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Let’s save the elephants – Salviamo gli elefanti

by Lettere21

È in molte delle nostre case, anche se non è un animale europeo. Sarà che è il più grande mammifero terrestre, che ha un aspetto maestoso ma non incute timore (a meno che non carichi…) ma l’elefante suscita da sempre interesse e tenerezza

Tutti lo considerano un simbolo positivo, di pazienza e memoria, di forza e comunità. È difficile tornare da un viaggio in India o in Africa senza portarne dietro un’immagine, visto che in questi Paesi l’elefante si trova ovunque e viene considerato portatore di buona sorte. Ma è proprio così o anche in questo caso ci sono regole da seguire?

Due specie al mondo

Conosciamolo meglio: l’elefante asiatico popola l’intera Asia meridionale, comprese Cina, India, Pakistan e Iran, mentre quello africano vive nelle foreste e nelle savane sub-sahariane e può arrivare a oltre tre metri di altezza per un peso di diverse tonnellate. Le enormi orecchie servono per disperdere il calore, visto che non hanno ghiandole sudoripare e la sua proboscide può aspirare anche 12 litri di acqua alla volta e strappare anche 150 chili al giorno di rami, foglie e radici. Ecco, è proprio la proboscide ad attirare l’attenzione di chi decide di comprare una statuina di elefante, sia esso grande o piccolo, in legno, vetro, ceramica e persino in plastica.

Secondo la tradizione, un elefante per essere una presenza positiva in una casa deve avere la proboscide piegata verso l’alto. Non tutte sono così: di solito nelle rappresentazioni indiane è rivolta verso il basso ma non c’è luogo che non ne abbia anche di piegate.

Tutto nasce dalla raffigurazione della divinità indù Ganesha, il dio della fortuna, con la testa da elefante. Pare sia in tempi recenti che di lui, per l’Occidente, sia rimasta solo l’immagine dell’animale a evocare la buona sorte e l’aiuto per avere prosperità in casa e nel lavoro.

Detto questo, chi non vorrebbe avere un portafortuna così?

Che cos’è Elephant Parade

ILterritorio dove vivono gli elefanti è enorme però non garantisce la loro sicurezza. Sia in Asia sia in Africa questi animali eccezionali sono a rischio estinzione. Oltre a bracconaggio, commercio illegale delle zanne d’avorio e sconvolgimenti del loro habitat naturale per ragioni economiche, a metterli in pericolo ci sono anche i tanti campi minati che infestano le zone di guerra. Proprio da un elefante ferito è nato uno di progetti più interessanti e riusciti del mondo a loro tutela. Tutto è iniziato nel 2006 quando Mike Spits e suo padre Marc sono andati in vacanza in Thailandia. È lì che il bambino ha incontrato Mosha, un cucciolo di elefantessa che aveva perso una zampa proprio su una mina: è stato amore a prima vista. È così che è nata Elephant Parade, la più grande mostra d’arte mondiale per la protezione dell’elefante asiatico. Artisti locali e internazionali hanno dipinto elefanti di diverse dimensioni creando opere d’arte uniche, certificate e riconosciute in tutti i paesi. Dalla loro vendita si finanzia The Asian Elephant Foundation, che cura gli elefanti feriti e li reinserisce in natura. E la prima ad aver avuto una protesi alla zampa è stata, ovviamente, proprio Mosha.

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