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Momenti sportivi che hanno fatto la storia

by Lettere21

Reti segnate all’ultimo secondo, rimonte impensabili, sorpassi a 300 km orari. Sono tante le azioni che hanno tenuto con il fiato sospeso i tifosi. Dal calcio alla boxe, dalla Formula 1 allo sci, ecco le imprese indimenticabili

Il morso sul ring di Mike Tyson

Las Vegas, 28 giugno 1997. L’incontro, passato alla storia come l’incontro del morso, vede sul ring il campione Mike Tyson contro Evander Holyfield, desiderosi di vincere la cintura della World Boxing Association. I due pugili avrebbero dovuto affrontarsi anni prima ma l’incarcerazione di Tyson con l’accusa di stupro e i tre anni in galera avevano fatto slittare l’incontro. Dopo un KO incassato malamente da Tyson, i due si ritrovano per la rivincita. Innervosito dall’atteggiamento di Holyfield che cerca sempre il corpo a corpo, Tyson perde la testa: stringe le braccia al collo dell’avversario e gli morde l’orecchio staccando una parte di cartilagine. L’incontro viene sospeso qualche minuto, con l’ammonimento dell’arbitro e la minaccia di assegnare la vittoria a tavolino per squalifica in caso di ulteriori gesti scorretti. Il copione si ripete: Tyson si avventa ancora sull’orecchio di Holyfield e l’incontro si conclude con la squalifica del pugile per un anno e rissa finale sul ring.

Calcio: la tragedia del Maracanà

Rio de Janeiro, 16 luglio 1950. Nello stadio Maracanà, costruito in tempo record appositamente per la quarta edizione dei Mondiali di calcio, si disputa l’incontro finale del più importante campionato. Scendono in campo il Brasile e l’Uruguay: la prima squadra è la favorita grazie a un campionato senza precedenti, la seconda affronta la partita sicura della sconfitta. L’incontro è solo una formalità e, per questo, si stampano giornali con titoli di trionfo, si distribuiscono maglie con la scritta “Brasile Campione del Mondo” e si organizzano cortei a ritmo di samba per festeggiare, in anticipo, i giocatori. La nazionale di casa, schierata in modo offensivo, si porta in vantaggio con il centrocampista Friaça ma passano pochi minuti e l’Uruguay pareggia i conti con il regista in campo, Schiaffino. Gli spettatori ammutoliscono. A dieci minuti dalla fine l’ala destra Ghiggia insacca la rete del vantaggio che fa esultare il centinaio di tifosi uruguaiani e disperare gli oltre 180mila brasiliani in piedi sugli spalti. Festeggiamenti, cortei e limousine per i giocatori vengono subito annullati, mentre il Maracanà diventa teatro di tragedie: almeno dieci morti di infarto e suicidio e centinaia di persone ridotte in miseria per aver scommesso i propri averi. Viene proclamato lutto nazionale, i giocatori e l’allenatore subiscono umiliazioni e insulti mentre gli avversari, vittime di aggressioni, tornano in patria. L’evento è passato alla storia come il Maracanazo, termine spagnolo per disastro del Maracanà.

Basket: l’intossicazione non ferma Jordan

Salt Lake City, 11 giugno 1997. Al Delta Center, il palazzetto di Salt Lake City, è tutto pronto per l’importante sfida che vede in campo i Chicago Bulls contro gli Utah Jazz: chi vince ha il trofeo dell’Nba in tasca. I Bulls fanno affidamento sul fuoriclasse Michael Jordan nel suo momento di massimo splendore. Ma una brutta notizia è in agguato: il giorno prima viene diffuso un comunicato in cui il medico del giocatore non assicura la presenza di Jordan in campo a causa di un malessere che verrà inizialmente considerato un’influenza (da qui The flu game, la partita dell’influenza, come verrà poi ricordata). Solo dopo la gara si scoprirà che in realtà Jordan era stato intossicato da una pizza presa con consegna a domicilio nell’albergo dove si trovava (da questo i sospetti di un’intossicazione procurata da qualche nemico del campione). Stanco e debilitato, tanto da doversi spesso fermare per il dolore allo stomaco che non lo faceva reggere in piedi, Jordan non riesce a entrare in partita e i Jazz iniziano a centrare un canestro dopo l’altro. Poi la spinta d’orgoglio: 17 punti segnati in pochi minuti fanno rimontare i Bulls. Una lotta alla riconquista del vantaggio che porta Michael, a 25 secondi dalla fine, a mettere a canestro un tiro da tre punti decisivo per l’incontro che decreta la vittoria dei Bulls per 90 a 88. Mike, eroicamente in campo per oltre 40 minuti, aveva portato la sua squadra a vincere il campionato.

Calcio: i 6 minuti di follia del Milan

Istanbul, 25 maggio 2005. Si affrontano allo stadio Ataturk Milan e Liverpool. Chi vince porta a casa la Champions League ed entrambe le squadre non vogliono perdere l’occasione. In meno di un minuto Paolo Maldini insacca la palla in porta. Verso la fine del primo tempo Crespo segna una doppietta che fa esultare i tifosi rossoneri già convinti della vittoria, tanto da riempire piazza Duomo mentre in giro per Milano già si sentono clacson e cori. Ma è troppo presto per esultare: in sei minuti il Liverpool pareggia segnando tre gol grazie a Gerrard, Smicer e Xabi Alonso. In piazza Duomo cala il silenzio, ma il peggio deve ancora arrivare: si va ai supplementari, grazie al portiere inglese Dudek che fa miracoli, e poi ai rigori. Gli errori dal dischetto di Serginho, Pirlo e Shevchenko consegnano la coppa agli inglesi e la partita viene ricordata come “i sei minuti di follia del Milan”.

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