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L’oro viene dal cosmo

by Lettere21

Tutto quello disponibile sulla Terra ci è piovuto dal cielo 3 miliardi di anni fa. Lo dicono gli astronomi che hanno scoperto una nuvola del prezioso metallo, pesante 10 volte la Luna, prodotta da una collisione fra due stelle

La presenza sulla Terra di questo raro metallo, che richiede per la sua formazione temperature e pressioni che non sono raggiungibili neppure nel cuore delle stelle, è da sempre misteriosa. Alchimisti d’ogni epoca hanno speso tutta la vita nel tentativo di trovare la mitica pietra filosofale capace di crearlo. Non potevano sapere che il segreto della formazione non è nascosto sulla Terra, ma nelle profondità del cosmo. La stupefacente scoperta, basata sui dati raccolti dal satellite Swift della Nasa, è stata effettuata da un gruppo di ricercatori americani dello Harvard-Smithsonian center for astrophysics guidato da Edo Berger. Infatti, Swift ha captato un lampo straordinariamente intenso di raggi gamma, una classe di esplosioni tra le più luminose dell’universo, proveniente da una regione dello spazio situata a circa 3,9 miliardi di anni luce dalla Terra. Il lampo, durato meno di due decimi di secondo, era stato prodotto da un cataclisma celeste: lo scontro fra due stelle di neutroni, astri super compatti la cui densità è pari a 100mila miliardi di volte quella della roccia. Gli scienziati hanno notato che l’esplosione aveva dato luogo a una forte luce, il cui bagliore era perdurato vari giorni. Le caratteristiche di tale radiazione indicavano che nel luogo in cui si era verificata l’esplosione di raggi gamma, si era formata una considerevole quantità di elementi pesanti, incluso l’oro. Si stima che la quantità d’oro prodotta equivalga a dieci masse lunari: agli attuali prezzi di mercato varrebbe circa dieci ottilioni di dollari, cioè un 1 seguito da 48 zeri. Considerando il numero di eventi simili che potrebbero essersi verificati nell’arco di vita dell’universo, Berger ha concluso che tutto l’oro dell’universo potrebbe avere la medesima origine. Compreso quello della Terra che sarebbe giunto fino a noi trasportato da asteroidi che la tempestarono 200 milioni di anni dopo la sua formazione.

Il satellite che ha permesso la scoperta

Lanciato il 24 novembre 2004 dalla base di Cape Canaveral, Swift è fra i pochi satelliti che non deve il nome a un astruso acronimo, ma al termine inglese “rondone”, uno degli uccelli più agili e veloci. Lo caratterizzano infatti manovrabilità e velocità a entrare in azione, fondamentali per individuare i lampi di raggi gamma: radiazioni cosmiche che durano da alcuni millisecondi a poco più di un minuto, impossibili da prevedere.

L’oro è incorruttibile

L’oro è un metallo tenero di colore giallo. Allo stato puro non arrugginisce ed è inalterabile. Con una densità 19,3 volte quella dell’acqua, è secondo per peso specifico solo ai metalli del gruppo del platino. L’oro è presente in qualsiasi terreno, spesso mescolato a una ventina di minerali diversi, ma nella maggioranza dei casi il suo tasso di concentrazione è bassissimo. Si calcola che in media una tonnellata di crosta terrestre ne contenga 4 milligrammi. Fino a oggi ne sono state estratte 171.300 tonnellate, di cui il 66,5 per cento a partire dal 1950. In volume questa quantità occuperebbe un cubo di 20,73 metri per lato, meno del volume d’acqua contenuto in quattro piscine olimpioniche. Si calcola che le riserve ancora da sfruttare ammontino a 25mila tonnellate.

In futuro a fornire oro alla Terra saranno i Nea, asteroidi con un’orbita molto vicina alla Terra. Alcuni di loro sono i resti di antichi nuclei di corpi celesti che all’epoca della formazione del sistema solare erano abbastanza grandi da generare il calore necessario per fondere il proprio materiale concentrando nel nucleo grandi quantità di metalli pesanti come l’oro e il platino.

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