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Werner Von Braun, un nazista alla NASA

by Lettere21

Lo scienziato che rese possibile l’arrivo dell’uomo sulla Luna nel 1969 era un talentuoso ingegnere tedesco che aveva lavorato per Hitler. Era stato lui infatti a progettare i micidiali missili V2 con i quali i nazisti bombardarono l’Europa nella Seconda Guerra mondiale. Alla fine del conflitto Von Braun si consegnò agli americani ed emigrò negli USA: qui continuò a costruire missili che però servivano a esplorare lo spazio

Il 16 luglio 1969 dalla base spaziale USA di Cape Canaveral, in Florida, tre astronauti si imbarcarono sul Saturn V, un razzo alto 110 metri. Cinque giorni dopo, alle 3,56 del mattino (ora italiana)uno di loro, Neil Armstrong, poggiò il suo piede sinistro sulla superficie della Luna.

Artefice di questa incredibile impresa fu l’ingegnere tedesco, naturalizzato americano, Wernher von Braun, “padre” della macchina più potente mai costruita al mondo: uno scienziato geniale, ma anche un criminale di guerra, perché aveva lavorato per Adolf Hitler nella Germania nazista.

Un piccolo inventore

Wernher Magnus Maximilian nasce il 23 marzo 1912 a Wirsitz (oggi città polacca), nell’allora Germania orientale. Il padre, il barone Magnus von Braun è un uomo politico e sarà Ministro dell’agricoltura durante la Repubblica di Weimar, negli anni 1932 e 1933; la madre, anch’essa di nobile famiglia, è una donna coltissima nonché grande appassionata di astronomia.

Wernher è un bambino intelligente e curiosissimo, ama scrutare il cielo con il telescopio regalatogli dalla mamma, ma ha poca voglia di studiare, come dimostra il suo rendimento scolastico soprattutto nelle materie scientifiche; quando però, a 12 anni, gli capita tra le mani uno strano libro pieno di calcoli e formule, Il razzo nello spazio interplanetario, scritto dal pioniere della missilistica Hermann Oberth, la sua vita cambia. Si getta a capofitto nello studio di matematica e fisica e a casa si trasforma in uno spericolato inventore. A 18 anni si iscrive alla Scuola Tecnica di Berlino, dove si trova ad assistere proprio quell’Oberth che lo aveva tanto affascinato negli esperimenti sui razzi a motore con combustibile liquido; poi, una volta diplomato entra all’Università Humboldt di Berlino, laureandosi giovanissimo in Ingegneria meccanica.

Intanto la situazione politica cambia: nel 1932 il partito nazionalsocialista di Adolf Hitler sale al potere in un governo di coalizione e la missilistica conquisterà presto un ruolo di primo piano nell’agenda nazionale.

Esordio a Peenemünde

Alcuni ufficiali della Wehrmacht (le Forze armate tedesche) convincono il giovane e dotato Wernher a lavorare nel Centro di ricerca militare di Peenemünde, un paesino affacciato sul Mar Baltico. Questo Centro si amplia con una galleria del vento, una centrale elettrica, un impianto per la produzione di ossigeno e idrogeno, una fabbrica di razzi e rampe di lancio, diventando uno dei poli sperimentali più all’avanguardia nel mondo.

Von Braun viene nominato direttore tecnico di una squadra di 12mila professionisti; con loro sviluppa i propulsori a combustibile liquido per i caccia e per gli aerei a reazione della Luftwaffe (l’aviazione militare tedesca).

Nel frattempo, nel 1937 aderisce al partito nazionalsocialista e tre anni più tardi diventa un ufficiale delle SS, con il grado di sottotenente; sarà poi promosso a più riprese da Heinrich Himmler, arrivando fino alla carica di maggiore. Nel 1942 riesce a mettere a punto un’arma devastante: l’A-4, un missile alto 14 metri (come un palazzo di 5 piani), capace di volare a oltre 5.600 chilometri l’ora, di arrivare oltre i confini dell’atmosfera e trasportare centinaia di chilogrammi di esplosivo fino a 800 chilometri di distanza. Lo stesso Adolf Hitler approva la produzione di questo missile che, su suggerimento del Ministro della propaganda Joseph Goebbels, è ribattezzato V2, cioè “arma della rappresaglia” o della vendetta. Il 7 settembre 1944 i primi V2 vengono lanciati su Londra dove si schiantano al suolo nel silenzio perché viaggiano a 2mila chilometri orari, più veloci del rumore che producono. Pur causando distruzione e migliaia di morti e feriti, non riescono però a cambiare le sorti del con”itto.

