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Pablo Neruda, il poeta più famoso del XX secolo iniziò a scrivere poesie di nascosto dal padre

by Lettere21

Il suo vero nome era Ricardo Basoalto e fin da ragazzo scriveva benissimo. Ma suo padre non gli dava importanza. Allora scelse un nome d’arte col quale, all’insaputa della famiglia, continuo a fare il poeta fino a vincere il Premio Nobel per la letteratura. Non solo: fece anche una carriera politica e diplomatica

“Accadde in quell’età…/ La poesia venne a cercarmi./ Non so da dove sia uscita,/da inverno o fiume./Non so come né quando,/… ma da una strada mi chiamava”.

Era scritto nel destino l’incontro tra Pablo Neruda e la poesia. Per l’artista che cinquant’anni fa, nel 1971, ricevette il Premio Nobel per la letteratura, la prima composizione divenne l’inizio di una nuova vita: “mi sentii parte pura dell’abisso,/ruotai con le stelle,/il mio cuore si sparpagliò nel vento”.

Nasce a Parral

Nato il 12 luglio 1904 a Parral, cittadina a 350 km a sud di Santiago del Cile, il futuro poeta viene registrato all’anagrafe con il nome Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto. Appena un mese dopo, perde la madre Rosa Neftalí Basoalto Opazo, insegnante, malata di tubercolosi. Il padre, l’impiegato delle ferrovie José del Carmen Reyes Morales, desideroso di farsi una nuova vita, nel 1906 si trasferisce con il figlio a Temuco, dove sposa Trinidad Candia Malverde. Ricardo va a scuola e dimostra interesse per la letteratura e predisposizione per la scrittura. Il padre non ci tiene affatto, ma la sua insegnante Gabriela Mistral sì e lo incoraggia: sarà la prima donna latinoamericana a vincere il Premio Nobel per la letteratura nel 1945.

Studia a Santiago

È durante gli anni del liceo e dell’università a Santiago (dove si trasferisce per studiare francese con l’intenzione di fare l’insegnante) che il giovane Ricardo mette in mostra la sua vena poetica, aggiudicandosi, già nel 1921, un concorso letterario con il componimento La canción de la fiesta, firmata Pablo Neruda. Si tratta di uno pseudonimo che Ricardo usa già da un anno per due motivi: poter esprimere la sua arte senza che suo padre lo venga a sapere e fare omaggio al poeta e scrittore ceco Jan Neruda. Nel 1923 Ricardo, alias Pablo Neruda, pubblica il volume in versi, Crepusculario (che conteneva la poesia Orazione: “Non solo è seta ciò che scrivo;/che il mio verso sia vivo”), seguito l’anno successivo da Veinte poemas de amor y una canción desesperada.

Parallelamente all’attività letteraria, nel 1927 Neruda intraprende anche quella diplomatica che lo porta a ricoprire il ruolo di console in diversi Paesi del mondo, a partire dall’India fino alla Spagna (dove conoscerà il celebre poeta Federico García Lorca e appoggerà il fronte popolare contro il dittatore Franco) passando per l’Isola di Giava. Qui incontra la sua prima moglie, Marietje Antonia Hagenaar, dalla quale avrà una figlia, Malva Marina Trinidad, morta per malattia a soli 9 anni.

L’impegno politico e l’esilio

Terminati gli incarichi diplomatici, durante i quali prosegue alacremente la sua attività di poeta, si separa da Marietje e sposa in seconde nozze l’argentina Delia del Carril, Neruda torna in Cile con una maggior coscienza politica e una chiara presa di posizione a favore del comunismo. Questa scelta di campo lo spinge a impegnarsi politicamente in prima persona e a candidarsi alle elezioni cilene del 1945 in cui conquista un seggio da senatore. L’anno successivo appoggia quindi l’elezione a presidente del Cile di Gabriel González Videla, ma nel giro di pochi anni il voltafaccia di quest’ultimo (che con la Ley de Defensa de la Democracia mette fuorilegge il Partito Comunista cileno) lo costringe a lasciare la patria e ad andare in esilio per tre anni. Soggiornerà in Argentina, India, Cina, Russia e Messico e qui incontrerà la sua terza e ultima compagna di vita, Matilde Urrutia, sposata nel 1966 e citata nella poesia Chiedo silenzio: “Matilde mia, beneamata,/non voglio dormire senza i tuoi occhi,/non voglio esistere senza che tu mi guardi”.

Neruda va anche in Francia (a Parigi partecipa al congresso mondiale del movimento Partigiani della Pace) e in Italia, dove trascorre un lungo periodo a Capri. Questo soggiorno ispirò il film Il postino.

