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Il medico di famiglia, come “sfruttarlo” al meglio

by Lettere21

A lui ci rivolgiamo per primo quando non stiamo bene ed è lui a prestarci le prime cure o a indirizzarci al giusto specialista. Teniamocelo stretto

Se non lo vediamo da un po’, è giunta l’ora di fargli visita. Bistrattato, talvolta dimenticato e soppiantato dagli specialisti, assunto a passacarte sforna-ricette, lo abbiamo rivalutato in quest’ultimo anno in cui la pandemia ci ha messo di fronte a una semplice evidenza: quando stiamo male, a chi possiamo rivolgerci se non a lui, il caro e vecchio medico di famiglia? Ma quali sono esattamente i suoi compiti? E come possiamo “usarlo” al meglio?

Qual è il suo compito?

Il principale compito del medico di famiglia è quello di garantire l’assistenza sanitaria di base in modo del tutto gratuito. Si occupa di fare le diagnosi e di prescrivere le cure. Cerca di comprendere la causa del disturbo sia con la visita diretta sia prescrivendo eventuali esami diagnostici. Conosce il percorso da intraprendere per ogni sintomo ed è in grado di indirizzare il paziente agli specialisti. Ha anche il compito di redigere i certificati per l’assenza dal lavoro e quelli per la riammissione a scuola. Si occupa della prevenzione che riguarda lo stile di vita, l’alimentazione, l’astensione dal fumo, i vaccini e tutte quelle buone pratiche che servono a evitare le malattie. Non solo. Può anche prendere l’iniziativa e chiamare lui stesso i suoi assistiti più fragili come gli anziani, i fumatori, gli obesi e i cardiopatici, per esortarli a partecipare alle campagne vaccinali o per ricordare loro di fare alcuni controlli.

A differenza dello specialista, è il medico che ci conosce da tempo e instaura con noi un rapporto di fiducia. Anche perché siamo noi a sceglierlo in una lista di medici convenzionati con il Sistema sanitario nazionale. E bisogna tenerselo stretto. Nel 2028, infatti, dovrebbero andare in pensione 33.392 medici di famiglia.

Quando lo troviamo in studio?

Il medico di famiglia (attenzione, non e “medico di base”) può assistere fino a un massimo di 1.500 pazienti e deve garantire l’apertura dello studio per cinque giorni alla settimana, dal lunedì al venerdì, secondo orari prestabiliti che devono essere affissi all’ingresso. Il sabato non è tenuto ad aprire l’ambulatorio, ma può dedicarsi alle visite durante la mattinata. Dobbiamo ricordarci che il medico di famiglia non è un medico dell’emergenza. In caso di sintomi gravi, bisogna chiamare il 118. Il suo dovere è di recepire entro la giornata le chiamate che riceve prima delle 10 di mattina ed entro le 12 del giorno successivo le chiamate che vengono effettuate entro le 20 di sera. Se questi tempi sono ritenuti troppo lunghi, il paziente può contattare un collega nel caso di uno studio associato oppure la Guardia medica dopo le ore 20. Sabato e domenica notte è attivo il servizio di continuità assistenziale per le piccole urgenze.

Ci vuole l’appuntamento?

Anche quando il medico di base visita solo su prenotazione, non può comunque rifiutarsi di ricevere un paziente che si presenti al suo ambulatorio senza appuntamento in una situazione di urgenza: sarebbe infatti responsabile per la mancata visita. A valutare l’urgenza della richiesta, ovviamente, è lo stesso medico curante che dovrà quindi visitare con attenzione il paziente per escludere ogni responsabilità professionale, a meno che non conosca già la malattia del suo assistito e possa prevederne l’eventuale gravità senza visitarlo.

Cosa fare se abbiamo la febbre

Non si può più arrivare in studio con la febbre e i sintomi influenzali come poteva accadere in epoca pre-COVID, quando, per ottenere il certificato di malattia, ci si doveva presentare di persona: In caso di sospetto Coronavirus bisogna chiamare il proprio medico di famiglia, che potrà decidere di attivare la pratica del tampone allertando i servizi d’igiene della regione oppure le Unità speciali di continuità assistenziale (USCA) preposte ad assistere a casa i pazienti. Il medico di famiglia si occupa invece di somministrare il vaccino contro l’in”uenza ai suoi assistiti più fragili come gli anziani.

Può visitarci a casa?

Il medico di base non può evitare di rispondere al telefono durante gli orari di ambulatorio e, nel caso in cui sia occupato e non voglia rispondere, sarà sua cura procurarsi un’assistente o una segretaria. In questo modo viene salvaguardato il diritto del paziente, che non abbia preso appuntamento, di chiedere un consulto telefonico o di prenotare una visita al più presto, anche di tipo domiciliare. Ricordiamo a tal proposito che le visite a casa si possono pretendere solo se il malato è grave, urgente e non trasportabile. Se la richiesta di visita domiciliare è effettuata entro le ore 10, il medico dovrà recarsi al domicilio dell’assistito nell’arco della stessa giornata; se la richiesta viene fatta dopo le 10, il medico può presentarsi il giorno dopo ma non oltre le ore 12. Le visite domiciliari sono gratuite, ma è il medico a decidere se il caso è grave e urgente e se il paziente non può arrivare in studio. Se dunque non possiamo muoverci da casa o abbiamo i sintomi gravi, dobbiamo chiamare il medico di famiglia per richiedere la visita domiciliare o un consulto telefonico.

