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Insicurezza, ragazzi che non escono più

by Lettere21

Adolescenti isolati, chiusi in casa con internet come unico accesso all’esterno. In un mondo ridotto a performance e superficie, mentre tutti si mettono in vetrina sui social, sempre più ragazzi insicuri cercano un rifugio: la risposta non è forzarli, è aiutarli (e aiutarci…) a ritrovare il senso delle cose e la passionee creativa

Come scrisse il ­ filosofo Ralph Waldo Emerson, «ciò che ci sta alle spalle e ciò che ci sta di fronte, sono ben poca cosa rispetto a ciò che è dentro di noi». L’attenzione per ciò che è esterno, super­ficiale, produce un inesorabile allontanamento dall’interno. Ecco il senso di alcuni disagi che ci vengono a trovare nel mondo di oggi. Guardiamo i social: il continuo mostrarsi, l’apparire per avere consenso creano un mondo in cui conta solo l’esterno, la performance, il lato misurabile secondo canoni basati su luoghi comuni, invece che l’essere. In questa chiave possiamo leggere un fenomeno in grande esplosione: centinaia di migliaia di ragazzi che non vogliono più uscire di casa. È il fenomeno chiamato in Giappone Hikikomori (“stare in disparte”) arrivato anche in Italia, complice il Covid e i periodi di isolmento forzati: giovani e giovanissimi che preferiscono chiudersi letteralmente in casa, ripetendo frasi come: «Non ce la posso fare, ho paura di tutto, sto bene solo qui, è tutto troppo complicato, il mio timore più grande è uscire dalla mia stanza». La sindrome dell’isolamento volontario porta in primo piano le paure dei giovani. Attenzione però, perché l’insicurezza è un sintomo, non la malattia! Come la ribellione delle generazioni passate, che volevano cambiare il mondo, la chiusura di oggi segnala il ri­ uto e l’allontanamento dalla ripetitività di uno standard collettivo del tutto insoddisfacente.

Chiusi nella tana

I ragazzi si isolano, chiudono la porta della propria stanza al mondo esterno e alle sue contraddizioni, alla super­ cialità, all’incapacità di rispecchiare la ricerca di un senso anziché la sola sterile pressione alla realizzazione sociale. La propria stanza diventa una tana per fuggire ed evitare il confronto con un mondo che non ha nulla di interessante da offrire. Un luogo dove ridare valore alla propria interiorità, alle emozioni, alle sensazioni, in cui creare un proprio mondo ed entrare in contatto con l’inconscio, i sogni e i desideri. Sì, ma come uscirne, poi? La vicenda di Marino ci dà una traccia da seguire.

Via dalla trappola

Marino ha quindici anni e i suoi comportamenti angosciano i genitori. È un ragazzo curioso e intelligente, ma da ormai molti mesi è chiuso in casa, non esce più. A scuola non si sente capito, a casa i genitori sono preoccupati per il suo futuro per cui lo esasperano con continue domande e rimproveri. Si aspettano tanto da lui, soprattutto suo papà. Che fa confronti continui tra lui e il fratello. Che è quello bravo, diligente, che porta bei voti a casa. Mentre Marino è quello incostante e ribelle, con i problemi a scuola. Il padre di Marino è un tipo severo, il suo approccio è un po’ “militaresco”. Alle insegnanti descrive il ­ glio come un ragazzo infantile, che non si sa assumere le sue responsabilità: «Se non studia va raddrizzato». Sa di essere autoritario e intransigente, ma le regole vanno rispettate. Marino si sente in trappola. È soffocato dagli atteggiamenti dei suoi genitori, ma non osa parlarne né tanto meno metterli in discussione, mentre a scuola, con i coetanei, si sente sempre fuori posto, un pesce fuor d’acqua. È così che lentamente si è chiuso in camera: sta bene solo lì. Passa molte ore su internet chattando con ragazzi stranieri di tutto il mondo e sui siti di disegno manga e anime giapponesi: sono la sua grande passione. A scuola tentano di medicalizzare quanto gli sta accadendo: “Il ragazzo è chiuso, non socializza, deve andare dallo psicologo” ma lui si ri­fiuta. Trova un àncora di salvezza solo in un insegnante, che lo coinvolge portandolo in uno studio in cui si fa il doppiaggio di anime per un tirocinio.

