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Per un errore di traduzione Michelangelo scolpì Mosè con le corna

by Lettere21

Per realizzare la statua, il grande artista si ispirò alla Bibbia tradotta da san Gerolamo. Il quale per sbaglio trascrisse “cornuto” al posto di “raggiante” stravolgendo così la descrizione del volto di Mosè. Ecco come una parola riportata male può cambiare il destino

Prendiamo il Mosè di Michelangelo (1513-1515), nella basilica di San Pietro in Vincoli a Roma. Mosè vi appare con le cornafi Come mai? La colpa è di san Gerolamo, oggi considerato il patrono dei traduttori per aver tradotto per primo l’intera Bibbia dall’ebraico al latino. In Esodo, si parla della discesa di Mosè dal Sinai: «…Mosè non sapeva che la pelle del suo volto era raggiante per aver egli parlato con lui [Dio]». Gerolamo tradusse: «Mosè non sapeva che la sua faccia fosse cornuta». Questo avvenne perché la scrittura ebraica trascrive solo le consonanti, mentre le vocali sono rese sotto forma di piccoli segni posti intorno a queste. Ora, la radice qrn, che è generalmente adoperata nella Bibbia per esprimere l’idea di radiosità, può essere anche vocalizzata in qeren, “corno”. Da qui, l’equivoco di san Gerolamo che tanta infiuenza ha avuto su artisti e commentatori.

Il bue e l’asinello del presepe

Un altro esempio bizzarro è il presepe. In Italia è molto viva la tradizione del presepe a Natale. Tra i personaggi immancabili figurano sempre, accan – to alla sacra famiglia, ai re Magi, alla stella cometa e ai vari pastori e agnelli, il bue e l’asinello, rigorosamente collocati ai lati del bambino Gesù per riscaldarlo e proteggerlo nel freddo della stalla. Questa tradizione, ereditata dal Medioevo, è così radicata che non dubitiamo corrisponda agli eventi di duemila anni fa. Il bue e l’asinello devono il loro posto nella rappresentazione a un errore di traduzione. Come sappiamo dei due animali? La fonte è il cosiddetto Vangelo dello Pseudo-Matteo, uno dei tanti apocrifi, cioè rimossi dal canone dei testi sacri riconosciuti. La frase centrale qui è: «Ti farai conoscere in mezzo a due animali». In realtà, l’espressione originaria greca, tradotta in latino con in medio duorum animalium (in mezzo a due animali) era diversa e presentava il genitivo plurale di zoè (età), non quello di zoon (animale). Il reale significato della frase, dunque, è che la nascita di Gesù avrebbe fatto da spartiacque tra due epoche. Un altro svarione è responsabile di una delle più note credenze tramandataci dalla Bibbia: quella secondo cui la donna deriverebbe da una costola dell’uomo. In Genesi, si legge, infatti, che «Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo». Questi versi si reggono su un errore di traduzione, perpetuato da secoli. In ebraico la parola usata per costola è tselah che, scritta e pronunciata allo stesso modo, vuol dire anche “fianco”, “lato”, “metà”. Con quest’ultimo significato (metà di qualcosa) compare ben 49 volte nella Bibbia. Stranamente, l’unico luogo in cui compare tradotta con “costola” è quello dei versi prima riportati. Dio, dunque, prese la metà dell’uomo e con questa fece la donna. Così, uomo e donna sono due metà di una stessa unità e occupano posizioni più paritarie tra loro.

Quanti errori nel settore auto

Passando dal sacro al profano, nel campo del marketing, sono noti vari errori di traduzione che hanno influito in maniera vistosa sulle vendite di determinati prodotti all’estero. Una storia molto nota riguarda la Mitsubishi Motors che, nel 1982, produsse il Mitsubishi Pajero, un suv denominato così in onore di un felino, il Leopardus pajeros, nativo delle Pampas, le grandi distese pianeggianti dell’America del Sud. Purtroppo per la Mitsubishi, il termine pajero indica in spagnolo chi si masturba e per questo il nome ha avuto molte difficoltà sul mercato internazionale, fino a essere modificato i Mitsubishi Montero in Spagna, India e buona parte del Sud America e in Mitsubishi Shogun nel Regno Unito. Altra storia riguarda la Honda che, nel 2001, mise sul mercato un’auto chiamata Honda Fit che, con questo nome, apparve sia negli Stati Uniti sia in Asia. La compagnia decise però di introdurre il veicolo anche in Europa con il nome Honda Fitta. Non si accorse però che, in alcuni Paesi del Nord Europa, fitta è un termine volgare che indica gli organi genitali femminili. Di qui la decisione di ribattezzare l’auto Honda Jazz. Decisione tardiva, se è vero che la campagna pubblicitaria era già stata organizzata ed era stato preparato anche lo slogan che, se fosse passato, sarebbe stato surrealmente osceno: “Honda Fitta. Piccola fuori, grande dentro”.

