivania dell’ufficio della sua ABKCO, al quarantunesimo piano di un grattacielo dell’Upper West Side di New York, tiene una targa con una parodia del salmo 23, che ama utilizzare anche per le sue cartoline natalizie: ”Si, sebbene io cammini nella valle dell’ombra della morte, non avro da temere alcun male, perche sono il piu grande bastardo della valle”.

L’ETICA E SOLO UNA PAROLA

Furbo, spietato, vendicativo e infido, Klein fuma solo le sue adorate pipe, e astemio ed e terribilmente workaholic, da mezzogiorno fino a notte fonda pero. Nel suo lavoro si considera un creativo, proprio come gli artisti di cui si occupa, ed e abilissimo a leggere i libri contabili alla ricerca di magagne, una cosa che gli piace molto. Nel 2002 spieghera allo “Star-Ledger” di non aver ”mai voluto essere un manager. Amavo esaminare le carte e sono stato bravo in questo”. Ma soprattutto, e davvero un asso quando deve trattare per i clienti, che si affidano a lui entusiasti per la sua formidabile capacita di spremere soldi alle case discografiche. Perche Klein e maleducato, sbruffone, azzarda, spara altissimo, intimorisce la controparte e alla fme vince. Purtroppo, pero, dopo si tiene per anni le royalties spuntate per i suoi ”protetti” e ci fa i comodi suoi. 

”Come i musicisti fottono le groupie, la mia reputazione e quella di fottere i miei musicisti”,  dichiara  ironicamente nel 1971 a “Playboy”. Nella stessa intervista, spiega la sua morale: ”Non parlatemi di etica. Ogni uomo deve fare le sue cose. E’ come una guerra. Scegli subito da che parte stare e da questo momento possono spararti. E’ possibile che l’uomo che hai battuto in una negoziazione testa a testa ti definisca immorale. E allora?”. Cosi, non stupisce che alcuni dei suoi musicisti se lo ricordino nelle loro canzoni. Attacca gia nel 1969 Paul McCartney con You Never Give My Money. Poi c’e il provino di Beware Of Darkness, in cui George Harrison ci scherza su (”attenti ai truffatori con le scarpe morbide che ballano lungo i marciapiedi, ti spingono nelle pozzanghere nel cuore della notte. Attenti alla ABKCO”).

Ed e sempre Harrison a suggerire a Eric Idle dei Monty Phyton di ritrarre Klein nell’esilarante mockumentary parodistico sui Beatles, All You Need Is Cash, al quale partecipa. Qui il ‘bastardo” si chiama Ron Decline ed e il terribile manager di cui tutti hanno paura. A interpretarlo e John Belushi, e spassosissima e la scena in cui davanti allo specchio prova una parte difensiva, pacata, amareggiata, melodrammatica, falsissima, da recitare a un cliente che vorrebbe sapere dove sono fmiti i suoi soldi.

E poi, escludendo Steel And Glass di John Lennon che, piu volte citata tra le canzoni ”contro”, e in realta frutto di un’analisi dell’autore su se stesso, Klein e il protagonista di Who Are You degli Who. Pete Townshend la scrive dopo un’orribile notte alcolica provocata da una giornata massacrante: “Undici ore nella ‘Tin Pan'” (Tin Pan Alley, usata come simbolo del music business) per richiedere i suoi diritti a quello che definira come ”il fantastico padrino delle sanguisughe del rock”.

IL ROBIN HOOD DEL POP

Nato nel 1931 a Newark, New Jersey, Klein e figlio di due ebrei emigrati dall’Ungheria e non trascorre esattamente un’infanzia felice: la madre muore quando lui ha appena nove mesi e, dopo averlo parcheggiato un po’ con i nonni, in una situazione tragicamente precaria come quella della Grande Depressione, il padre lo porta insieme alla sorella Naomi all’Hebrew Orphanage and Sheltering Home, dove rimane fino ai dieci anni. Poi va a vivere con gli zii e frequenta la Weequahic High School: non e uno studente modello e piu volte viene espulso, ma alla fme ci arriva. Quindi per lui ci sono l’esercito e un po’ di lavoretti per pagarsi gli studi all’Upsala College di East Orange.