Così rifiorisci

Marino sembra rifiorire, l’entusiasmo lo riempie di gioia di fare: esce al mattino presto, sotto lo sguardo stupito dei genitori e si divide fra la scuola e il tirocinio, sempre fuori casa. Nello studio sono sorpresi: «È il miglior apprendista che abbiamo mai avuto, un vero talento!», dicono. I suoi disegni non sono solo ben fatti, sono anche originali e a loro modo profondi. Finalmente Marino è tornato a sentirsi vivo: non si sente più bloccato. L’insicurezza, la frustrazione, l’hanno lentamente spostato dall’ambiente famigliare e scolastico, liberandolo da pensieri troppo ossessivi, portandolo in un ambiente che ­ nalmente lo appassiona: e tutto è cambiato.

IL FENOMENO HIKIKOMORI: Un allarme in tutti i Paesi avanzati

Il fenomeno dei ragazzi che non escono di casa è preoccupante: le stime parlano di 100 mila casi solo in Italia e secondo alcuni il numero è destinato a salire. Scambiato molte volte con altre patologie, non è semplicemente riconducibile a depressione o ansia. Si tratta di realizzazione sociale, tipiche delle società moderne. Pressioni che spingono i più giovani e i soggetti più vulnerabili a colmare virtualmente il gap che si viene a creare tra la realtà e le aspettative di genitori, insegnanti e coetanei. Un gap che produce sentimenti di impotenza, di un vero e proprio disagio sociale che riguarda tutti i Paesi sviluppati, caratterizzato da demotivazione, pulsione all’isolamento e dipendenza da internet. Si innesca come reazione alle eccessive pressioni perdita di controllo e fallimento, inducendo un atteggiamento di chiusura verso le fonti di tali aspettative sociali. Da qui il rifi uto di parlare con i famigliari, di andare a scuola, di mantenere relazioni d’amicizia o di intraprendere qualsiasi carriera sociale il ritiro e l’isolamento sociale.

IL SENSO DEL GESTO: Chiudersi nella tana non è solo rinuncia ma anche l’indizio di una rinascita

Per molti ragazzi la chiusura è una fase necessaria per trovare la propria strada: serve il guscio per scoprire l’unicità, che va preservata dal pensiero comune che omologa tutto. Così come nel seme, o nell’uovo, la creazione avviene in uno stato di silenzio e attesa, nell’isolamento e nella chiusura arrivano a maturazione capacità, funzioni e aspetti ancora invisibili. C’è un sapere che agisce nell’auto-occultamento, nel buio, nel regno della notte in cui tutto apparentemente si ferma: nel sonno l’Io scivola via per lasciare agire il processo spontaneo che ci ricrea. È di notte che il cervello pota l’inutile e l’inconscio si rivela. Questo processo di rinnovamento costante avviene nella quiescenza apparente. Proprio come in inverno, quando la pianta si ripiega su di sé e ricomincia la rinascita. Isolarsi, sparire, nascondersi non sono comportamenti da forzare o da colpevolizzare: ciò li rinforza o scatena l’aggressività. Al contrario occorre inserire nella vita il nuovo, la passione, perché senza pensieri e senza giudizi la “pianta” farà i suoi frutti.

LA TECNICA PRATICA: Risveglia la passione, inizia con un diario

La passione esce dalla logica del ragionamento: riportarla nella vita ti riaccende ed evita che irrompa in modo distruttivo. Ciò che ti anima ricompare quando i sensi, il corpo, l’immaginazione partecipano nel creare uno stato aperto e ricettivo, libero da aspettative, senza l’intenzione di trasformare tutto quello che si presenta in un progetto di vita o qualcosa da ripetere come uno standard.

Ecco un esercizio per sintonizzarsi su questa modalità:

• Procurati un quaderno e una penna e scrivi le domande qui proposte, poi trasforma il quaderno in un diario quotidiano: così noterai cose cui non davi peso, sensazioni e azioni che ti sono affi ni e i pensieri che rischiano di soffocare sul nascere le tue tendenze.

LE DOMANDE: Cosa fai di sempre uguale e ripetitivo? Frequenti sempre le stesse persone da anni? Cos’hai smesso di fare che invece facevi e ti piaceva? Quali parole ti dici quando si affaccia un desiderio nuovo? Lo sminuisci? Ti ripeti che non è importante, o che prima ci sono i doveri? Cosa compare nelle tue giornate sotto forma di pensiero inatteso, desiderio, tentazione, anche piccola o in apparenza insignifi cante? Quante cose nuove irrompono nella tua vita? Ti sembra tutto scontato, tutto ti annoia? Quanto ti perdi in quello che ti piace e quanto invece quello che fai è accompagnato da ragionamenti, giudizi, autovalutazioni? Quali azioni ti vengono semplici, spontanee? Quali attitudini o capacità ti hanno fatto notare altri che tu non avevi notato? Quante volte ti sorprendi nel fare cose che non sono da te?

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