Questione d’imbarazzo

Dubbia l’autenticità di un episodio che vide coinvolta la Parker Pen. La nota azienda produttrice di penne aveva acquisito notorietà nei Paesi di lingua inglese con lo slogan “It won’t leak in your pocket and embarrass you” (Non ti gocciolerà in tasca né ti causerà imbarazzo). Quando decise di tradurre lo stesso slogan in spagnolo per promuovere un nuovo tipo di penna a sfera, il testo divenne: “No te embarazará chorreándose en tu bolsillo”. Tuttavia il verbo embarazar in spagnolo vuol dire “mettere incinta” e questo errore rese la frase ridicola, pregiudicando il successo dell’operazione commerciale. La versione spagnola, adoperata per la pubblicità, significava infatti: “Non ti gocciolerà in tasca mettendoti incinta”.

Tranelli nei proverbi e fiabe

Nemmeno i proverbi sono immuni da errori di traduzione. Prendiamone in considerazione uno famosissimo: “Una mela al giorno toglie il medico di torno”. Così come è espresso, il detto lascia qualche perplessità scienti fica. L’ambiguità si chiarisce se pensiamo che, secondo alcune fonti, la forma attuale del proverbio potrebbe derivare da un curioso errore di traduzione. Il proverbio viene dall’inglese antico in cui il termine æppel, poi diventato apple (mela), indicava qualsiasi frutto di forma tonda. Originariamente, dunque, il proverbio era un generico invito a mangiare frutta. Consiglio con il quale ogni medico sarebbe d’accordo. Solo che gli inglesi avrebbero dimenticato di trasferire il vecchio significato nella nuova parola. E che dire dell’errore che forse è responsabile della forma che una delle favole più note al mondo, quella di Cenerentola, ha assunto per tutti i bambini? Di Cenerentola, fiaba antichissima, si conoscono oltre 300 versioni, in alcune delle quali la protagonista compare con scarpe d’oro, in altre con scarpe di paglia o di altri materiali. Ma come è accaduto che, nella versione più nota, quella di Charles Perrault, Cenerentola abbia scarpe di cristallo? Secondo alcuni, l’introduzione di questo elemento sarebbe dovuto al fraintendimento della parola vair (pelliccia di scoiattolo), presente nel racconto medievale dal quale Perrault trasse la sua storia, con verre (vetro). Secondo altri, l’errore non fu di Perrault, ma di un copista precedente. Come sia, se non fosse stato per questo errore, oggi probabilmente attribuiremmo a Cenerentola un paio di scarpe di pelliccia di scoiattolo.

La crociata dei bambini del 1212

Di tutti gli episodi dell’epoca delle crociate, uno ha attirato l’attenzione degli storici: si tratta della cosiddetta “crociata dei fanciulli” del 1212, una crociata i cui partecipanti, per quanto incredibile possa sembrare, si ritiene fossero tutti bambini, mossi unicamente da un forte impulso religioso. In realtà, diversi storici hanno ormai chiarito che non si trattava di bambini, bensì di pastori, pellegrini, poveri, diseredati.

Come è nata allora la leggenda della “crociata dei fanciulli”? Una delle ipotesi più accreditate è che ciò sia accaduto a causa di un errore di traduzione. Nelle cronache dell’epoca, si parla della presenza di pueri. Nel latino classico, puer vuol dire bambino, fanciullo o adolescente fino a 14 anni. Ma, nel Medioevo, come hanno dimostrato storici della fama di Philippe Ariès e Georges Duby, pueri indica non tanto un gruppo di età, ma una classe sociale composta da individui in posizione di dipendenza e sudditanza di qualsiasi età, oltre che coltivatori e salariati rurali. Insomma, individui marginali che costituivano però una fetta importante della popolazione del tempo.

1944: rasa al suolo un’abbazia per un errore di traduzione

È ricordato come il più violento bombardamento contro un edificio della Seconda guerra mondiale: stiamo parlando della distruzione del Monastero di Montecassino (15 febbraio 1944) da parte delle forze alleate convinte che al suo interno si nascondesse un battaglione tedesco. Ma da dove scaturì questa convinzione? Lo rivelò il colonnello David Hunt, divenuto in seguito Sir David Hunt, diplomatico e segretario personale di Winston Churchill, uno dei protagonisti dell’episodio. Secondo Hunt, gli americani intercettarono un messaggio tedesco composto da una domanda: «Ist Abt noch im Kloester?» (L’abate è nel monastero?) e una risposta: «Ja in Kloster mit Monchen» (Sì, nel monastero con i monaci). Per un tragico errore, un ufficiale troppo sospettoso aveva inteso la parola abt (abate) come abbreviazione di abteilung (battaglione), spacciando il messaggio per la prova definitiva che i tedeschi, in violazione dell’accordo con il Vaticano di considerare l’edificio zona neutra, fossero asserragliati nel monastero assieme ai monaci. Di qui la decisione di radere al suolo l’abbazia.

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