Allen ha una particolare predisposizione per le cifre e i conti, tanto che non ha bisogno di un pezzo di carta per riportare i numeri quando deve fare i calcoli, e nel 1957 si diploma in ragioneria. Un impiego alla Joseph Fenton and Company lo avvicina al music business, dove poi entra con passo piu sicuro grazie all’aiuto di un ex compagno alla Upsala, Don Kirshner (Archies, Monkees e Kansas tra i suoi futuri trofei). Di lia poco trova la collaborazione di Marty Machat, un avvocato che gli fa conoscere un po’ di clienti e puo assisterlo se si va a giudizio: un’arma, questa, sulla quale Klein conta molto per trovare l’inghippo legale col quale vincere le vertenze.

Un suo piccolo ”capolavoro” lo realizza con Buddy Knox e Jimmy Bowen, due musicisti rockabilly che vantano un credito con il proprietario della Roulette Records Morris Levy, noto nell’ambiente per la parsimonia con cui paga i suoi artisti. Il grosso problema, pero, e che tutti lo temono perche e sospettato di avere stretti legami con la famiglia Genovese. Klein rivede i conti e quando Levy impone un pagamento dilazionato in quattro anni minacciando, nel caso si finisca davanti a un giudice, di dichiarare di non avere denaro in cassa, accetta. In fondo, riuscire a cavare soldi, seppur a rate, da uno come Levy, di cui peraltro diventa poi amico, e gia un’impresa che fa scalpore. Forte di questo successo, nel 1961 apre la Allen Klein And Company con la moglie Betty (dal 1968 ABKCO, ovvero Allen & Betty Klein Company). E i clienti arrivano a frotte, non solo per la sua abilita di revisore dei conti che si fa pagare cara (il 50 °/o del guadagnato), ma anche perche  e un businessman  che  ama veramente la musica e sa subito inquadrare i punti di forza e i lati deboli di chi incontra, capendo al volo le esigenze dei suoi committenti per, nel caso, affascinarli o manipolarli.

E tanto si fa apprezzare dai musicisti quanto si fa odiare dalle case discografiche, che presto si fa la fama del ”Robin Hood del pop”. ”Gli artisti non hanno mai avuto soldi”, ricordera in una conversazione dei primi 2000 con lo scrittore e produttore televisivo Bill Flanagan pubblicata su Allen Klein: The Man Who Bailed Out the Beatles, Made the Stones, and Transformed Rock & Roll, di Fred Goodman: ”Venivano sempre pagati con un anticipo che avrebbero speso subito. E anche i costi delle session venivano detratti dai loro proventi. Quindi erano sempre a corto di denaro ed erano spesso rappresentati da qualcuno a cui non andava che un altro entrasse nel gioco e gli mostrasse cio che non andava”. In altre parole, si erge a difensore dei musicisti contro i soprusi del music business. E magari ne e anche convinto.

Un’altra sua specialita e la capacita di inventarsi storie per farsi pubblicita. Ad esempio, quella secondo al matrimonio di Kirshner promette a Bobby Darin di fargli guadagnare centomila dollari se gli fa avere i suoi libri contabili. Ottenuti i documenti, li studia e scopre che la ATCO si e ”dimenticata” di pagare al cantante una cifra enorme. E in un baleno gli fa ricevere il promesso assegno. In Our Uncle Sam: The Sam Cooke Storyfrom his Family ‘s Perspective di Erik Green, pero, il vecchio manager di Darin Steve Blauner ridimensionera la storia, spiegando che Klein ”aveva fatto un audit per noi ma non aveva trovato praticamente nulla. Il rapporto con lui e stato un disastro”. Poi c’e Sam Cooke: Klein lo conosce intrallazzando con il dj Jocko Henderson. Lo ammira parecchio, sia come persona sia come musicista, e cosi si o:ffre di gestireuna ricca rinegoziazione del suo contratto con la RCA, tanto che l’artista gli chiede di diventare il suo manager. Per lui e la prima volta e anche stavolta fa centro: lavorando di fino sulle carte, alle spalle del cliente fa una barca di soldi per il suo presente e il futuro. Poi, quando nel 1964 Cooke viene assassinato in circostanze mai veramente chiarite, convince la vedova a non vendere i diritti del marito e quattro anni dopo li rileva per 350.000 dollari.

