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Insonnia, il male del vivere

by Lettere21

Lo stress accumulato è proporzionalmente inverso alla qualità del nostro sonno

In questi tempi burrascosi non è raro sentire che qualcuno ha passato la notte senza chiudere occhio… Anche in tempi meno tragici, l’insonnia è un’esperienza condivisa dalla quasi totalità della popolazione mondiale. Chi non ha mai passato una notte in bianco? O un periodo in cui ha fatto fatica ad addormentarsi e la qualità del sonno era pessima?

Un adulto, mediamente, dovrebbe dormire 7-9 ore per notte e, se sopraggiungono sporadici risvegli, dovrebbe riaddormentarsi con facilità. Per dovere di cronaca, va però precisato che alcune persone si sentono perfettamente riposate anche con meno ore di sonno di quelle medie mentre, di pari passo, esistono individui che necessitano di un riposo più lungo. Si parla però d’insonnia solo quando la quantità o la qualità del sonno non sono sufficienti a garantirci un adeguato riposo causando stanchezza e scarsa capacità di concentrazione durante il giorno.

Le varie tipologie

L’insonnia si può catalogare seguendo diversi criteri, uno è la durata, l’insonnia transitoria, infatti , dura meno di u na settimana, quella acuta un mese o poco più, la cro­ nica svariati anni, anche decadi. Esiste inoltre un altro criteria : la qualità del sonno. Si denomina insonnia iniziale la difficoltà ad addormentarsi, intermittente, centrale o lacunare, i frequenti risvegli durante le ore notturne, terrninale, il risveglio precoce, con l’incapacità, o l’estrema difficoltà, a riprendere sonno. Alcune persone possono soffrire d’insonnia a causa di abitudini di vita che alterano il ritmo sonno/veglia, come i viaggiatori seriali o quelli che fanno turni di lavoro sulle 24 ore. Esistono poi patologie fisiche che posson o portare all’insonnia. Nei casi citati la soluzione è medica ed è bene non sottovalutare il problema perchè la privazione prolungata di sonno si ripercuote in maniera anche gravosa su tutto il nostro stato di salute passando dai semplici problemi di concentrazione, agli stati depressivi, al maggiore rischio di eventi cardiaci. Nella maggior parte dei casi, però, l’insonnia ha un’origine psicologica.

Una, nessuna, centomila… notti insonni

L’insonnia può essere causata da alterazioni transitorie, legate a momenti di vita particolarmente stressanti o difficili dal punto di vista emotivo. Se gli episodi durano qualche settimana (o una manciata di mesi) ed è chiara la causa esterna, non c’è da preoccuparsi, passato il disagio, passerà anche l’insonnia. Anche in questi casi, però, potrebbe essere utile, nel frattempo, mettere in atto qualche comportamento che possa aiutarci a dormire meglio rispettando di più i ritmi sonno-veglia. Ecco alcuni suggerimenti:

  • Aboliamo i sonnellini diurni, anche se ci sentiamo stanchissimi;
  • Andiamo a letto e puntiamo la sveglia sempre alla stessa ora;
  • Non anticipiamo eccessivamente l’orario in cui andiamo a dormire nella speranza di fare una ”bella dormita”;
  • Non assumiamo sostanze stimolanti (nicotina, caffeina o zuccheri) o deprimenti (alcol) nella seconda metà della giornata;
  • Facciamo attività fisica regolare, nella prima metà della giornata; evitiamo di farla il pomeriggio o la sera, perchè attiva il nostro sistema nervoso e rischiamo risulti più dannosa che utile;
  • Creiamo un ambiente di sonno confortevole, non dormiamo con le finestre aperte perchè la luce e i rumori inibiscono il sonno, evitiamo di guardare la televisione in camera;
  • Interrompiamo l’utilizzo di dispositivi elettronici: tablet, smartphone, giochi elettronici almeno un’ora prima di dormire.

Un ottimo consiglio è anche quello di non entrare nel circolo vizioso dell’ansia. Si è, infatti, notato che, chi ha il sonno disturbato, tende a preoccuparsi eccessivamente relativamente alla nottata e alle conseguenze che avrà la stanchezza sulle sue attivita giornaliere. Un errore frequente è quello· di sovrastimare il disturbo creando aspettative irrealistiche che, una volta  disattese, alimenteranno ulteriormente l’ansia instaurando un circuito vizioso.

Se questo atteggiamento da un lato è comprensibile, dall’altro non fa che peggiorare il problema, ponendo la persona nelle condizioni ideali per non dormire e aprendo la porta alla cronicizzazione del disturbo. È importante sapere che un breve periodo di cattivo sonno non influirà negativamente su nulla, quindi non è il caso di costringersi a dormire per forza (il che genera solo irritazione). L’unica arma che abbiamo a disposizione è la calma; può sembrare paradossale, ma prendere la cosa con filosofia, e aspettare tempi migliori, è la soluzione migliore.

Quando l’insonnia diventa un problema

Se l’insonnia è cronica, quasi sicuramente sarà l’espressione diretta di problemi interni irrisolti o contingenze esterne. In questi casi, i suggerimenti dati finora non possono essere risolutivi.

Le persone che hanno forti connotati ansiosi o depressivi spesso sono caratterizzate anche da problemi d’insonnia che contribuiscono ad alimentare e peggiorare creando un altro circolo vizioso. L’insonnia può essere  anche l’unico sintomo di disagio che una persona riconosce. In questo caso, potrebbe essere connesso con alcuni temi. Il sonno è, infatti, il momenta della giornata (e della vita) in cui abbiamo il minor controllo su noi stessi, sulla nostra parte inconscia e sull’ambiente che ci circonda. A questa condizione possono essere legate paure e resistenze perchè perdere il controllo potrebbe, per alcuni, essere inaccettabile.

Dare spazio alla nostra parte inconscia, che magari sta provando a dirci cose che non vorremmo sentire, può essere molto doloroso. Facendo una piccola analisi potremmo scoprire che queste persone agiscono seguendo regole rigide imposte da altri (o autoimposte) e che lasciano poco spazio alla sperimentazione o ai sogni. Non e semplice, per  molti,  abbandonare la routine e seguire le proprie aspirazioni mentre, per altri, potrebbe essere un problema ammettere  cosa realmente vogliono, soprattutto se non e compreso negli schemi comportamentali o dai dettami culturali con cui hanno convissuto una vita intera.

La rabbia, non elaborata o non riconosciuta, può essere un altro elemento scatenante. In tutti questi casi sarebbe opportuno intraprendere un percorso terapeutico che aiuti la persona a dipanare la propria matassa. L’insonnia, in conclusione, non ha solo valenze negative perchè, attraverso la qualità del nostro sonno, possiamo scoprire moltissime cose su come stiamo vivendo e su chi siamo. Ascoltare questi messaggi può cambiare la qualità della nostra vita in modo radicale.

Risulta fondamentale, pertanto, affrontare il proprio vissuto con estrema sincerita cercando di evitare scuse puerili o i paraventi emozionali dietro i quali  e facile nascondersi. Come sempre, ogni disagio e un segnale che il nostro corpo invia per sottolineare una mancanza, una incongruenza, una situazione che necessita la nostra attenzione; se vogliamo ritrovare la serenita e un buon sonno ristoratore dovremo necessariamente imparare ad ascoltare questi messaggi.

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