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Perché Padre Pio ha milioni di devoti

by Lettere21

C’è chi dice di essere stato salvato dalle malattie e dalla morte, di averlo sentito predire il futuro e “leggere” nel cuore della gente. Non tutti la pensano così: sul frate di Petrelcina, infatti, alcuni esprimono dei dubbi

Dal 3 all’11 febbraio 2016 le spoglie di padre Pio hanno lasciato la cripta dorata della nuova Chiesa di Padre Pio a San Giovanni Rotondo per essere esposte alla venerazione dei fedeli a Roma, prima all’interno della chiesa di San Lorenzo al Verano, poi in quella di San Salvatore in Lauro e, infine, nella Basilica di San Pietro. Dall’11 al 14 febbraio, inoltre, i resti mortali del frate hanno riposato a Pietrelcina, sua città natale, dove non ritornava da cent’anni.

L’imponente e straordinaria traslazione del santo (mai era accaduto finora che la teca contenente la salma del frate lasciasse la cittadina pugliese) è stata voluta da papa Francesco per celebrare in modo ancora più incisivo il Giubileo della Misericordia; padre Pio, infatti, fu in vita un confessore instancabile e le sue spoglie sono, nelle parole del pontefice, «un segno vivo di come il Padre accoglie quanti sono in cerca del suo perdono».

Al di là del riconoscimento giubilare dovuto all’esercizio infaticabile e misericordioso della confessione (il santo confessava anche per 12-13 ore di fila al giorno), padre Pio ha da sempre suscitato attorno a sé una devozione incredibile e immensa, in grado di richiamare in Puglia migliaia di fedeli disposti a tutto pur di incontrarlo ed esser ascoltati da lui.

Ancora oggi, secondo vari sondaggi di siti e riviste religiose, padre Pio è il santo più amato dagli italiani e colui al quale ci si rivolge più di frequente per chiedere una grazia o un aiuto.

I motivi per cui è così amato dai suoi seguaci risiedono nelle sue capacità taumaturgiche (cioè, in grado di operare miracoli): non si contano, infatti, le testimonianze, oggi come nel passato, di chi dichiara di esser guarito grazie all’intercessione del frate cappuccino o di aver ricevuto il suo appoggio in un particolare momento dell’esistenza. Il miracolo riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa, dopo accurate indagini mediche, è quello che riguarda Matteo Colella, un bimbo di 7 anni di San Giovanni Rotondo che nel 2000 fu colpito da meningite fulminante. Dopo poche ore, vista la compromissione totale di ben nove organi vitali, i medici che lo avevano in cura comunicarono alla mamma e al papà del piccolo, ormai in coma, l’impossibilità di fare alcunché.

Le disperate preghiere dei genitori a padre Pio, cui si aggiunsero in breve tempo quelle di tutta la cittadina e di moltissimi devoti in tutta Italia, furono, però, miracolosamente esaudite e Matteo stupì i medici svegliandosi dal coma e guarendo. Moltissime persone, inoltre, attribuiscono a padre Pio i doni della chiaroveggenza (la facoltà, cioè, di vedere con l’intelletto cose o avvenimenti nascosti ai sensi o non ancora avvenuti) e della lettura dei cuori (cardiognosi): non di rado, infatti, coloro che venivano confessati dal frate riferivano di aver ricevuto rimbrotti per peccati commessi ma non confessati di cui padre Pio era già a conoscenza. Altri, invece, ricevettero indicazioni circa eventi futuri (come la data di un matrimonio o la morte di un parente) che non potevano essere conosciuti dal frate se non in modo miracoloso.

Padre Pio diventa santo nel 2002

La vita del santo in 6 date

1887 Francesco Forgione nasce il 25 maggio 1887 a Pietrelcina (Benevento). I genitori sono umili agricoltori e Francesco, aiutando la famiglia nei campi, non va a scuola.

1903 A 15 anni viene ammesso con il nome di frate Pio a vestire i panni di prova dei novizi cappuccini. È ordinato sacerdote a 23 anni.

1910-1911 Durante un periodo di riposo a Pietrelcina, si manifestano le stigmate: «In mezzo al palmo delle mani è apparso un po’ di rosso, grande quanto un centesimo, con un forte e acuto dolore».

1923 Viene emanato un primo decreto di condanna in cui si afferma che le stigmate non sono sovrannaturali. Ne seguono altri 4. Padre Pio non può celebrare in pubblico la Messa né confessare.

