Home » OMDURMAN, dove Churchill rischiò di morire

OMDURMAN, dove Churchill rischiò di morire

by Lettere21

Il futuro ministro inglese combatteva nelle file britanniche contro i guerrieri del Sudan. Aveva 25 anni e si salvò per un pelo, quando la battaglia sembrava già finita

Il 2 settembre 1898 si combatté nei pressi della capitale del Sudan, Khartum, una delle battaglie più straordinarie della storia. Da quel momento in poi, per i successivi sessant’anni, il Sudan rimase nell’orbita dell’impero inglese.

In realtà, gli inglesi avevano già cercato di conquistare il Paese qualche anno prima: l’idea era quella di realizzare un collegamento ininterrotto di colonie da Alessandria d’Egitto, all’estremo nord, fino a Città del Capo, all’estremità meridionale del continente africano. Il primo tentativo era fallito miseramente quando il generale britannico Charles Gordon era stato massacrato con i suoi uomini il 26 gennaio 1885. Il suo vincitore, Muhammad Ahmad, si era autoproclamato Mahadi, ossia “il ben Guidato”, colui che secondo l’Islam dovrà comparire in un momento prossimo alla fine del mondo per sconfiggere il Male sulla terra, e aveva creato uno stato basato sull’interpretazione rigida della Sharia, la legge del Corano.

Gli inglesi, dopo essersi ritirati verso l’Egitto ancora sotto il loro controllo, si riorganizzarono e inviarono un potente corpo di spedizione agli ordini del generale, sir Herbert Kitchener. Il Mahadi nel frattempo era morto, ma i suoi seguaci, gli Ansar, tenevano ancora il potere in Sudan, contando anche sulla protezione offerta dai 700 km di deserto tra l’Egitto e la loro capitale, Khartum. Gli inglesi, però, erano decisi a spuntarla. Niente venne lasciato al caso: Kitchener fece costruire una linea ferroviaria per garantirsi i rifornimenti dal confine con il Sudan fino ad Abu Hamad (oltre 400 km da Khartum) e ottenne di essere scortato per il restante tratto da una flottiglia di dieci potenti cannoniere.

L’esercito inglese era dotato delle più moderne armi esistenti a quel tempo, dagli howitzer, cannoni a canna molto corta, alle mitragliatrici Maxim. Tra i soldati al suo comando c’era anche Winston Churchill. Il futuro primo ministro, che avrebbe guidato l’Inghilterra nella lotta contro Hitler, aveva 25 anni e serviva come tenente nel 21° Reggimento Lancieri.

Oltre a ciò, egli fungeva da corrispondente di guerra per il Morning Post, uno dei più importanti giornali inglesi dell’epoca. Ci ha lasciato una brillante descrizione della battaglia.

L’avanzata degli inglesi

Alla fine di agosto 1898, l’esercito britannico con le truppe ausiliarie egiziane era arrivato nei pressi di Khartum, avanzando sulla riva sinistra del Nilo fin nei pressi di Omdurman, dove si trovava la tomba del Mahadi. Il Sirdar (comandante supremo) Kitchener sapeva che il nemico era a sole cinque miglia di distanza, ma non sapeva quali fossero le sue intenzioni. Perciò, quando i soldati finalmente superarono le colline di Kerreri e raggiunsero il Nilo, invece di farli accampare nel solito schieramento quadrato, li fece fermare una decina di km prima di Omdurman, lungo la riva del fiume e dietro una zeriba, ossia un recinto protettivo realizzato intrecciando fittamente rami secchi pieni di spine. Le cannoniere, ancorate lungo il fiume a intervalli di 300 metri, erano pronte a offrire la protezione dei loro cannoni.

Una schiacciante superiorità

Gli islamici godevano in apparenza di una schiacciante superiorità numerica. I loro 53mila effettivi al comando del successore del Mahadi, il califfo Abdullahi Ibn Mohammed, erano divisi in 5 gruppi che circondavano gli inglesi da ogni parte: 8mila di loro, al comando dello sceicco Osman Azrak, poco dopo l’alba del 2 settembre 1898, si disposero su una linea a mezzaluna lunga oltre 1,5 km, ben visibile dall’accampamento inglese, mentre 17mila si tenevano nascosti dietro le colline a ovest e altri 20mila dietro Kerreri a nordovest. Gli ultimi 8mila erano schierati a sudovest delle truppe britanniche. Alle sei del mattino le truppe di Azrack cominciarono l’avanzata, subito seguiti da altri 8mila provenienti da nordovest.

Gli Ansar erano armati solo in parte di fucili: molti avevano in dotazione unicamente la lancia tradizionale, ma attaccarono puntando direttamente verso il campo fortificato degli inglesi. Avanti, sventolando le bandiere Churchill era in perlustrazione in una posizione esposta, fuori dalla zeriba, e poté ammirare il perfetto allineamento dei nemici che venivano avanti sotto un gran numero di bandiere: «Forse cinquecento, che in distanza sembravano bianche, ma che in realtà erano ricoperte di versi tratti dal Corano», scrisse in seguito. Kitchener ordinò di aprire il fuoco con l’artiglieria quando il nemico si trovava ancora a quasi tre chilometri di distanza. Il reparto di Churchill si ritirò prudentemente dietro la zeriba, lasciando che la faccenda venisse sbrigata dalle mitragliatrici e dai fucili a ripetizione.