TRA NEW YORK E LONDRA

Sempre nel 1964, Klein si associa al britannico Mickie Most, altro tipo parecchio spregiudicato in cerca di qualcuno che curi i suoi affari in America. E nel giro di poco tempo entra in contatto con gli Animals, i Kinks, Donovan e Pete Townshend. In genere, promette di pagare le loro royalties in un secondo momento, ma anche un terzo o un quarto, per proteggerli dall’elevata tassazione del Regno Unito sui redditi guadagnati all’estero. Nel frattempo, le deposita alla Chemical Bank di New York, investendole con successo per se. A quel punto, sente di poter puntare ancora piu in alto e l’occasione gli si presenta quando il comanager dei Rolling Stones Andrew Loog Oldham lo chiama come consulente. ‘Andrew ce l’ha venduto come un gangster, uno al di fuori dell’establishment. E noi lo abbiamo trovato piuttosto attraente”, raccontera in seguito Mick Jagger. In ballo c’e il nuovo contratto della band con la Decca e Klein, che gia si elavorato il gruppo adulandolo e mostrando di conoscere benissimo la sua musica, stupisce tutti. La casa discografica offre 300.000 sterline ma non e abbastanza. Nel suo Life, Keith Richards ricordera che il manager porto tutti quanti alla sede della Decca annunciando che ”adesso ci lavoriamo quei figli di puttana. Faremo un affare e usciremo di li con il miglior contratto di tutti i tempi. Mettetevi degli occhiali da sole e non aprite bocca. Entrate in fila, assembratevi in fondo alla sala e guardate in faccia quei vecchi scorreggioni tremanti. Non dite nulla. Lasciate che sia io a parlare”. Appena seduto nella sala del consiglio di amministrazione, Klein spara che gli Stones non avrebbero piu inciso per la Decca e definisce il contratto che lega la band all’etichetta solo un pezzo di carta. Tale e la sua fermezza che la band esce dall’incontro con 1.250.000 di dollari di allora come anticipi sulle royalties ottenuti sia dalla Decca sia dalla London per l’America. Mai un gruppo aveva ottenuto cosi tanto. E quei soldi Klein subito li intasca, visto che una piccola invisibile clausola gli concede vent’anni di tempo per versarli interamente ai suoi clienti. Poi, mette un po’ di ordine nei conti del quintetto, aumenta le percentuali dei diritti dei singoli componenti e l’anno successivo spunta un nuovo contratto di 2.600.000 dollari (circa venti milioni di oggi).

Ormai, con Oldham in via di uscita, e lui a occuparsi degli affari degli Stones. E la band, a parte il dubbioso Bill Wyman, ne pare entusiasta, specialmente per via della sua tremenda efficienza. ”Se volevi una Cadillac placcata in oro, lui te la trovava”, raccontera ancora Richards. ”Quando lo chiamai e gli chiesi ottantamila sterline per acquistare una casa in Chelsea Embankment, vicino a quella di Mick, in modo che potessimo andare avanti e indietro a comporre canzoni, lui me le procuro il giorno dopo”. E la band si fa anche convincere a cedergli i diritti di pubblicazione dei suoi brani. O meglio, i cinque hanno quote in una compagnia inglese chiamata Nanker Phledge Music. E quando Klein gli suggerisce di passare i diritti americani alla Nanker Phelge USA per proteggersi dall’odiato fisco britannico, credono  che  stia  parlando della consociata d’oltreoceano. In realta, grazie a una clausola, e Klein in persona il proprietario nominale della societa e cosi, con questo semplice gioco di prestigio, s’impossessa dei diritti sulle registrazioni del gruppo.