1933 Papa Pio XI revoca ogni divieto, facendo aumentare ancora di più i suoi già numerosi fedeli che si recano al convento di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni Rotondo (Foggia), per incontrare padre Pio, esser confessati o chiedergli una grazia.

1968 Padre Pio muore nella notte del 23 settembre 1968. Ai suoi funerali partecipano centomila persone. Il processo di beatificazione inizia nel 1999 con papa Giovanni Paolo II; diventa santo nel 2002.

Sei pontefici conobbero padre Pio, ma i loro giudizi su di lui sono discordanti

Pochi santi hanno suscitato reazioni così controverse come padre Pio; gli episodi miracolosi di cui fu protagonista, infatti, se da un lato attirarono la devozione dei fedeli, dall’altro alimentarono molti sospetti proprio all’interno della Chiesa.

Le prime indagini su padre Pio sono promosse da papa Benedetto XV (1914-1922), che si pronuncia negativamente, seguito da papa Pio XI (1922-1939), che conferma per più di 10 anni le condanne.

Diverso l’atteggiamento di papa Pio XII (1939-1958), che da subito incoraggia e sostiene la devozione popolare attorno alla figura del frate, promuovendo la nascita dei gruppi di preghiera di padre Pio e la costruzione dell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza a San Giovanni Rotondo.

Più scettico è, invece, Giovanni XXIII (1958-1963), che arriva a definire il frate di Petrelcina “un idolo di stoppa”.

La riabilitazione completa arriva con Paolo VI (1963-1978) nel 1964.

Il rapporto più interessante, però, è quello tra padre Pio e Giovanni Paolo II: i due si conobbero ben prima che Karol Wojtyla diventasse papa e fin da subito padre Pio intravide il suo straordinario futuro. L’incontro avvenne nel 1948 quando il giovane sacerdote polacco si trovava a Roma. Avendo sentito parlare di padre Pio, decise di andare a conoscerlo. Trascorse con il cappuccino una settimana e rimase molto colpito da lui. Anni dopo, nel 1962, a Wojtyla giunse la notizia della malattia di una sua cara amica, Wanda Poltawska. Scrisse subito a padre Pio chiedendogli di pregare per lei; quando il frate ricevette la lettera, disse ai suoi collaboratori che a quel sacerdote non si poteva dire di no. Una settimana dopo Wanda era guarita.

Per l’Anno santo è andato a Roma anche san Leopoldo

Oltre a padre Pio, un altro frate ha ricevuto l’onore di essere esposto nella Basilica di San Pietro come testimone della Misericordia in questo Anno Santo: padre Leopoldo Mandic. Nato nel 1866 a Castelnuovo (oggi Herceg Novi in Montenegro), entrò nell’ordine dei cappuccini con il nome di fra Leopoldo. Trascorse la maggior parte della sua vita nella chiesa di Santa Croce a Padova, dove per 50 anni si dedicò all’esercizio della confessione. Confessava chiunque, a qualsiasi ora, con benevolenza e magnanimità; a chi lo rimproverava di essere “troppo buono”, Leopoldo rispondeva che stava seguendo «il cattivo esempio del Signore». Le sue confessioni erano brevi e semplici e le sue penitenze lievi, poiché riteneva che durante la confessione il sacerdote debba quasi scomparire, a favore di Dio che opera nelle anime.

Le stigmate di padre Pio: prova di santità o frode?

Anche quando ancora era in vita, padre Pio fu protagonista di una fortissima devozione popolare, alimentata da episodi sorprendenti: l’intenso e inspiegabile profumo di violette o di gelsomino che emanava, percepibile anche a distanza, il miracolo della bilocazione (cioè il fatto di essere visibile in luoghi dove in realtà non era presente), molte miracolose guarigioni. Il fenomeno che più di ogni altro, però, suscitò fede e al tempo stesso diffidenza furono le stigmate (dal greco stigma, segni, marchi); dal 1910, infatti, padre Pio ebbe le stigmate (le piaghe di Gesù sulla croce) su mani, piedi, spalla e costato. Il dibattito oppone chi le reputa un segno divino a chi attribuisce loro un’origine psicosomatica o addirittura fraudolenta. Anche i medici e gli studiosi del secolo scorso non vennero a capo del mistero: alcuni ritennero che fossero prodotte volontariamente da padre Pio (in particolare, si sospettò dell’acquisto di acido fenico, un potente disinfettante), altri sostennero che non esistono acidi o sostanze chimiche capaci di mantenere aperta e sanguinante una ferita per più di cinquant’anni senza intaccare la mobilità delle mani e delle dita.

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