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Il trasloco di Dio

by Lettere21

Nella Francia del XII secolo gli architetti progettano nuove chiese: altissime cattedrali di pietra che puntano al cielo e consentono agli uomini di sentirsi più vicini al loro Padre celeste

A partire dalla metà del XII secolo nella Francia settentrionale si diffuse uno stile architettonico nuovo che presto avrebbe conquistato l’Europa: il gotico. Nel giro di un secolo vennero iniziate almeno trenta grandi cattedrali, oltre ad altre centinaia di chiese più piccole, che stupiscono ancora oggi per l’arditezza della costruzione e l’insuperata bellezza.

Utilizzando metodi costruttivi semplici ma geniali, gli architetti e i muratori medievali, che lavoravano per decenni e a volte anche per secoli, hanno realizzato edifici che sono rimasti a lungo i più alti del mondo (la torre della cattedrale di Strasburgo raggiunge i 142 metri di altezza e venne superata solo alla fine dell’Ottocento).

Partecipava tutta la comunità

Il processo costruttivo era molto diverso da quello di oggi. La costruzione di una cattedrale era un’opera collettiva alla quale partecipavano tutte le forze economiche, intellettuali e lavorative della comunità.

Intercorreva un tempo lunghissimo tra il momento in cui si decideva di creare un nuovo edificio di culto e quello in cui esso veniva completato. Perciò i lavori venivano appaltati per fasi successive: s’iniziava con il tracciato del disegno generale e lo scavo delle fondazioni; si procedeva con l’elevazione dei muri e dei pilastri, cominciando dall’abside (la parte posteriore della chiesa che ospita l’altare), e si continuava con le volte (ossia i “soffitti”).

L’ultima parte del lavoro era la facciata (perciò le chiese rimanevano senza facciata per secoli, se venivano a mancare i soldi: tipico il caso del Duomo di Milano, che vide il completamento della facciata nella sua forma attuale solo nel 1807). Di volta in volta venivano incaricati i tecnici considerati i migliori per quella particolare parte di costruzione, nonostante potesse capitare che mancasse un piano complessivo dei lavori: nel caso del Duomo di Milano, per esempio, solo dopo aver costruito le fondamenta, si cominciarono a progettare i muri e i pilastri.

L’architetto a cui veniva affidata la costruzione non poteva trascrivere le sue idee in disegni perché non esistevano fogli di carta abbastanza grandi. Si affidava quindi a modelli in legno, che servivano soprattutto a convincere il vescovo al quale si doveva la commissione della cattedrale: visto che non erano molto precisi, servivano più che altro come guida e ispirazione per gli architetti che si sarebbero susseguiti nel corso del tempo. Le conoscenze matematiche astratte erano molto limitate (secondo lo storico della scienza Guy Beaujouan attorno all’anno Mille solo cinque o sei persone in tutta l’Europa cristiana erano capaci di fare una divisione), e quindi ci si doveva affidare a metodi empirici per tracciare curve, archi e circonferenze.

Un esempio di questo modo di lavorare viene dal taccuino di Villard de Honnecourt, considerato il primo “ingegnere” europeo.

Tutto era fatto a mano

La costruzione di una cattedrale richiedeva molta manodopera non specializzata che veniva reclutata tra gli abitanti della città, i quali prestavano la loro opera come muratori, carpentieri, scultori e scalpellini. Tutto veniva fatto a mano, dato che non esistevano motori. Tra i pochi ausili meccanici c’erano delle primitive gru, che noi conosciamo dalle raffigurazioni nei quadri e nei dipinti: l’energia era fornita da un gruppo di uomini che si muovevano all’interno di una grande ruota, simile a quella con cui giocano i criceti, facendo girare, in un senso o nell’altro, un tamburo che raccoglieva la corda per sollevare il carico. La stragrande maggioranza degli operai era analfabeta e quindi non avrebbe potuto in ogni caso leggere le istruzioni sui disegni di costruzione.

Uno dei problemi più gravi che i costruttori delle cattedrali si trovarono ad affrontare fu rifornirsi delle pietre necessarie alla costruzione: in Francia, per la cattedrale di Troyes si ricorreva alle cave di Tonnerre, a 60 km di distanza, mentre per quella di Cambrai si doveva andare addirittura a 75. Inizialmente questi lunghi viaggi venivano interpretati come occasione di penitenza e il cronista Robert de Torigny parla di “servizio divino dei carri”, alludendo a coloro che si offrivano di trainare le pietre a titolo gratuito. Ben presto però le ragioni dell’economia prevalsero su quelle spirituali. Il lungo viaggio sui carri moltiplicava il prezzo della pietra quattro, cinque o sei volte. Era quindi importante tagliare le pietre già nella cava, in modo da trasportare solo il peso indispensabile.

Nel 1277 per la costruzione dell’Abbazia di Port-Royal gli impresari inviarono i muratori, con i loro aiutanti, nella cava, per estrarvi e lavorare sul posto migliaia di pietre. Si è calcolato che durante la costruzione di questa abbazia per ben tre anni una carretta di pietre partisse ogni quindici minuti dalla cava. Spesso sul posto venivano allestiti degli edifici perché gli scalpellini lavorassero al coperto. Si arrivò così a una specie di prefabbricazione: le pietre, tagliate nella cava in base a un disegno preparato in anticipo, potevano venire sistemate in modi diversi nel corpo dell’edificio a seconda delle necessità. In molti casi le decorazioni sono rimaste nel lato interno della costruzione e quindi sono completamente invisibili.