Il ‘bastardo della valle” adesso si sente davvero il migliore, e vuole prendersi anche quelli che ritiene i migliori, ovvero i Beatles, che tiene da tanto nel mirino: gia nel 1964 aveva avuto un incontro con Brian Epstein. ”Klein gli disse che aveva sentito che le percentuali che prendevano i Beatles dalla EMI erano una ‘merda’ e che avrebbe potuto occuparsi di rinegoziare i contratti”, scrivera l’assistente del gruppo Peter Brown nel suo The Love You Make: An Insider’s Story of the Beatles. Per esempio, c’e la RCA americana che sembra essere disposta a cacciare due milioni di dollari per avere i Beatles per il mercato d’oltreoceano. Ma ”Brian si mostro regalmente offeso di fronte all’insinuazione che servisse qualcuno che facesse il lavoro al posto suo e fece accompagnare Klein alla porta”. Due anni dopo, pero, il situazione si e fatta piu favorevole. I Fab Four adesso non sono piu tanto contenti dell’operato di Epstein e addirittura McCartney gli rinfaccia che ”Klein e riuscito a far ottenere agli Stones 1.250.000 dollari. E noi allora?”, come racconta ancora Brown. Cosi Klein diffonde la voce di essere all’assalto dei Beatles, facendo innervosire parecchio il rivale, che comunque nel gennaio del 1967 riesce a spuntare un nuovo, e decisamente migliore, contratto per i suoi ragazzi. Il 27 agosto, pero, Epstein esce di scena, stroncato nella sua casa londinese da un’overdose di Carbatrol, un anticonvulsivante, mischiato all’alcol. E Klein e li pronto a prendersi il suo posto. ”Posso persino dire il momento in cui sono stato sicuro che sarei diventato il loro manager”, raccontera a «Playboy».

”Stavo attraversando un ponte fuori New York, ho sentito alla radio che Epstein era morto e mi sono detto che li avevo presi. Chi altro poteva, se non io?”. Deve aspettare, pero, perche i quattro, tramortiti dalla scomparsa del manager, prendono tempo e si arrangiano in proprio. Klein, cosi, rimane fremente al palo. ”Per Allen era diventata  un’ossessione”, raccontera Most in 2 Stoned di Oldham. ”Voleva a tutti i costi mettere le mani sui Beatles. Gli Stones gli stavano dando piu grattacapi di quanto non si fosse aspettato”.

FINALMENTE I BEATLES

Nel 1968, Jagger e compagni ormai hanno compreso di essere stati fregati. E per di piu, trovano Klein particolarmente restio a soddisfare le richieste di soldi, i loro, per le varie spese. Cosi si affidano allo studio Berger Oliver & Co. Al fine di esaminare la situazione finanziaria e Jagger chiede al principe e banchiere Rupert Loewenstein di fargli da consulente. Klein non si fa intimorire, non sgancia un penny e nel frattempo guarda con attenzione i Beatles incasinarsi con la Apple Corporation, l’azienda multidivisionale hippy creata nel gennaio del 1968 per motivi specialmente fiscali che, gestita in modo liberissimo, nel giro di pochi mesi gia corre veloce verso il dissesto.

Klein si gode lo spettacolo e, in un periodo in cui si parla di un’ipotetica alleanza tra Beatles e Stones, trova una sponda inaspettata in Jagger, che consiglia ai rivali di affidarsi a lui perche e uno che ci sa fare. Secondo Marianne Faithful, in realta il cantante vuole rifilarlo ai Beatles per liberarsene. ”Chiamo John e gli disse, ‘Sai chi fareste bene ad avere come manager? Allen Klein”’, scrive in Faithfull: An Autobiography’. ‘E John, che era sensibile a progetti utopici come un’alleanza fra Beatles e Stones, rispose ‘si, cazzo, ottima idea’. Era un po’ un tiro mancino da parte di Mick, ma penso che distraendo Klein con un pesce piu grosso da mettere in pentola avrebbe potuto allentare i legami con lui”.

