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Vivere senza paura fa male

by Lettere21

La paura è un campanello d’allarme che ci aiuta a stare alla larga dai pericoli. Ma c’è chi non la prova e non si spaventa di fronte a niente. Accade a un’americana 40enne che confessa: «Non lo augurerei a nessuno»

L’hanno portata a vedere film terrificanti e lei rideva. Le hanno chiesto di toccare serpenti e ragni e li ha accarezzati. S.M., iniziali di questa strana quarantenne, è una delle pochissime persone al mondo immuni dalla paura. Com’è possibile? Sembra che la donna faccia parte di quei circa 300 casi al mondo di persone affette dalla sindrome di Urbach-Wiethe, una patologia che produce lesioni alla pelle e calcificazioni di alcune aree del cervello. Tra queste c’è l’amigdala, struttura cerebrale profonda, da tempo considerata sede delle emozioni primarie come appunto la paura. Atrofizzata in S.M., l’ami-g dala l’ha resa immune al terrore.

Socievole e impavida

Il neuropsichiatra Justin S. Feinstein dell’Università dello Iowa (Usa) ha voluto vederci chiaro: «Le ricerche hanno dimostrato che le lesioni dell’amigdala producono reazioni anomale alla paura», spiegava in uno studio del 2011. «Tuttavia queste reazioni non sono mai state studiate». Così, dopo aver osservato S.M. nelle attività quotidiane e accompagnata in situazioni spaventose per la maggior parte delle persone, lo studioso ha confermato: «La donna non mostra normali reazioni di paura nonostante sia in grado di esprimere altre emozioni: è infatti una persona socievole e sempre alla ricerca di sensazioni nuove».

Senza inibizioni

Studiando il comportamento di S.M., è stato rilevato che la spavalderia che la caratterizza riguarda anche il suo rapporto con gli altri: «Entra facilmente in confidenza con gli sconosciuti», ha precisato Daniel Kennedy, neuroscienziato dell’Indiana University (Usa) che ha notato anche che la donna non prova imbarazzo se posta a 30 centimetri dal volto di uno sconosciuto: «È circa la metà della distanza minima tollerabile da una persona normale». Inoltre S.M. è incapace di interpretare alcune emozioni negli altri: «Sa dire se una persona è triste o felice, ma non se sta provando paura o angoscia». Che cosa succeda nel suo cervello non è chiaro. Ma di certo l’amigdala non controlla solo la paura, ma ha un ruolo centrale anche nella capacità di provare empatia e di reagire allo stress. Tanto che, studiandone il funzionamento, si potrà arrivare a comprendere alcuni disturbi come quello post-traumatico da stress, che insorge dopo eventi angoscianti come disastri ambientali o tragedie familiari.

La prima volta

Cosi, per la prima volta nella sua vita, S.M. ha provato paura. Feinstein ha sottoposto lei, due ragazze anch’esse affette da sindrome di Urbach-Wiethe e dodici soggetti sani all’inalazione di diossido di carbonio, ovviamente in dosi inferiori a quelle che possono provocare intossicazione. S.M. e le due donne hanno espresso più terrore rispetto ai soggetti sani. Secondo Feinstein, l’esperimento dimostra che quella che definiamo paura è un vissuto complesso: «Esiste un livello primario, controllato dall’amigdala», spiega lo studioso, «e uno più complesso, controllato da circuiti cerebrali più sviluppati». Questo rivela perché anche chi, come i pazienti Urbach-Wiethe, non prova la paura “biologica”, può comunque sperimentare terrore. La paura infatti è anche una reazione culturale e appresa.