I coraggiosi Ansar non avevano nessuna possibilità di successo. Si stima che circa 4mila di loro morirono solo in questo attacco: nessuno riuscì ad avvicinarsi a meno di 50 metri dalla zeriba. I fucili inglesi erano così incandescenti che non potevano essere tenuti in mano e dovevano essere cambiati con quelli di riserva, mentre i caricatori si ammonticchiavano ai piedi dei soldati. A questo punto Kitchener doveva essere convinto che la battaglia fosse finita: era preoccupato di entrare al più presto ad Omdurman per impedire ai nemici di arrivarvi per primi e trincerarsi dietro le case. Perciò spedì alcuni reparti di cavalleria e di truppe egiziane cammellate verso nord per rastrellare le colline di Kerreri e proteggersi le spalle, mentre il resto dell’esercito muoveva verso sud. C’erano però ancora 15mila musulmani nascosti dietro le colline, che avanzando arrivarono quasi a isolare e annientare la cavalleria inglese. Ma nel momento più critico arrivò una cannoniera britannica e cominciò a sparare all’impazzata: «Questa terribile macchina, galleggiando graziosamente sulle acque come un bellissimo diavolo bianco, si trovò avvolta di una corolla di fumo», commentò Churchill.

Tutto finito. Invece no

Alle otto sembrava già tutto finito. Kitchener allora ordinò al 21° Lancieri, il reparto di Churchill, di precederlo per aprire la via verso sud. Lo squadrone, però, finì in un’imboscata, circondato da migliaia di uomini che erano rimasti nascosti fino all’ultimo nel letto asciutto di un torrente.

Ne seguì un combattimento violento e sanguinoso: come annotò Churchill, in una carica durata 120 secondi furono uccisi 21 uomini (sui 28 morti inglesi in tutta la battaglia) e altri 50 vennero feriti assieme a 119 cavalli su un totale di 310. Furono i due minuti più pericolosi per la vita di Churchill.

Il futuro leader dell’Inghilterra schierata contro i nazisti si salvò solo perché si trovava all’estrema ala destra, in un punto in cui i nemici non erano troppo fitti, e perché era armato di una pistola invece che di una sciabola.

«Era estremamente eccitante», confessò oltre mezzo secolo dopo lo stesso Churchill, «ma poi mi chiesi: e se c’è qualcuno in una buca con una mitragliatrice?». In realtà non c’erano rischi di questo genere, ma il reggimento si riunì al resto dell’esercito facendo un largo giro nel deserto per evitare di dover affrontare quegli ipotetici avversari. I musulmani per alcune ore tentarono altri attacchi, molto più disordinati dei primi: gli inglesi li respinsero tutti, continuando a marciare verso la città, che venne infine occupata prima di mezzogiorno.

Le perdite islamiche erano state terrificanti: si stima che fossero morti 10mila guerrieri, mentre altri 15mila vennero feriti. I vincitori lamentarono 47 morti in tutto, tra le truppe inglesi e quelle egiziane, e 382 feriti. Nessuna battaglia ha mai avuto una tale disparità di perdite. Il giorno dopo, Kitchener raggiunse Khartum. Il Sudan era tornato in mani inglesi e lo sarebbe stato per altri 57 anni.

I tre protagonisti in campo

Winston Churchill: Nacque nel 1874 da Lord Spencer, un politico allora piuttosto importante, e Jennie Jerome, figlia del proprietario del New York Times. Forse per questo, il giovane Winston, pur entrando nell’accademia militare nel 1893, cercò di fare il corrispondente di guerra. Diventato famoso dopo la battaglia di Omdurman, si lanciò in politica entrando in Parlamento nel 1900. Divenne ministro del Commercio e poi degli Interni. Dopo un periodo di difficoltà politiche, venne chiamato a guidare l’Inghilterra nel 1940 e la condusse alla vittoria. Morì nel 1965.

Abdullahi Ibn Muhammad: Nacque nel 1846 nel Darfur (Sudan) e venne educato come religioso. Quando si unì al Mahadi divenne presto uno dei comandanti militari più importanti. Dopo la morte del Mahadi prese la guida del Sudan, imponendo per qualche anno la Sharia. Dopo Omdurman riuscì a fuggire con pochi seguaci, ma fu sconfitto il 24 novembre 1899 nella battaglia di Kordofan, dove perse la vita.

Herbert Kitchener: Nacque in Irlanda nel 1850 e iniziò la sua carriera come ufficiale coloniale. Dopo la morte di Gordon riorganizzò l’esercito per portarlo alla vittoria. Omdurman lo rese così famoso che venne nominato Lord. Riorganizzò l’esercito inglese durante la guerra dei Boeri e di nuovo durante la Prima guerra mondiale: fu tra i primissimi a capire che il conflitto sarebbe durato anni e trasformò le forze armate per affrontare un simile sforzo. Morì in mare nel 1916 cercando di raggiungere la Russia.

Potrebbe piacerti anche

Leave a Comment

Are you sure want to unlock this post?
Unlock left : 0
Are you sure want to cancel subscription?
-
00:00
00:00
Update Required Flash plugin
-
00:00
00:00