Si consegna agli americani

Nel gennaio 1945 l’Armata Rossa sfonda il fronte tedesco e arriva in breve tempo a un centinaio di chilometri da Peenemünde, mentre gli americani controllano già gran parte dell’Europa. Wernher von Braun capisce che la guerra è perduta e, d’accordo con un folto gruppo di suoi collaboratori, prepara la resa. Un passo non semplice, visto che le SS hanno ricevuto l’ordine di uccidere i tecnici e gli scienziati tedeschi in fuga, ma Von Braun e il suo gruppo riescono a consegnarsi alla 44a Divisione di fanteria USA.

A tutti viene offerto un contratto per lavorare 6 mesi negli USA a un programma di sviluppo missilistico. Il 18 settembre Wernher raggiunge la Newcastle Army Air Base di Wilmington (Delaware): un giorno che segna lo spartiacque tra la sua prima e la sua seconda vita. Pochi giorni dopo, gli americani arrivano nel centro di ricerca di Peenemünde, riempiono 300 vagoni di materiali – tra parti di missili e documenti – e li trasferiscono negli Stati Uniti. L’intera operazione ha il nome in codice di Paperclip e, con il benestare del presidente americano Harry Truman, è classificata come segreto di Stato per evitare le reazioni indignate dell’opinione pubblica.

In carriera negli Stati Uniti

Nell’immediato dopoguerra, l’avversione verso chi ha lavorato o collaborato con il regime nazista è ancora forte e diffusa. Wernher von Braun, assieme a 126 suoi colleghi, lavora per cinque anni a Fort Bliss, in Texas, sempre sotto stretta sorveglianza. Qui forma il personale militare, industriale e universitario sulla complessità della missilistica e lancia nel New Mexico alcuni V2 arrivati integri dalla Germania. Poi, nel 1950, si trasferisce col suo ormai collaudato team di amici e scienziati a Huntsville, in Alabama, dove viene nominato direttore della Divisione di sviluppo dell’Army Ballistic Missile Agency. Qui progetta il razzo Redstone, lanciato con successo nell’agosto del 1953.

Lo zampino dell’URSS

Il governo statunitense, però, in qualche modo osteggia il lavoro di Von Braun – divenuto nel frattempo cittadino americano – favorendo invece quello della Marina militare USA sul missile Vanguard. Ma il 4 ottobre 1957 l’URSS sorprende il mondo lanciando il primo oggetto artificiale in orbita intorno alla terra, lo Sputnik 1, cui segue, cinque settimane dopo, lo Sputnik 2, con il primo viaggiatore dello spazio, la cagnetta Laika. Gli americani allora, per non essere da meno, decidono di anticipare a dicembre il lancio in orbita del Vanguard.

Peccato che il razzo che sostiene il satellite esploda in diretta tv davanti a milioni di persone, scatenando l’ironia dei media di tutto il mondo; lo stesso governo sovietico invia un telegramma di condoglianze. Incassato lo smacco, Von Braun riceve carta bianca per il suo progetto e in pochi mesi mette a punto una versione avanzata del Redstone, lo Jupiter C, che, dopo alcune traversie iniziali, il 31 ottobre 1958 lancia in orbita con successo, il satellite artificiale Explorer 1.

A capo della NASA

La rincorsa alla conquista dello spazio è ufficialmente iniziata. Sempre nel 1958 negli Stati Uniti nasce la NASA (National Aeronautics and Space Administration) e due anni più tardi viene inaugurato ad Huntsville il suo centro di ricerca spaziale, il Marshall Space Flight Center. A Von Braun viene proposto di diventarne direttore e lui accetta a condizione di poter lavorare al progetto Saturn. Il suo sogno è sempre lo stesso: portare l’uomo sulla Luna. Sono anni impegnativi, in cui si confrontano uomini e mezzi, tra entusiasmi e fallimenti, passione e sacrifici, collaborazione e rivalità. Finché il 12 aprile 1961 l’URSS mette a segno un punto importante nella perenne sfida a distanza con gli USA: a bordo della navicella Vostok 1 il giovane cosmonauta sovietico Jurij Gagarin (1934-1968) è il primo uomo a viaggiare nello spazio, compiendo un’orbita completa intorno alla Terra.