Nel gennaio del 1969, Lennon si lamenta su “Disc And Music Echo” di come stanno andando le cose alla Apple, irritando i compagni. E Klein si convince che deve lavorarsi soprattutto lui, che ha conosciuto durante le riprese di The Rock ‘n’Roll Circus. Cosi cerca un contatto incontrando forti resistenze alla Apple, ma alla fine lo trova e propone a Lennon e all’inseparabile Yoko Ono un invito a cena. Durante quell’incontro, Klein sparla di McCartney accusandolo di voler essere il leader unico della band, esattamente come pensa Lennon, e, conquistandola, tesse lodi alla Ono, prospettandole finanziamenti milionari per le sue produzioni artistiche e offrendo nel menu i suoi piatti macrobiotici preferiti. Lennon, inoltre, resta colpito dalla sua conoscenza della musica dei Beatles. ”Non solo distingueva qual era il mio lavoro e i testi che avevo scritto, ma li comprendeva”, raccontera nel 1971 a “Rolling Stone”. ”Questo e tutto. Se sapeva cosa dicevo e seguiva il mio lavoro, allora era dannatamente OK, perche e difficile vedere me, John Lennon, in quello. Ha parlato sensatamente di quello che era successo e ha detto cosa stava succedendo, e io gia lo sapevo. E un tipo molto intelligente; mi ha detto cio che stava accadendo con i Beatles e del mio rapporto con Paul, George e Ringo. Sapeva ogni dannata cosa di noi, come sapeva tutto degli Stones. E un uomo fottutamente acuto”.

Cosi, Lennon permette a Klein di esaminare i suoi libri contabili a titolo gratuito, introducendolo di fatto nel mondo finanziario del quartetto. E cio fa infuriare McCartney; che invece vorrebbe far gestire il tutto a Lee Eastman, avvocato di grido a New York nonche padre della sua fidanzata Linda, che sposera a marzo. Un meeting con Klein, il figlio di Eastman John e i quattro finisce male. ”Subito i due uomini d’affari iniziarono a beccarsi e ben presto Eastman e McCartney; stufi dell’atteggiamento rissoso di Klein, abbandonarono la stanza”, scrive John McMillan in Beatles Vs. Stones. ”Da un punto di vista tattico, fu un grave errore: appena se ne furono andati, Klein disse agli altri tre Beatles che quei due li stavano fregando su tutta la linea, ma che lui sapeva come metterci un freno”. Quindi promette di rinegoziare il contratto con la EMI e dichiara di voler risanare la Apple nell’interesse di tutti, offrendo di prendersi solo una commissione sugli utili. E i tre ne rimangono conquistati. Oltretutto, vedono in lui un figlio del popolo come loro, mentre il padre e il fratello di Linda sembrano a tutti un po’ troppo upper class newyorkese. Poi, ovvio, pensano che con Eastman Macca si sarebbe preso il gruppo e qui naturalmente il rapace pretendente affonda il suo micidiale becco.

Segue un altro incontro incendiario tra le parti e poi, con il voto contrario di McCartney; Klein ha il via libera come business manager. Per prima cosa, si occupa di salvare la Apple, senza peraltro brillare di genio o fantasia: ossia, via i rami secchi come l’etichetta  sperimentale Zapple, licenziamenti, tagli, cartellino per i dipendenti e l’impronta  alternativa  della  compagnia ridotta a zero. Subito dopo, in settembre stipula con la EMI un nuovo contratto per i baronetti con un 25 °/o di royalties per il mercato americano, che a quell’epoca e una roba inaudita, autorizzando in cambio l’etichetta a pubblicare antologie con i brani del gruppo, cosa che Epstein non aveva mai voluto concedere. Naturalmente, si fa anche un po’ di affaracci suoi e prova a papparsi la Northern Songs, cioe a prendersila musica del gruppo. A impedirglielo e una mossa inattesa di Dick James, ormai detestato dai Beatles: non volendo avere nulla a che fare con il nuovo venuto, l’editore vende le sue quote maggioritarie alla Associated Television e John Eastman, bloccando il tentativo di acquisto di Klein per conto della Apple.

