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La bomba segreta di Hitler

by Lettere21

È vero che i nazisti effettuarono esperimenti con l’uranio per costruire un ordigno atomico alla fine della Seconda guerra mondiale? Nuove scoperte sembrano confermare l’ipotesi

La Seconda guerra mondiale segnò l’inizio dell’era atomica. Le due bombe sganciate dagli americani su Hiroshima (6 agosto 1945) e Nagasaki (9 agosto) costrinsero il governo giapponese ad arrendersi e insieme cambiarono per sempre la storia dell’umanità. Gli Usa, all’epoca, erano gli unici a possedere ordigni del genere e questo diede loro un vantaggio enorme su tutti gli altri Paesi. Si è sempre creduto che la Germania fosse lontana dalla realizzazione di un’arma atomica, ma recenti scoperte hanno messo in dubbio questa convinzione. Nella località di Gusen, nell’Austria nordoccidentale, a pochi chilometri dal tristemente noto campo di concentramento di Mauthausen, sono state rilevate accidentalmente altissime concentrazioni di radiazioni, 26 volte superiori a quelle normali. Per quanto le autorità abbiano minimizzato, gli scienziati che hanno effettuato le rilevazioni hanno avanzato il forte sospetto che nel sottosuolo della cittadina austriaca i nazisti abbiano effettuato importanti esperimenti con l’uranio. Gusen infatti era anch’esso un campo di concentramento, dove nel periodo finale della guerra vennero realizzati chilometri di gallerie sotterranee (oggi impercorribili) per installare le fabbriche che producevano i Me 262, i primi aerei a reazione della storia. Sarebbe stato quindi abbastanza logico trasferire qui, in questo luogo sicuro, i laboratori per alcuni tra gli esperimenti più segreti del mondo nazista: quelli per la costruzione di un qualche tipo di bomba all’uranio che, per fortuna, non fu mai realizzata.

Comincia la gara

In realtà, la Germania era partita prima degli altri Paesi. Tedesco era infatti lo scienziato, Otto Hahn, che per primo ottenne sperimentalmente una fissione atomica il 17 dicembre 1938 (per la quale, a guerra finita, ricevette il Premio Nobel per la chimica) e tedesco era uno dei massimi teorici della fisica subatomica, Werner Heisenberg. In Germania la prima riunione ufficiale sulla possibilità di costruire una macchina all’uranio avvenne addirittura il 30 aprile 1939, quando sei fisici nucleari tedeschi (ma non Otto Hahn, dichiaratamente antinazista) furono convocati al numero 39 di Unter den Linden, il celebre viale di Berlino dove aveva sede il ministero della Scienza e dell’Istruzione pubblica. Si parlò solo dell’impiego dell’energia atomica per azionare motori (i tedeschi pensavano ai sottomarini) ma l’eco di questa riunione giunse fino in America e convinse erroneamente gli esperti che i tedeschi fossero più avanti degli americani nella realizzazione di un’arma basata sull’uranio arricchito.

I nazisti non ci credono

Il progetto nazista di costruire una bomba atomica non venne portato avanti con decisione per tre motivi: prima di tutto, la disorganizzazione all’interno della macchina statale tedesca, che disperse risorse ed energie (per esempio, vennero approntati ben due programmi di ricerca distinti, uno civile agli ordini di Heisenberg e uno militare, che si contendevano le già scarse risorse). La ricerca scientifica infatti era sottovalutata da parte dei nazisti i quali confidavano invece nell’ideologia o nelle armi segrete sviluppate dalle tecnologie tradizionali, come i missili V2 o i caccia a reazione. In secondo luogo, pesarono le difficoltà tecniche oggettive per la realizzazione di un progetto simile, sopravvalutate dagli scienziati tedeschi: per esempio, erano convinti che per innescare la reazione nucleare fossero necessari quintali di uranio arricchito (mentre in effetti ne bastava una quarantina di chili) e ritenevano che servissero anni di lavoro con i reattori nucleari disponibili per ottenere una quantità di minerale radioattivo sufficiente. Il terzo motivo fu l’atteggiamento personale dei principali scienziati tedeschi che non fecero nulla per convincere le gerarchie politiche e militari del loro Paese dell’importanza del progetto. Essi si rendevano conto che la bomba atomica non era un’arma come le altre, ma quella che avrebbe potuto portare alla vittoria e, per la prima volta nella storia, all’autodistruzione dell’umanità. La preoccupazione per molti fu quella di mettere uno strumento di morte così potente nelle mani di un dittatore che in cuor loro disprezzavano, e da cui, per altro, venivano ricambiati con altrettanto disprezzo. Il progetto nucleare tedesco, quindi, naufragò.