Si impara a temere

Lo spiega un esempio: «Un cucciolo entra in casa ed è allevato con amore. Un bel giorno succede che lo si porti dal veterinario. Lui, però, non ne sa niente. L’inesperto animale è pertanto tutto allegro. La permanenza dal veterinario, però, può provocargli sgradevoli sorprese. Ecco allora che assistiamo, nei casi in cui il cane viene riportato dal veterinario con regolarità, al progressivo svilupparsi di un opposto comportamento: arrivato nei paraggi dell’ambulatorio, l’animale comincia a fare resistenza, tenta di fuggire oppure abbassa le orecchie, pone la coda fra le zampe e trema». Anche noi, come gli animali, possiamo essere vittime di paure apprese: potenzialmente qualsiasi oggetto, persona o evento può essere vissuto come pericoloso e generare paura. Così che accanto a quelle che ci portiamo dietro dalla nascita, proviamo anche fobie che sarebbero apparse incomprensibili a un nostro antenato. Ma in qualche modo oggi inevitabili. Del resto una vita senza paura, come quella di S.M., non è auspicabile. Quando Feinstein le ha chiesto di dire qualcosa a chi vorrebbe essere impavido come lei, ha risposto: «Non lo augurerei a nessuno».

C’è chi si diverte a provare terrore

Voli in parapendio o in paracadute, montagne russe, romanzi e film horror, parchi a tema da brivido. La paura affascina, purché sia controllata. Giocare con le cose che ci spaventano permette di verificare i nostri limiti, spiegano gli psicologi. E poi c’è la componente chimica. È il brivido dell’adrenalina a spingerci oltre il limite. Ci dà sensazioni fisiche di eccitazione. Un po’ come chi assume stupefacenti. E infatti anche la paura può diventare, in alcuni casi, una dipendenza.

Il corpo reagisce così agli spaventi

La paura è fondamentale per tenerci alla larga dai pericoli: in pratica, è un sistema di sicurezza di cui siamo dotati sin dalla nascita che ci evita le conseguenze di azioni spregiudicate. Ecco cosa succede nel nostro corpo quando ci spaventiamo, momento per momento.

  1. I cinque sensi individuano situazioni minacciose (un rumore forte e improvviso, per esempio) e inviano l’allarme all’amigdala.
  2. La paura non è solo biologica, è anche appresa. Per questo la ragione è chiamata a valutare ciò che sta accadendo. Se il rumore si rivela innocuo, la corteccia prefrontale arresta la reazione di paura dell’amigdala.
  3. L’amigdala spinge il sistema nervoso autonomo ad aumentare il battito cardiaco e ad accelerare la respirazione. Le ghiandole surrenali rilasciano cortisolo, un ormone che aumenta la disponibilità di energia, attivando così la risposta del corpo, di attacco (reazione offensiva) o di fuga (difensiva).

12 strane fobie

Nei soggetti che soffrono di fobie la corteccia prefrontale non riesce a controllare l’amigdala. Così la reazione di fronte a uno stimolo apparentemente innocuo è esagerata. Queste reazioni a lungo andare possono danneggiare il corpo, sollecitato da continui stimoli stressanti. Conseguenze? Cali di memoria, ipertensione, indebolimento del sistema immunitario, ulcere. Ecco qualche fobia decisamente strana:

-Ablutofobia:
paura di lavarsi. L’opposto è l’automisofobia, cioè la paura di essere sporchi e contaminati da microbi.

-Automatonofobia:
Paura dei burattini.

-Catisofobia:
paura di sedersi.

-Ciclofobia:
paura delle biciclette.

-Climacofobia:
paura delle scale.

-Cromofobia:
paura dei colori. E se il colore è uno solo, c’è la leucofobia (paura del bianco), la melanofobia (nero) e la xantofobia (giallo).

-Eisoptrofobia:
paura di vedersi riflessi in uno specchio.

-Ergofobia:
paura di lavorare.

-Gamofobia:
paura del matrimonio. L’opposto è l’anuptafobia, la paura di rimanere single.

-Pediofobia:
paura delle bambole.

-Tropofobia:
paura di muoversi.

-Staurofobia:
paura dei crocefissi.

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