Il compito dell’arco rampante

Il progetto di base della cattedrale gotica era semplice, dato che riprendeva lo schema tradizionale della chiesa cristiana a croce latina. Quello che era straordinario era lo sforzo di elevare verso il cielo la costruzione, sfruttando da un lato il vetro, per creare finestre grandissime che alleggerissero il peso dei muri, e dall’altro l’arco rampante, cioè l’elemento architettonico utile a “scaricare” a terra la spinta dei muri e del tetto della chiesa. Non a caso, la sua forma veniva spesso descritta come la stilizzazione estrema di un uomo che spinga con tutte le sue forze contro il muro.

Il vero segreto dell’architettura gotica era però l’arco acuto, detto anche arco ogivale. In questo tipo di arco, inventato dagli arabi nel VII secolo d.C. e introdotto in Europa poco dopo il Mille, le spinte laterali, che tendono a far “aprire” verso l’esterno la struttura, sono molto più contenute rispetto a quelle verticali, che invece aiutano a tenere l’edificio ben piantato sul terreno. Era grazie alla combinazione di questi elementi (vetro, arco rampante e arco acuto) che la costruzione poteva spingersi così tanto verso il cielo, esprimendo in modo perfetto la tensione religiosa di quei secoli.

Lo slancio verso l’alto che caratterizza le cattedrali era enfatizzato dalle guglie e dai pinnacoli, che però avevano anche una funzione pratica: questi elementi, posti sul tetto in corrispondenza dei punti centrali degli archi, contribuivano con il loro peso a tenere ferma tutta la struttura.

Simboli dappertutto

Tutto era pervaso di simboli. L’abside della chiesa, per esempio, era sempre rivolto verso est, in modo che i fedeli seguissero la messa rivolti al punto in cui sorge il sole, simbolo materiale del Cristo. I muri a nord, regione del male, erano riservati alla descrizione dei fatti dell’Antico Testamento; quelli a sud alle storie del Vangelo. Il lato ovest, infine, era dedicato alla meditazione sulla storia e sul destino degli uomini e ospitava spesso, oltre al mistico rosone, la descrizione della fine del mondo.

Grandissima importanza veniva data inoltre al simbolismo mistico della luce, che penetrando dalle grandi finestre rappresentava l’amore di Dio che irrompe nella vita dell’uomo.

Nel pavimento era raffigurato spesso un labirinto. Il pellegrino doveva percorrerlo in ginocchio per raggiungere l’illuminazione e la perfezione spirituale.

Compie 1.000 anni

Nel 2015 si celebrano i mille anni della Cattedrale di Strasburgo, una delle chiese più grandi e famose di tutta la cristianità. Fu iniziata nel 1015 come chiesa romanica, ma la sua costruzione proseguì fino al 1439 in puro stile gotico. Lunga 112 metri, alta 40 al tetto della navata centrale, tocca i 142 con la punta dell’unica torre campanaria completata (la Madonnina del Duomo di Milano, posta sulla guglia più alta, raggiunge i 108 metri). Il rosone della facciata principale ha un diametro di 13,6 metri.

Hanno contribuito anche i Templari

La comparsa improvvisa dello stile gotico e delle cattedrali nell’Europa medievale rimane qualcosa di sorprendente. Una delle teorie per giustificare questo rinnovamento culturale e costruttivo si richiama ai Templari, l’ordine monastico-cavalleresco fondato da Ugo di Payns (o de Paganis) nel 1118 con lo scopo di proteggere i pellegrini in Terra Santa. Il loro nome deriva dal fatto che ricevettero dal re di Gerusalemme Baldovino il permesso di sistemarsi in quelli che si ritenevano essere i resti del tempio di Salomone. Qui si sarebbero imbattuti in documenti antichi e misteriosi che contenevano i principi di un sapere molto più avanzato di quello della Cristianità medievale: i libri ritrovati custodivano anche avanzatissime tecniche costruttive, basate sulla legge divina «dei numeri, dei pesi e delle misure». Quando i Templari rientrarono in Europa, con la caduta degli ultimi regni cristiani in Palestina, avrebbero portato con sé queste conoscenze, utili per costruire le imponenti cattedrali gotiche.

Il labirinto più grande è in Francia

Il labirinto sul pavimento della cattedrale di Chartres (Francia) è il più grande tra quelli arrivati fino a noi ed è anche uno dei meglio conservati (qui sotto). Ha un diametro di 12,87 metri, mentre il percorso che il pellegrino deve compiere è lungo 261,5. Ha una pianta circolare molto regolare: una volta che vi si entra, si deve arrivare per gradi fino al centro, dove fino al 1702 si trovava una placca di bronzo che raffigurava il combattimento di Teseo contro il Minotauro: era simbolo della lotta del bene contro il male, ricordata anche da una vetrata posta proprio sopra il labirinto e raffigurante Adamo ed Eva.

Così un abate del 1100 descrive la costruzione

L’abate e storico Robert de Torigny (1110-1186) descrive così la costruzione della cattedrale di Chartres: «In quell’anno (1144) si videro i fedeli di Chartres impegnati su carri carichi di pietre, di tronchi, di grano e di tutto quanto poteva servire ai lavori della cattedrale… Mai più si rivedrà un simile prodigio. L’entusiasmo conquistò tutta la Francia e la Normandia. Dappertutto ci si comportava con umiltà; si faceva penitenza dovunque; in ogni luogo si perdonavano i nemici. Si vedevano uomini e donne trainare pesanti fardelli attraverso paludi fangose e celebrare, con canti trionfali, i miracoli che Dio compiva sotto i loro occhi».

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