Il suo nome e le sue opere diventano famose in tutto il mondo e quando, nel 1952, il governo di Videla viene sconfitto dall’elezione del nuovo presidente Carlos Ibáñez del Campo, Neruda può tornare in Cile. L’anno successivo riceve il Premio Stalin per la pace, una versione russa del Nobel per la Pace. La sua amicizia con Allende Molto attivo in politica (celebri i suoi versi tratti da L’uomo invisibile: “Datemi/la lotta/di ogni giorno/perché quelle gioie sono il mio canto,/e così cammineremo insieme,/gomito a gomito;/tutti gli uomini,/il mio canto riunisce:/il canto dell’uomo invisibile/che canta con tutti gli uomini”), Pablo Neruda si stabilisce nella Casa de Isla Negra presso Valparaíso, a circa 100 chilometri da Santiago del Cile, dove affianca la passione per la politica all’indomabile necessità di poesia. Pubblica opere come Odas elementales (1954), Nuevas odas elementales (1956), Tercer libro de las odas (1957), Estravagario (1958), Navigaciones y regresos (1959), Cien sonetos de amor (1959, con lo splendido sonetto XLVIII noto come Due amanti felici: “Due amanti felici non hanno fine né morte,/nascono e muoiono più volte vivendo,/hanno l’eternità della natura”). Ancora: Memorial de Isla Negra (1964), Arte de pájaros (1966), Fulgor y muerte de Joaquín Murieta (1967), La barcarola (1968), Las manos del dia (1968), Aún (1969), l’apocalittico Fin del mundo (1969), Las piedras del cielo (1970), La spada encendida (1970), Geografía infructuosa (1972) e le prose autobiografiche di Confieso que he vivido (1974). Nel frattempo, in veste di simbolo dell’area progressista del Paese, appoggia la candidatura a presidente del socialista Salvador Allende, suo amico personale, che il 3 novembre 1970 conquista la vittoria alle elezioni.

Il Premio Nobel

Per decisione dello stesso Allende, Neruda ricopre nuovamente un incarico diplomatico, diventando ambasciatore del Cile in Francia dal 1970 al 1972. Purtroppo la sua salute non è buona (è stato infatti colpito da un tumore alla prostata) e ciò lo costringe a lasciare l’Europa, non prima però di venire premiato, nel 1971, con il Premio Nobel per la letteratura, così motivato: “per una poesia che con l’azione di una forza elementare porta vivo il destino e i sogni del continente”.

È il terzo scrittore dell’America

Latina ad aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento dopo Gabriela Mistral nel 1945 e il guatemalteco Miguel Ángel Asturias nel 1967. Alla gioia dell’ambito riconoscimento mondiale per la sua opera poetica, segue però una grande delusione politica: il governo Allende è in crisi e il presidente viene estromesso l’11 settembre 1973 con un sanguinoso colpo di Stato guidato dal generale Augusto Pinochet, fautore di una sanguinosa repressione nei confronti di tutti gli oppositori. Il nuovo corso politico viene inaugurato con l’assassinio dello stesso Salvador Allende.

Anche Neruda viene preso di mira dai militari al potere. In attesa di poter espatriare in Messico, viene ricoverato per l’aggravarsi della sua malattia.

La morte misteriosa

In gravi condizioni presso la clinica Santa María di Santiago, Pablo Neruda non può che assistere alla definitiva presa del potere di Pinochet che dà inizio a una dittatura militare destinata a durare fino al 1990.

Il 23 settembre 1973, dodici giorni dopo il colpo di Stato, muore. La causa ufficiale del decesso è il cancro alla prostata, ma sin da subito sono in molti a sospettare un coinvolgimento del nuovo dittatore. Questi sospetti portano alla riesumazione della salma nel 2013 e, quattro anni più tardi, trovano conferma nelle analisi eseguite da un’équipe di sedici esperti internazionali incaricati dalla giustizia cilena di far luce sulla morte del poeta: a ucciderlo sarebbe stata una tossina. Questo triste risultato sembra quindi avvalorare la tesi sostenuta da sempre dalla famiglia di Neruda e dal Partito Comunista cileno, secondo i quali Neruda sarebbe stato vittima di un assassinio voluto e attuato dal regime militare di Pinochet. A oggi però non c’è stata alcuna conferma ufficiale e sulla morte di Neruda continuano ad aleggiare ombre e mistero. Un dolore in più per il destino di quello che il grande scrittore colombianomessicano Gabriel García Márquez ha definito “il più grande poeta del XX secolo, in qualsiasi lingua”.

Come nome d’arte scelse quello di uno scrittore ceco

Quando Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto assunse un nome d’arte scelse quello di Jan Nepomuk Neruda. Era un letterato nato nel 1834 a Praga che dovette affrontare anni di povertà prima di affermarsi nel mondo della letteratura. La critica lo annovera tra gli scrittori cechi più innovatori. Morto nel 1891, aveva raggiunto la fama con i Racconti di Malá Strana (1878), dedicati allo storico quartiere di Praga dove era nato e aveva trascorso buona parte della sua vita.

NERUDA EBBE TRE FUNERALI

Sono stati 3 i funerali celebrati per Pablo Neruda: il primo si tenne nel 1973 dopo la morte. La bara venne sepolta nel Cimitero Generale di Santiago nel mausoleo della famiglia Dittborn. Pochi mesi dopo, però, i Dittoborn, forse su pressione delle autorità cilene, chiesero alla vedova di Neruda di spostare la salma che venne tumulata una seconda volta nel 1974 nello stesso cimitero. Al termine della dittatura, la famiglia riuscì a esaudire il desiderio di Neruda di essere seppellito a Isla Negra: la cerimonia avvenne il 12 dicembre 1992 alla presenza di oltre tremila persone.

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