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Quando l’altro diventa un fantasma

by Lettere21

Si definisce “ghosting”, diventare un fantasma, ed è un fenomeno molto diffuso in epoca social. È il “blocco” che all’improvviso qualcuno ci impone, sparendo dalla nostra vita digitale senza lasciare traccia. Ecco come succede e come superare il trauma

Viviamo in un’epoca sempre più propensa a riconoscere e affrontare le tante forme di violenza psicologica cui, ­ no a poco tempo fa, non si dava alcuna considerazione. Al contempo l’impressionante aumento delle possibilità comunicative e delle forme di relazione, che sempre più si sviluppano soprattuto “online”, ha comunque aumentato il numero e le possibili modalità di tale violenza, e ha potenziato quelle già esistenti. È il caso del ghosting, un fenomeno ormai diffusissimo che sta facendo tanti danni a chi lo subisce. Un fenomeno che consiste, come indica la parole inglese, nel “diventare un fantasma”, sparire all’improvviso dalla vita della persona cui si è sentimentalmente o amicalmente legati. Sparire nel senso di non farsi più né vedere né sentire, di non essere più contattabili o raggiungibili, senza alcun preavviso né spiegazione, spesso senza aver manifestato segnali di malcontento o di insofferenza, o una qualsiasi altra ragione. La persona non risponde più a qualsiasi tipo di sollecitazione e di tentativo di contatto.

Un blocco improvviso

Sia chiaro: porre ­ ne a una relazione è legittimo, ma nel concetto di “porre fine” è implicito che si debba fare qualcosa di attivo: mettere parole che facciano capire all’altro che si intende interrompere, dare delle spiegazioni, anche parziali, ma comunque offrire un minimo di dialogo. Chi fa ghosting, invece, non pone ­ ne, bensì tronca di netto rendendosi irreperibile. Si può dire che egli “aggredisca attraverso la sparizione”, sparizione che infrange ogni legge che regola i rapporti umani. Ed è in tal senso che questa azione si con­ gura oggi, anche sul piano giuridico, come una violenza psicologica che può, in alcuni casi, essere de­ nita come un abuso. Chi subisce questo trattamento, infatti, non viene semplicemente lasciato: la sua vita investita da questa assenza improvvisa che lascia in uno stato d’animo misto tra disorientamento, rabbia, frustrazione, ansia, insensatezza, senso di colpa, solitudine, sospensione, svilimento, preoccupazione. Sì, anche preoccupazione perché, almeno inizialmente, la persona pensa, in buona fede, che allo “sparito” possa essere successo qualcosa di grave e che, per questo, non possa comunicare.

Un silenzio rumoroso

Sparendo, il partner o amico non solo non risponde più a telefonate e messaggi, ma spesso toglie l’amicizia o addirittura banna o blocca l’altro in tutti i canali possibili: WhatsApp, messenger, social… Certo non è qualcosa di nuovo, come schema: anche in passato, nell’epoca predigitale, si poteva svanire, ma era suf­ciente non rispondere al telefono ­sso di casa e cambiare qualche abitudine. Oggi però la cosa è molto più amplificata e incisiva – e quindi traumatizzante – sia perché i canali comunicativi sono molti di più e ognuno se li porta in tasca con lo smartphone, ma anche perché le relazioni stesse, oggigiorno, si basano quasi tutte su un flusso comunicativo pressoché ininterrotto, su una frequenza di contatti elevatissima rispetto a un tempo. Per questo chi fa ghosting, pur svanendo nel silenzio, fa un rumore enorme nella vita dell’altro: è una sparizione nettissima e senza ripensamenti, per mettere in atto la quale bisogna fare gesti volontari: osservare il telefono che suona e non rispondere, chiudere i tanti canali, far perdere le proprie tracce, digitali e non.

Osserva le emozioni

Cosa fare, dunque, se ci viene fatto ghosting? Innanzitutto non bisogna sottovalutare ciò che avviene nel nostro mondo emotivo, che è scosso nel profondo. Ora che siamo costretti a subire passivamente una scelta senza poter dire nulla e senza saperne nulla, proviamo a ridurre la “passività obbligata” codi­cando bene le nostre emozioni, così da non lasciarcene pervadere. Osserviamo cosa prevalga durante i giorni successivi: a volte la rabbia per il senso di impotenza o per la sensazione di essere stati trattati malissimo e di aver subito una violenza; a volte il senso di colpa perché, non sapendo le cause, iniziamo ad autoanalizzarci e a chiederci se non abbiamo fatto, per caso, qualcosa di male; a volte la perdita di autostima, per il fatto di non essere stati degni neanche di una spiegazione; a volte il senso di perdita, quasi come un lutto. Del resto, d’ora in poi, bisogna vivere come se l’altro fosse morto, anche se in realtà è vivo e sta vivendo chissà cosa e chissà dove, ma non vuole più vedere speci­camente noi. Identi­care qualcuno di quali­cato con cui parlarne è essenziale per rimettere un po’ di ordine nella mente e capire che non è colpa nostra, che non c’entra il nostro valore, che è l’altro ad avere problemi nelle relazioni affettive, in particolare riguardo al tema del rispetto.