E il certificato di malattia?

Passiamo al capitolo lavoro: Per legge, il medico di famiglia non può rilasciare il certificato di malattia per astensione da lavoro senza prima aver visitato il paziente, tranne nel caso in cui l’assistito abbia una dichiarazione di isolamento domiciliare da parte della ASL: in questo caso, il medico potrà fare il certificato di malattia anche senza aver visitato il suo assistito. Il medico è tenuto a inviare il certificato di malattia online all’INPS entro 24 ore dalla visita; deve comunicare il numero di protocollo del certificato trasmesso al lavoratore che dovrà trasmetterlo al datore di lavoro.

Dobbiamo pagare qualcosa?

Una delle grandi conquiste del Sistema sanitario nazionale è la nascita del medico di famiglia che offre un’assistenza del tutto gratuita, fatta eccezione per alcune prestazioni mediche che non sono previste dal contratto perché sono atti privati che potrebbero essere redatti da qualsiasi medico, non solo da quello di famiglia: si tratta di certificazioni di invalidità civile o assicurative e delle certificazioni di idoneità allo svolgimento di attività sportive non agonistiche, che richiedono da alcuni anni l’elettrocardiogramma. I certificati medici a pagamento e il relativo tariffario sono esposti nell’ambulatorio.

Non chiamiamolo medico “di base”

Fino all’introduzione nel 1999 del Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale, il medico di famiglia era una figura priva di formazione post laurea e dunque veniva definito “di base” perché si presupponeva che avesse solo le competenze acquisite durante i primi sei anni di università. Era quindi un medico con conoscenze basilari, privo di competenze specifiche. Oggi il medico privo di formazione post laurea è il “medico generico”, da non confondere con il medico di medicina generale: quest’ultimo possiede una formazione post laurea specialistica che lo porta a lavorare nell’Assistenza primaria (medico di famiglia) o come medico di continuità assistenziale, più conosciuta come Guardia medica.

Nel Medioevo c’era il medico condotto, che doveva curare i poveri

La figura del medico condotto, antesignano del medico di famiglia, nasce nei comuni italiani del Medioevo per assistere gli indigenti: era il medico dei poveri, dipendente dal Comune. La parola “condotto” deriva dal latino conductum che si traduce con “assunto”: era infatti un medico remunerato con stipendi spesso inferiori a quelli dei maestri elementari, già bassi di per sé, ma con un carico assistenziale enorme. Per questo godeva di credito presso la popolazione, soprattutto nell’Italia del Risorgimento e post unitaria. Anche ai medici condotti si devono i progressivi cali della mortalità infantile, della pellagra e della diffusione delle malattie infettive. Nell’Ottocento, in mancanza di mezzi a motore, il medico arrivava al capezzale del malato a piedi o in carrozza, portandosi appresso un’enorme borsa con il necessario per la visita. Dopo la Seconda Guerra mondiale, si passa al medico della mutua finanziato dai lavoratori: la salute diventa un privilegio di classe. Con la legge 883 del 1978 si stabilisce l’abolizione del sistema delle mutue e si istituisce il Servizio sanitario nazionale. E così il medico della mutua, di cui Alberto Sordi fa un ritratto spietato nel film Il medico della mutua (1968), viene sostituito dal medico di base, oggi di famiglia.

LE VISITE FONDAMENTALI A CUI DOBBIAMO SOTTOPORCI

GLI UOMINI non amano il camice bianco, ma dovrebbero andare dal proprio medico per alcuni controlli. Almeno una volta, intorno ai 50 anni, per una valutazione del rischio cardiovascolare e ben prima se sono fumatori o in sovrappeso. I maschi infatti hanno un’aspettativa di vita più bassa delle donne proprio perché il loro rischio cardiovascolare aumenta più precocemente. Bisogna contattare il medico anche se si hanno problemi urinari o casi di tumore alla prostata in famiglia (un fratello, il padre o il nonno). Infine gli uomini devono monitorare spesso il sistema respiratorio: molti hanno problemi perché nei decenni scorsi fumavano più delle donne.

LE DONNE dovrebbero andare dal medico per alcuni esami di routine: gli esami del sangue annuali che consentono di rilevare indici importanti come glicemia e colesterolo collegati a un rischio di ictus o infarto; l’esame delle feci e delle urine, per verificare il corretto funzionamento dell’apparato digerente ed escretore e monitorare eventuali infezioni; la misurazione della pressione, per non sottovalutare l’ipertensione; la transaminasi per la salute del fegato; il controllo della tiroide e l’elettrocardiogramma per il cuore. Sono fondamentali poi la visita ginecologica e il PAP test (una volta all’anno) per la prevenzione del tumore all’utero, la visita senologica, l’ecografia mammaria e la mammografia (dai 45-50 anni) e gli esami del colon retto.

I RAGAZZI, intorno ai 14 anni (in casi particolari anche prima o fino a 16 anni), passano dall’assistenza del pediatra a quella del medico di famiglia. Uno studio statunitense della Columbia University di New York ha concluso che a partire dai 12 anni dovrebbero andare da soli dal loro medico curante perché, se sono accompagnati da un adulto, non si sentono liberi di parlare di tematiche sensibili o di fare delle domande su argomenti come sesso, droghe o alcol. I genitori dovrebbero pertanto promuovere l’indipendenza dei teenager in fatto di salute, incoraggiandoli a scrivere domande o dubbi prima delle visite e lasciando loro lo spazio per parlarne da soli con il medico.

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