Nel frattempo, tutto precipita con una band che ormai esiste solo di nome e un disco, LET IT BE, passato a Phil Spector proprio su idea del business manager – facendo incazzare di

brutto McCartney. Il 10 aprile 1970, ad annunciare che la favola dei Beatles e finita e proprio Paul, che il 31 dicembre intenta causa ai suoi ex compagni per evitare che l’odiato squalo si prenda tutto. ”E stata una cosa orrenda che mi ha causato momenti terribili”, raccontera McCartney. ”Ho bevuto troppo e ho fatto troppo di tutto. Era una cosa pazzesca, ma era l’unica da fare perche in caso contrario non avrei potuto salvarmi: lavorare  cosi duramente e vedere tutto svanire in uno sbuffo di fumo. Sapevo anche che, se fossi riuscito a salvarmi, avrei salvato anche gli altri. Stavano per dare via tutto. Adoravano questo tizio e io invece dicevo che era un fottuto imbecille”. Da parte sua, Klein rivendichera di aver coperto d’oro i Beatles, limitando la sua percentuale al 20 °/o contro il 25 del suo predecessore. ”Con Epstein, facendo i tour, vendendo milioni di dischi e girando film, hanno preso sei milioni e mezzo di sterline in sei anni. Con me, ne hanno guadagnate nove in diciannove mesi”, dira a “Playboy”.

CARTA VINCE, CARTA PERDE

Per un attimo, Klein rischia di prendersi anche i Creedence Clearwater Revival: nel John  Fogerty  non ne puo piu di essere criticato dai compagni perche la band non ha un vero manager (e lui a curare gli affari). “Allora cosa fa John, in un atto di quello che posso solo descrivere come cinismo brutale? Ci porta Allen Klein”, raccontera Stu Cook. Giusto il tempo di un incontro e poi si torna allo status quo.

Nel 1971, poi, Klein perde gli Stones, che lo citano in giudizio. Rimasto a dirigere la Apple, e coinvolto  da  Harrison nel concerto di beneficenza organizzato per aiutare l’alluvionato Bangladesh. Qui commette un errore: manca infatti di registrare in anticipo l’evento come a beneficio dell’Unicef e non puo godere dello status di esenzione fiscale da parte del governo degli Stati Uniti. Cosi, se una parte dell’incasso arriva regolarmente in Bangladesh, un’altra piu consistente finisce in un conto di deposito a garanzia dell’Internal Revenue Service per dieci anni.

All’amico Lennon, nel frattempo, Klein suggerisce uno dei versi piu velenosi nei confronti di McCartney di How Do You Sleep? (”la sola cosa che hai fatto e stata ‘yesterday’ e da allora e stato solo un altro giorno”), poi lo affianca nella realizzazione del film per la tv Imagine. Inoltre, torna al cinema (in precedenza si era impegnato nella produzione di un paio di pellicole di Saul Swimmer e di tre spaghetti-western diretti da Luigi Vanzi): nel 1971si dedica a Blindman di Ferdinando Baldi, con Ringo Starr coprotagonista, e su spinta di Lennon aggancia il visionario Alejandro Jodorowsky. Compra i diritti di Pando y Lis e di El topo e coproduce La montana sagrada. Durante la lavorazione, pero, tra i due scoccano scintille e Klein non apprezza che il regista non accetti la star Harrison come attore acchiappaspettatori. A “Uncut” nel 2015 Jodorowsky raccontera di come il chitarrista gli disse che ”gli piaceva la sceneggiatura e voleva pren­ derne parte. Pero c’era una piccola cosa che non poteva fare. Allora gli ho chiesto qual era questa piccola cosa. E mi ha risposto che nella scena in piscina con un ippopotamo avrebbe dovuto pulirsi il culo davanti alla cinecamera. Non voleva farlo. Cosi gli ho detto di essere molto felice che gli piacesse il mio film, ma quella scena era molto importante. E ho anche aggiunto che ‘tu sei la piu grande star e se mostri il tuo culo sara la dimostrazione piu fantastica di quanto sia umile il tuo ego’. Ma lui mi ha risposto che non poteva farlo e io gli ho detto che non potevo lavorare con lui”.

Il rapporto con Jodorowky si chiude di li a poco, con pesanti strascichi che si protrarranno per trent’anni. Nel  frattempo,  Klein  si e infilato nella vicenda di My Sweet Lord : la canzone di Harrison e una hit, ma somiglia troppo a He’s So Fine delle Chiffons. E la squattrinata Bright Tunes, che detiene i diritti del pezzo, fa causa per plagio. Klein tenta di risolvere il guaio acquistando la societa, ma non gli e possibile considerando che di li a poco questa finisce in amministrazione controllata. Quindi nel 1973 c’e la rottura con Harrison, Starr e Lennon, che finalmente nel programma televisivo Weekend World ammette che ”forse i sospetti di Paul erano giusti”. Klein viene estromesso dalla Apple e fa causa, naturalmente vin cendola e prendendosi quasi cinque milioni di dollari.

