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Ma che dentista? Ma che paura…

by Lettere21

Le tecnologie stanno cambiando anche lo studio del dentista: il laser sostituisce trapano e bisturi, le anestesie ci fanno ridere e le carie si combattono con le caramelle

Mai più timori sulla poltrona del dentista. Spray anestetici, gas esileranti, poltrone massaggianti, scanner digitali, cromoterapia e laser stanno trasformando la visita odontoiatrica in una passeggiata (o quasi). La tecnologia è in continua evoluzione e fa ormai parte dello studio odontoiatrico. Quella che più di tutte sta rivoluzionando il lavoro del dentista è la Cad-cam. Assomiglia a una stampante ma invece di stampare fogli produce ponti, corone, denti finti e apparecchi. Permette di acquisire con uno scanner l’immagine dell’elemento dentale, di modificarla con un apposito software e, sulla base delle istruzioni digitali, scolpire la protesi da un blocco solido con una fresa, una sorta di scalpello automatizzato. La stampante 3D è capace di rendere solido un composto liquido e consente l’utilizzo di materiali nuovi per protesi più estetiche, durature e a costi ridotti.

Denti di zirconia e allumina

Nuove capsule di zirconia e allumina, materiali bianchi che non invecchiano nel tempo e sono biocompatibili, hanno sostituito le capsule in oro e porcellana di una volta. La ceramica, tuttavia, è ancora indispensabile. La Cad-cam produce il perno del dente in zirconia che però deve essere rivestito in modo tradizionale, apponendo strati di ceramica per un effetto naturale. Il dente vero, infatti, non ha un colore omogeneo ma presenta diverse gradazioni o difetti di mineralizzazione che soltanto l’arte dell’odontotecnico può riprodurre. Con la stampante 3D si possono fare molte altre cose. Partendo da un modello virtuale, per esempio, possiamo stampare delle guide chirurgiche da appoggiare sulla mucosa del paziente per guidare il lavoro della fresa durante gli interventi chirurgici, eliminando così gli errori della mano libera. Possiamo anche stampare delle mascherine trasparenti rimovibili e quasi invisibili, l’alternativa moderna al classico e antiestetico apparecchio per i denti di una volta. Telecamere nel cavo orale Con il sistema digitale una protesi si crea in un’ora contro le quattro sedute necessarie nel sistema classico. Come molti sanno, purtroppo, il primo passo per costruire una protesi è la fastidiosa presa di impronta: il dentista riempie la bocca del paziente di silicone o di un altro materiale che si solidifica mantenendo la forma della dentatura. In un futuro non troppo lontano le impronte saranno acquisiste da telecamere di nuova generazione che fotografano la forma delle arcate dentali e dei singoli denti. Sono già in commercio, ma non sono ancora del tutto affidabili. Si sta invece diffondendo la Tac Cone-beam specifica per lo studio odontoiatrico con cui si creano immagini radiologiche tridimensionali delle strutture ossee e dentarie, l’ortopanoramica e la radiografia del cranio. Le immagini 3D si ottengono con un fascio di raggi X di forma conica. In pochi secondi l’immagine si riversa nel Pc del dentista che può ingrandirla e decidere come collocare gli impianti prima di iniziare a operare migliorando il risultato e riducendo i rischi connessi all’intervento. La Tac Cone-beam è più sicura: emette fino al 90 per cento in meno di radiazioni rispetto alle vecchie radiografie.

Il laser sostituisce il bisturi

In una fiera delle nuove tecnologie Imagina di Montecarlo l’azienda slovena Fotona ha presentato un nuovo laser in grado di fare buchi di nuove forme, circolari, rettangolari e addirittura esagonali, a seconda della carie che si vuole rimuovere o della protesi da inserire. Rispetto al trapano il laser non produce vibrazioni, fa sanguinare meno, non crea calore e quindi è meno doloroso. Ma può davvero sostituire la punta rotante? Al momento no, al massimo può essere usato per trattare carie molto superficiali. Il laser, semmai, sostituisce la lama del bisturi nella chirurgia dei tessuti molli. Esistono laser per tagliare l’osso, ma i vantaggi sono limitati.

Tante risate sulla poltrona

Un altro incubo dei pazienti è l’ago per l’anestesia. Non c’è motivo di aver paura perché gli aghi ormai sono talmente fini che non si sentono. E per eliminare del tutto la percezione della puntura esistono anche spray anestetici locali. Se il problema invece è l’ansia, come spesso accade, possiamo ricorrere agli ansiolitici. La paura aumenta la percezione del dolore. Ecco perché è importante creare un rapporto di fiducia tra dentista e paziente. A questo scopo possono essere utili le nuove telecamere intraorali che mostrano in diretta le immagini della bocca su uno schermo coinvolgendo il paziente. La tecnologia ci viene incontro con poltrone che massaggiano a comando e luci pastello per la cromoterapia. In alcuni studi viene usato il protossido d’azoto, noto come gas esilarante per i suoi effetti euforizzanti. Impiegato da tempo nel paesi anglosassoni, viene inalato attraverso una mascherina: il paziente si calma all’istante e collabora rimanendo cosciente. E in futuro, forse, non ci saranno più carie da trapanare: si combatteranno con le caramelle. È quello che hanno immaginato i ricercatori tedeschi dell’azienda biotecnologica Organo Balance quando hanno aggiunto alle mentine il Lactobacillus paracasei, un batterio capace di eliminare lo Streptococcus mutans, il batterio responsabile della carie. La struttura del lactobacillo aggancia gli streptococchi e ne favorisce l’espulsione dalla bocca impedendo che si ammassino nella placca.