Wernher von Braun non sta a guardare e in tre anni costruisce il mastodontico Saturn 1, un missile capace di portare in orbita 10 tonnellate di materiale, molto più di quanto sia possibile ai sovietici. Anno dopo anno la potenza dei missili Saturn cresce a dismisura e nel luglio 1969 i tre astronauti della missione Apollo 11 sbarcano sulla Luna, decretando la vittoria politica e d’immagine degli Stati Uniti e il trionfo personale di Von Braun, che raggiunge l’obiettivo inseguito sin da bambino.

L’anno successivo, il presidente USA Richard Nixon costituisce uno Space Task Group per pianificare i passi successivi della NASA e Von Braun accetta l’incarico di Amministratore (Deputy associate administrator) della NASA a Washington. La sua popolarità è alle stelle e prima di trasferirsi nella capitale i suoi concittadini lo portano a spalla in trionfo per le vie di Huntsville.

Tramonta il sogno di Marte

Tuttavia, nonostante la fama mondiale e il prosieguo delle missioni spaziali, il ruolo dello scienziato perde via via di importanza; il suo progetto di portare l’uomo su Marte entro il 1982 viene bocciato e il 10 giugno 1972, ormai conscio di avere “ideali incompatibili” con quelli della NASA, la lascia definitivamente. Nel 1974 diventa vicepresidente delle industrie Fairchild, nel Maryland, e fonda il National Space Institute, impegnandosi tra l’altro per il divieto delle armi spaziali, del cui pericolo è ben consapevole.

Il 16 giugno 1977 von Braun, l’uomo diventato un mito per avere realizzato il sogno americano, senza essere mai riuscito a far dimenticare il suo passato, muore per un tumore allo stomaco.

I V2 erano fabbricati nei campi di prigionia

La produzione principale di questi razzi, che nella follia nazista avrebbero dovuto cambiare il corso della storia, avveniva nei sotterranei del campo di prigionia di Mittelbau-Dora, dove i detenuti lavoravano a ritmi massacranti. Le buie e gigantesche gallerie erano state scavate nella dura roccia della montagna di Harz, allo scopo di sfuggire alla ricognizione alleata ed evitare possibili bombardamenti. In questa “fabbrica” infernale, costruita nel 1943 e diretta dalle SS, si stima che persero la vita almeno 20mila persone, tra esecuzioni sommarie, incidenti sul lavoro e condizioni di vita disumane. Quando ben oltre la fine della Seconda Guerra mondiale la Repubblica Federale Tedesca riaprì il caso del campo di Mittelbau-Dora, Von Braun negò ogni responsabilità e disse di “non avere mai saputo di maltrattamenti o uccisioni”, pur ammettendo di provare vergogna per le atrocità avvenute nel lager.

Negli USA Von Braun collaborò anche con la Disney

Nei suoi anni americani, Wernher von Braun divenne un personaggio pubblico, guadagnandosi, tra l’altro, persino la copertina di Time nel 1951. Non perse mai occasione per diffondere le sue convinzioni e i suoi sogni di esplorazione nello spazio: rilasciò interviste, scrisse una serie di articoli (anche per il settimanale italiano Epoca), diversi libri (tra cui Conquest of the Moon, Project Mars e Exploration of Mars) e comparve in molte trasmissioni televisive. Contribuì a diffondere il concetto di “viaggio spaziale” rendendolo familiare a larghe fasce della popolazione americana e la fantascienza spopolò come mai prima. Von Braun, inoltre, collaborò con Walt Disney nella realizzazione di tre film per la tv; il primo (Man in Space) fu trasmesso il 9 marzo 1955 e seguito da 42 milioni di spettatori. La vita di von Braun fu infine raccontata nel film Alla conquista dell’infinito (I Aim at the Stars, 1960) con l’attore Curd Jurgens nella parte dello scienziato.

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