Intanto Harrison, condannato per plagio inconsapevole, deve un risarcimento di 1.599.987 dollari alla parte lesa, che pero dal 1978 e la ABKCO, che ne frattempo ha acquistato il pezzo per 587.000 dollari al fine di rivenderlo, guadagnandoci, all’ex Beatles. Nel 1981 un giudice decidera che nell’intricata vicenda c’e un conflitto d’interesse e riconosce al musicista i diritti di He’s So Fine per il prezzo al quale era stato comprato. La storia si trascinera fino al 1998, con la sostanziale vittoria di Harrison. Insomma, per una volta Klein non ottiene da un tribunale quello che voleva.

Con la giustizia gli va ancora peggio nel 1979, quando finisce due mesi al fresco per aver distribuito dischi promozionali senza dichiararli al fisco. Poi per un po’ continua a pagare gli avvocati per le numerose cause che gli hanno intentato gli Stones (a fine decennio ci sara un accordo in gran parte favorevole a lui) e continua ad accumulare denaro con i diritti dei circa duemila brani che la ABKCO, dal 1968 anche etichetta discografica, possiede (oltre agli Stones, Sam Cooke, Animals, Marianne Faithfull, Kinks, Herman’s Hermits e tanti altri). Inoltre, nel 1988 rileva la Philles di Spector, al quale ha dato un aiuto per recuperare un po di soldi spariti a causa della gestione non esattamente accurata della Warner/ Chappell. E un frutto dell’operazione, nel 1991, e l’acclamato box retrospettivo BACK TO MONO.

Segue, sei anni dopo, il colpaccio di Bitter Sweet Symphony. Per il pezzo, divenuto una hit mondiale, i Verve riprendono, esagerando, alcune parti della versione orchestrale realizzata nel 1965 dalla Andrew Loog Oldham Orchestra di The Last Time degli Stones, canzone a sua volta copiata da un traditional gospel. I Verve chiedono il permesso alla Decca, ma di mezzo c’e la ABKCO. Allora il capo della EMI Ken Berry vola a New York per far ascoltare il disco a Klein, che si dichiara contrario a concedere licenze per i sample. I denti dello squalo, pero, sono sempre ben affilati. ”Klein lascio passare un giorno o due prima di richiamare Berry”, racconta Goodman. ”Gli disse che si era reso conto che la EMI e la band erano in difficolta ed era disposto a fare un’eccezione alla sua regola. Avrebbe concesso la licenza solo se Ashcroft avesse venduto alla ABKCO i suoi diritti di paroliere e la compagnia fosse divenuta l’unica editrice di Bitter Sweet Symphony. L’affare si fece e Ashcroft fu liquidato con mille dollari”. Nei crediti, cosi, insieme ad Ashcroft, per il testo compaiono Jagger e Richards, autori di The Last Time, anche se poi in realta i passaggi di archi ripresi nei sample sono un’invenzione dell’arrangiatore David Whitaker. La vicenda si chiudera nel 2019 con la rinuncia da parte dei due Stones alle loro future royalties. A questo punto, pero, Klein non c’e piu. Nel 2004, infatti, il ‘bastardo della valle” che non ha paura di nulla si e trovato di fronte un nuovo nemico: si chiama Alzheimer ed e piu bastardo di lui. Allen Klein muore a New York il 4 luglio 2009. Al suo funerale partecipano anche Yoko Ono e Sean Ono Lennon. In buona salute, invece, rimane la ABKCO, che si occupa soprattutto di ristampe e da tempo e diretta dal figlio Jody.

Potrebbe piacerti anche

Leave a Comment

Are you sure want to unlock this post?
Unlock left : 0
Are you sure want to cancel subscription?
-
00:00
00:00
Update Required Flash plugin
-
00:00
00:00