I 7 CAMPANELLI D’ALLARME IN BOCCA

Dente che balla

Può segnalare la piorrea, cioè l’infezione dei tessuti attorno al dente, oppure malocclusione dentale.

Cura: il dentista può pulire l’infezione ma se l’osso è consumato il dente va fissato ai vicini. Se si muove anche in senso verticale non resta che estrarlo. In caso di malocclusione (balla perché tocca altri denti) il dentista può rimodellare la super ficie dentale o prescrivere un apparecchio notturno.

Afte sulle mucose

Vescicole brucianti biancastre nella mucosa orale. Non hanno un’origine infettiva e non sono contagiose: è una malattia autoimmune, cioè il sistema immunitario attacca le mucose della bocca.

Cura: passano da sole ma nei casi più gravi il medico potrà decidere di somministrare farmaci cortisonici o immunisoppressori locali.

Alito cattivo

È provocato dall’accumulo di batteri nel cavo orale e solo in misura minore da problemi gastrici o nasali. I batteri producono dei gas sulfurei puzzolenti, come il metilmercaptano, lo stesso delle uova marce.

Cura: le alitosi si curano con una buona igiene orale. Spesso a emanare l’odore è la patina sulla lingua, ecco perché è importante spazzolarla con uno specifico nettalingua. Esistono anche “psico-alitosi”: possiamo convincerci di avere l’alito cattivo quando invece non è vero. Per verificarlo, basta fare un test: leccarsi il dorso della mano e annusarlo per sentire se puzza.

Mal di denti

Denti cariati o denti del giudizio infiammati possono fare male. Quando un dente otturato duole potrebbe essersi fratturato o cariato una seconda volta.

Cura: se il dolore persiste, il dentista che prescriverà un antinfiammatorio e, se è necessario, fisserà l’appuntamento per la nuova otturazione o l’estrazione del dente.

Una fitta improvvisa

Una fitta ai denti dopo aver bevuto una bibita fredda può essere la spia di un’ipersensibilità dentale provocata da gengive ritirate o può indicare la presenza di una carie (in questo caso, oltre il freddo fa male anche il dolce).

Cura: se il dolore permane anche dopo la rimozione dello stimolo, può esserci un’infiammazione della polpa dentaria che interessa il nervo. In questo caso il dente va devitalizzato.

Gengive sanguinanti

Può essere una gengivite, cioè l’infiammazione delle gengive, oppure una parodontite che comporta la perdita del tessuto attorno al dente. La causa è la stessa: i batteri.

Cura: può bastare qualche seduta di igiene orale e magari correggere le errate abitudini di spazzolamento (meglio uno spazzolino duro che uno morbido).

Gengive che si ritraggono

Può essere sintomo di parodontite, l’infiammazione dei tessuti intorno ai denti, oppure il risultato di un trauma generato da uno spazzolamento troppo aggressivo.

Cura: il problema si può tenere sotto controllo con la pulizia del tartaro dallo specialista. Eventualmente, il “buco” lasciato scoperto dalle gengive, può essere coperto con un intervento chirurgico. Il dentista può fare una plastica per tirare su la gengiva o prendere un tassellino di palato e impiantarlo sopra il dente, ricoprendolo poi con la gengiva.

Gli strumenti per l’igiene orale funzionano?

Lo spazzolino elettrico: SÌ – È più efficace dello spazzolino manuale. Ne esistono di due tipi: con la testina rotante o a ultrasuoni. Deve essere utilizzato correttamente. Va tenuto fermo per far lavorare la testina rotante; muovendolo come lo spazzolino manuale perde di efficacia. Tempo di spazzolata: almeno due minuti.

Lo spazzolino tradizionale: NÌ – I dentisti lo stanno abbandonando a favore dello spazzolino elettrico perché è molto difficile saperlo usare bene. Il movimento deve essere a rullo, dalla gengiva verso il dente sulle superficie interne ed esterne, e avanti indietro sulle superfici dove si mastica. Tempo di spazzolata: almeno due minuti.

Spazzolino interdentale o scovolino: SÌ – Spesso sottovalutato, è invece lo strumento più efficace per la pulizia dentale: si passa tra i denti, spingendo avanti e indietro diverse volte. La tipologia, però, va valutata con lo specialista perché spesso si comprano degli scovolini troppo piccoli per gli spazi tra i denti.

Filo interdentale: SÌ – Da usare dove non passa lo scovolino. Spesso viene usato male: non basta passarlo velocemente per rimuovere il pezzo di carne rimasto tra i denti, ma va passato come lo straccio del lustrascarpe su tutta la superficie per rimuovere la placca.

Colluttorio: SÌ – Può essere utile, per esempio, nelle forti infiammazioni e nelle afte, ma va sempre consigliato dallo specialista. Dipende dal principio attivo e dalla ragione per cui si utilizza. Il principio attivo più efficace è la clorexidina, un disinfettante delle mucose orali che, però, se viene usato tutti i giorni può colorare di marrone i denti.

Dentifricio: SÌ – Non esistono prove scientifiche che il dentifricio sia indispensabile all’igiene orale, tuttavia, grazie alle sue proprietà detergenti favorisce il lavoro dello spazzolino. Quello con aggiunta di “uoro è adatto fino ai 20 anni, quando serve rimineralizzare, poi è meglio passare a dentifrici che sfiammano le gengive. I dentifrici di oggi riuniscono in un solo prodotto diversi principi attivi. Tra più efficaci ci sono il floruro stannoso, il triclosan e i sali metallici: riducono la placca e curano le infiammazioni.

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