Una “bomba sporca”?

Le scoperte fatte nei terreni che ospitarono il campo di concentramento di Gusen lasciano tuttavia intendere uno scenario diverso. L’ipotesi più probabile è che i nazisti, proprio sul finire della guerra, fossero arrivati a un passo dal realizzare qualcosa di simile a una “bomba sporca”, ossia una bomba convenzionale che esplodendo disperde nell’ambiente materiale radioattivo letale per l’uomo. Secondo lo storico Reiner Karlsch, un gruppo indipendente da quello di Heisenberg e guidato dallo scienziato Kurt Diebner condusse tre test atomici nel marzo del 1945, uno sull’isola di Ruegen (Mar Baltico) e due a Ohrdruf in Turingia (Germania centrale). Testimoni oculari avrebbero visto un lampo “come di mille fulmini” seguito da un’enorme onda d’urto. Tecnicamente costruire una “bomba sporca” è molto più semplice di una vera bomba atomica e forse sarebbe stato alla portata dei tedeschi. Bisogna però ricordare che, se anche fossero riusciti a realizzarla, difficilmente avrebbero potuto impiegarla in modo efficace, dato che non avevano bombardieri pesanti a lungo raggio e che, a quanto risulta dai documenti, non avevano nemmeno pensato alla possibilità di montarla sui missili V2, uniche armi a poter colpire nel 1945 l’Inghilterra senza venire intercettate.

GLI SCIENZIATI PROTAGONISTI

Nato nel 1901 a Wurzburg, in Germania centrale, si distinse presto nel campo della meccanica quantistica formulando nel 1927 il suo celeberrimo principio di indeterminazione. Durante la guerra fu chiamato a guidare il programma atomico nazista, un ruolo che ha suscitato e suscita molte polemiche. Heisenberg infatti sostenne dopo la guerra di aver tentato di sabotare o almeno di rallentare il successo del programma dall’interno, avendo previsto la sconfitta tedesca. Il suo amico e maestro danese Niels Bohr, con cui ebbe un colloquio segreto a guerra iniziata, nel 1941, per metterlo al corrente dei progressi del programma nazista, sostenne invece che Heisenberg era un convinto sostenitore dei nazisti. Morì nel 1976.

Nacque nel 1879 a Francoforte sul Meno e dimostrò fin da giovane uno spiccato interesse per la chimica. All’inizio del Novecento si dedicò allo studio delle sostanze radioattive, compiendo scoperte così importanti da essere proposto per il Nobel già nel 1914. Nel 1939, dopo una carriera ricca di successi scientifici (nella quale fu ostacolato dal suo dichiarato antinazismo) ottenne per la prima volta la fissione dell’uranio per la quale ricevette il Nobel per la chimica dopo la guerra. Morì nel 1968.

Così Roosevelt fu convinto a investire nella bomba atomica

Si racconta che il banchiere americano Alexander Sachs convinse il presidente Roosevelt, restio a impegnarsi nel programma di ricerca atomica, raccontandogli un aneddoto: ai tempi delle guerre napoleoniche, l’inventore americano Fulton aveva presentato all’imperatore dei francesi il progetto di una nave a vapore con la quale invadere l’Inghilterra sfruttando un momento di calma di vento. Napoleone aveva creduto che fosse uno scherzo e aveva cacciato Fulton in malo modo. «Se avesse avuto più fantasia e più modestia la storia dell’Ottocento si sarebbe svolta in un modo diverso», concluse Sachs. Roosevelt tacque, poi fece recuperare nella sua cantina una preziosa bottiglia di vino di epoca napoleonica e mentre brindava con lo scienziato ordinò al suo attendente, il generale Watson: «Dobbiamo agirefi». E il programma americano per l’energia atomica ebbe inizio.

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