L’aggancio al reale

È utile anche informarsi su questo fenomeno che ormai dilaga a macchia d’olio. Basta cercare su internet per trovare tanto materiale e capire quali siano – senza cercare giustificazioni, ovviamente, per il comportamento inquali­cabile del ghoster – le sue dinamiche e le cause possibili, nonché i danni che può in‑iggere alla nostra vita. Tra questi c’è, innanzitutto, il restare sospesi anche per molto tempo, in attesa di un suo segno verso di noi, di un messaggio, bloccando così non solo la nostra vita sentimentale o amicale, ma anche, almeno in parte, lo sviluppo della personalità. Sì, perché anche se il danno sembra settoriale, lo shock per aver perso, per sua volontà rigida e crudele, un affetto cui si teneva e con cui c’erano magari progetti in atto, riverbera in tutta la nostra persona. Per questo è necessario non chiudersi in se stessi e mantenere vive le altre relazioni e, più che mai, attingere a vecchi e nuovi interessi. Solo la vita reale, fatta di affetti sinceri e stabili, e il nostro mondo di passioni e di riferimenti, potranno aiutarci a ricomporre quello “strappo con la realtà” che il ghoster, con la sua sparizione che equivale a un tradimento “a tutto campo”, ha perpetrato ben al di là delle sue capacità di capirlo.

IL PRIMO PASSO/ Come superare lo shock iniziale e prendere atto della realtà

Il primo passaggio-chiave per uscire dalla situazione di stallo e di sofferenza causata dal ghosting è superare lo stato di stupore – un vero shock! – per la sparizione del partner o dell’amico. C’è da spezzare quella sorta di “mantra mentale” che continua a ripetersi nella nostra mente: «Da lui non me lo sarei mai aspettato. È impossibile che sia sparito, lo conosco troppo bene. Non c’è nessun motivo per cui l’abbia fatto. Non è vero: non può non farsi più sentire. Forse sta pensando di chiamarmi». Bisogna dare il giusto significato, nonostante ciò dia sofferenza, ai gesti che il ghoster ha compiuto e che sta mantenendo, e il signifi cato è che ha chiuso totalmente i rapporti con noi. Non chiama, non risponde, ha bloccato tutti i canali, non sappiamo più dove sia, si è reso irreperibile. E il fatto che non ci abbia dato spiegazioni non diminuisce questo significato. Anzi, ne aumenta l’incisività (e la violenza psicologica e affettiva). Dobbiamo capire di essere stati allontanati, rifiutati, e che ciò è stato fatto con vigliaccheria, mancanza di rispetto e spregio per i nostri sentimenti. Lenire tutto ciò “facendosi un film” che non esiste non può che allungare la sofferenza e allontanare la consapevolezza.

L’ERRORE DA NON FARE/ Non metterti in attesa che ricompaia: rischi la dipendenza

Errore assolutamente da evitare è quello di aspettare che il ghoster ricompaia, che dia un segno anche minimo di presenza o di apertura verso di noi (anche solo un like sotto un post, o che ci sblocchi su un messenger). Mettersi in attesa produce conseguenze negative. Innanzitutto possono passare mesi (talora anni!) senza che la nostra vita riparta davvero: si crea un assetto psicologico nevrotico per il quale si vive con l’idea che “lo si debba aspettare”: una vera e propria dipendenza che influisce sulla lucidità dei ragionamenti, sulle prestazioni professionali, sulla qualità delle relazioni, sullo sviluppo della personalità. Una dipendenza ossessiva, capace di riempire quasi tutti i discorsi. Inoltre sul piano sentimentale impedisce nuovi possibili incontri e opportunità (anche perché una persona eventualmente interessata a noi percepisce che “non siamo lì” con la testa e con il cuore); sul piano amicale e generale ci fa sviluppare una sostanziale sfiducia nei rapporti e un’amarezza di fondo che rovina tanti momenti. Insomma: non c’è nessuno da aspettare. C’è piuttosto da proteggere la propria vita dagli effetti deleteri che il ghosting può esercitare nel tempo, anche se il ghoster è già sparito da un po’. E non cerchiamo giustificazioni del tipo: «Lui ha sofferto molto nella sua vita, forse non sapeva come dirmelo». È ovvio che non sapeva come dirlo, ma poteva sicuramente almeno provarci.

UNA GUIDA PRATICA/ Non perdere tempo a cercare spiegazioni: volta pagina

Evita ricerche spasmodiche: Non ossessionarti con ricerche su ogni possibile canale. È già tutto molto evidente fin da subito: è sparito. «Ma io voglio spiegazioni!». Hai ragione, sarebbe bello averle, ma non le avrai mai. Quindi non perdere tempo cercando informazioni presso amici e conoscenti, non creare falsi profili social per tenerlo d’occhio, non entrare in queste dinamiche.

Un no secco al senso di colpa: Non avendo spiegazioni, molti tendono a darsi la colpa della sparizione: «Forse l’ho offeso» o a giustificarlo: «Forse ha problemi che non ho capito: devo aiutarlo». Oltre a non capire di essere stati lasciati, vogliono farsi perdonare o “curarlo”. È un grave errore. Non c’è nessuna colpa, non c’è niente da dover fare.

Attenzione a eventuali ritorni: Chi fa ghosting tende a sparire per sempre. Ma se gli andranno male le cose, un giorno potrebbe rifarsi vivo: «Ciao, come stai? Mi sei mancata…». È il momento di ricordarsi di tutta la sofferenza e che si tratta solo di un egoismo a cui non rispondere. Lo stesso vale per i ghosting alternanti, in cui sparizioni e ritorni possono bloccare la vita di una persona per anni.

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