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Viviamo immersi nelle onde

by Lettere21

Quelle elettromagnetiche, generate dalle linee dell’alta tensione, cellulari, dispositivi Wi-Fi, antenne radio. Ancora non è chiaro in che misura facciano male alla salute, ma intanto un comitato di esperti ha chiesto al governo italiano di mettere dei limiti

Anche se non ce ne accorgiamo, siamo immersi in un mare di onde elettromagnetiche: tralicci dell’alta tensione, ripetitori per le trasmissioni radiotelevisive, antenne della telefonia mobile, connessioni wireless, elettrodomestici, televisori, cellulari emettono ogni giorno campi a diverse frequenze. È quanto segnala un gruppo formato da oltre 70 fra medici, fisici, biologi, ricercatori e 50 tra associazioni e comitati che hanno lanciato al governo italiano un appello per la modifica dei limiti dei campi elettromagnetici attualmente in vigore nel nostro Paese. Secondo i firmatari dell’appello, i danni che questo “elettrosmog” può provocare sono spesso sottovalutati. Ne è convinto anche il biologo inglese Andrew Goldsworthy, secondo il quale gli effetti nocivi prodotti dall’esposizione a campi elettromagnetici di cellulari, cordless, Wi-Fi e prodotti similari derivano dal fatto che le membrane cellulari vengono private di ioni calcio strutturalmente importanti. Ciò provocherebbe infiltrazioni nelle cellule e danni a lungo termine nella funzionalità cellulare. Sui telefonini, come sui pacchetti di sigarette, si dovrebbe mettere la scritta “Nuoce gravemente alla salute”. A lungo andare, questi apparecchi potrebbero rivelarsi cancerogeni. Per ridurre i danni sarebbe opportuno prendere alcune precauzioni. Per esempio, non telefonare all’interno di luoghi chiusi metallici come l’auto o il treno perché il tetto fa rimbalzare le onde elettromagnetiche prima di uscire. Non telefonare camminando: quando ci si sposta, il telefono “teme” di perdere la connessione e quindi emette il massimo della potenza. Prima di portarlo all’orecchio, aspettare che stabilisca la comunicazione, fase anch’essa nella quale emette il massimo della potenza.

Effetti sconosciuti

Ma è davvero giustificato tanto allarme? È una domanda che la comunità scientifica si pone da tempo, soprattutto per quanto riguarda i possibili effetti a lungo termine. Una delle problematiche che più hanno coinvolto l’opinione pubblica è quella riguardante l’esposizione ai campi elettrici e magnetici a frequenza industriale, cioè i campi dispersi nell’ambiente dalle linee di trasporto e distribuzione dell’energia elettrica e dagli impianti industriali e domestici per il suo trattamento e utilizzo. La loro frequenza di funzionamento, che in Europa è di 50 Hz, rientra nella cosiddetta banda Elf (Extremely Low Frequency), che va da 30 a 300 Hz. Come spiega Daniele Andreuccetti, ricercatore presso l’Istituto di fisica applicata del Cnr di Firenze, dove studia aspetti fisici e tecnici della protezione da esposizioni a campi elettromagnetici, a partire dagli Anni 80 sono state condotte numerose indagini epidemiologiche su campioni di popolazione per vedere se in presenza di tali campi aumenti il rischio di ammalarsi di vari tumori.

Risultati incerti

A questi studi si sono affiancate le ricerche di laboratorio su colture cellulari e su animali, che mirano a individuare i meccanismi biologici e biofisici alla base degli effetti stessi. Anche se la cautela è d’obbligo, i risultati di anni di ricerche appaiono ancora contraddittori e lacunosi. Ogni tentativo di correlare le patologie direttamente con i campi Elf è fallito, tanto che non si può obiettivamente sostenere che essi costituiscano un fattore di rischio certo in relazione ai tumori. A fronte di questa situazione, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro Iarc ha classificato nel 2001 il campo magnetico Elf come agente “possibilmente” cancerogeno in relazione a un sospetto aumento del rischio di contrarre la leucemia per bambini che vivono nei pressi degli elettrodotti. Secondo una valutazione dell’Istituto superiore di sanità, anche dando per certo l’aumento del rischio di leucemia infantile, nella peggiore delle ipotesi solo un caso di morte all’anno sarebbe imputabile in Italia a un’esposizione al campo magnetico.

Il pericolo “riscaldamento”

Anche l’Oms, l’Organizzazione mondiale della Sanità, è molto cauta sui rischi per la salute. Le ricerche prese in considerazione avrebbero rivelato che il meccanismo principale di interazione con il corpo umano sembra essere il riscaldamento. Alle frequenze utilizzate dai telefonini, la maggior parte dell’energia è assorbita nei primi strati dell’epidermide e si limita a produrre un aumento di calore trascurabile nel cervello o in altri organi. Malgrado i molti studi condotti su volontari, infatti, non si è riscontrata alcuna alterazione delle funzioni cognitive, del sonno, della frequenza cardiaca o della pressione sanguigna. I cellulari più moderni, emettono una potenza che può arrivare al massimo a circa 2 W. Tutte le ricerche scientifiche di cui sono a conoscenza concordano nel ritenere che livelli del genere rientrino abbondantemente nei limiti a cui può far fronte il sistema di termoregolazione dell’organismo. In ogni caso, volendo per cautela ridurre al minimo la potenza assorbita dai tessuti, si possono adottare pratiche di comportamento indicate anche da altri punti di vista: fare telefonate brevi e alternare ogni tanto l’orecchio impegnato. Anche l’utilizzo degli auricolari è utile per ridurre l’esposizione.

COME SI CLASSIFICANO I CAMPI ELETTROMAGNETICI

I campi elettrici e magnetici sono porzioni di spazio dove si manifestano gli effetti dovuti alla presenza di cariche elettriche, in quiete o in movimento. Campi elettrici e campi magnetici possono combinarsi, diventando uno la sorgente dell’altro, a formare i campi elettromagnetici. Presenti ovunque nell’ambiente, i vari campi sono generati da sorgenti sia naturali come i fulmini sia artificiali come gli elettrodomestici. A determinarne la natura è la frequenza, cioè il numero di onde che si propagano al secondo, che si misura in hertz. Fra i suoi multipli: il megahertz (MHz) che equivale a un milione di hertz e il gigahertz (GHz) che equivale a un miliardo di hertz. La potenza totale emessa da un trasmettitore è invece misurata in watt, mentre quella che investe una superficie è misurata in watt/metro quadrato.

Cellulari: dipende tutto dal modello

La quota di radiazioni assorbite dalla testa durante le telefonate varia secondo il modello del cellulare ed è espressa a mezzo del Sar, il rateo di assorbimento specifico: più basso è il valore del Sar, minore è la radiazione assorbita dal corpo. I valori del Sar vengono misurati per ogni modello di cellulare con l’aiuto di fantocci fabbricati con materiali che simulano le proprietà dielettriche dei vari tessuti (grasso, muscoli, cervello, ossa) e specificati nelle istruzioni per l’uso degli apparecchi. Il livello di esposizione durante una telefonata dipende da diversi fattori. Se la qualità del collegamento è buona, il cellulare emette una quantità di radiazioni inferiore rispetto a quelle prodotte in caso di collegamento difficoltoso. I telefoni cellulari consentono di comunicare attraverso la rete di stazioni di base. L’informazione viene trasmessa mediante radiazioni elettromagnetiche ad alta frequenza dal telefonino alla stazione di base e viceversa. Le radiazioni sono più intense soprattutto in prossimità della fonte irradiante, ossia l’antenna del cellulare. Allontanandosi dalla fonte, le radiazioni diminuiscono d’intensità.

Ecco come si classificano i campi in base alla frequenza:

Campi a frequenza estremamente bassa (fino a 300 Hz),
generati per esempio dagli elettrodotti e dai normali dispositivi elettrici presenti nelle nostre case.

Campi a frequenza intermedia (tra 300 Hz e 10 MHz),
generati per esempio dai computer, dai varchi magnetici e da sorgenti di vario tipo associate ad applicazioni industriali e sanitarie, come forni a induzione, saldatrici, elettrobisturi tomografi per risonanza magnetica.

Campi a radiofrequenza (da 10 MHz a 30 GHz),
generati da trasmettitori radio-tv, antenne per la telefonia cellulare, reti Wi-Fi e forni a microonde.

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